La parola al territorio (2)

DOPO VERONA

Prosegue la nostra rassegna dedicata ad alcuni passi degli editoriali dei direttori e delle note di collaboratori sul IV Convegno ecclesiale nazionale di Verona.

Da vita a vita. “Sempre, ma oggi forse ancora di più, il messaggio del Vangelo passa solo da vita a vita, non da documento a documento”. L’ammonimento viene da Filippo Curatola, direttore di AVVENIRE DI CALABRIA, il settimanale della diocesi di Reggio Calabria. “Se non vengono incarnati nella vita – si legge nel corsivo – i documenti finiscono col riempire gli scaffali; la tua vita invece, quando viene offerta come una pagina di Vangelo, riempie di stupore la vita di un altro. È questo il passaggio, io credo, che dobbiamo compiere tutti come Chiesa italiana. Una Chiesa che insegue, si dice, la santità). Non certo quello di passare dalla parola al silenzio, ma quello di smettere di parlarci addosso e di passare dalla parola alla vita, condividendo cammini, dolori, ferite, gioie, ritardi, paure, attese… della gente comune, per offrirle non semplicemente una parola di speranza ma una speranza di vita”.

“Il Vangelo non è un’ideologia – incalza Silvio Longobardi, direttore editoriale di INSIEME NELL’AGRO, giornale cattolico della diocesi di Nocera Inferiore-Sarno – né si riduce a una dottrina, per quanto nobile. È una persona: Cristo, risorto da morte. È Lui la nostra speranza, grazie a Lui possiamo vincere ogni forma strisciante di pessimismo, quella stagnante rassegnazione che spesso fa capolino nei passaggi più difficili dell’esistenza e soprattutto la tentazione di gettare la spugna”. “A Verona – prosegue il direttore – è emersa una Chiesa viva in cui la professione dell’unica fede convive con diverse sensibilità. È segno di maturità. A condizione però di custodire e alimentare la comunione come ascolto reciproco e corresponsabilità missionaria”.

Non solo “arte”. In una delle chiese più belle di Verona, San Tomaso Cantuariense, una “Via lucis” illustrata da 14 artisti dell’Ucai a dimostrare che “l’arte sacra non è soltanto accessorio ma un modo coerente, all’interno degli edifici di culto, per esprimere il dinamismo della liturgia”. È solo uno degli esempi scelti da Maria Silvestrini, che firma un articolo su NUOVO DIALOGO, il settimanale della diocesi di Taranto, sull’arte a Verona non come semplice “contorno” delle cinque giornate di lavoro. “Questa volta – commenta infatti l’articolista parlando dell’altra faccia dell’appuntamento scaligero – l’arte non è un contorno, un arredo, una manifestazione accessoria, come di solito; questa volta l’arte è davvero parte integrante del discorso”. Come nel caso dell’Oratorio Sacro Resurrexi, eseguito in prima assoluta: “Un successo immediato, suffragato da 10 minuti di applausi. L’impatto è stato quasi violento, per la potenza della musica e per la straripante forza del coro”.

Chiesa di testimoni. “La Chiesa italiana dimostra di avere un sentiero tracciato, sul quale camminare con fiducia: esso è stato disegnato da uomini e donne credibili, cattolici laici che nella storia – con coraggio e passione – hanno creduto e vissuto da cristiani”. A riflettere sulla “Chiesa di testimoni” che emerge da Verona è Antonello Mura, sul quindicinale della diocesi di Alghero-Bosa, DIALOGO: “La Chiesa del dopo Verona non può non partire da questi testimoni”, prosegue l’editoriale: “Ne ha bisogno per il suo presente, è chiamata a formarli per il suo futuro”. Tra gli auspici per il futuro, il periodico cattolico segnala la necessità “che maturino nella Chiesa credenti capaci di evangelizzare con la forza della propria identità cristiana, a vantaggio della comunità umana. Uomini e donne che avendo fatto un’autentica esperienza di Cristo risorto si impegnano con i propri talenti al servizio di tutti. Cristiani consapevoli della necessità di una nuova mentalità di fede e per questo disponibili a dialogare sul terreno culturale e sociale con la realtà di oggi”.

Una Chiesa “di popolo”: è l’immagine usata da Lino Cusinato, sul settimanale della diocesi di Reggio Emilia, LA LIBERTÀ, per descrivere in sintesi l’atmosfera di Verona. “Quando noi parliamo, o immaginiamo, una Chiesa di popolo – si legge nell’articolo – non riusciamo mai a pensare i preti senza i laici, né questi senza o in contrasto con i loro pastori, perché hanno bisogno gli uni degli altri: nella comunione si ritrovano idonei a costruire il regno di Dio. Le stagioni ferventi del nostro recente passato, ricco non solo di iniziative caritative, sociali e culturali, ma più ancora di testimonianze di santità, sono segnate dal profondo sentire comune tra preti e laici, sia come amore alla Chiesa che come passione per l’uomo”.

La giusta passione. “Chi si impegna in politica con la passione giusta e la voglia di formarsi nelle aggregazioni sociali anche dopo la diaspora dei cattolici – scrive Franco Tassone su IL TICINO, settimanale cattolico di Pavia e provincia – deve sapere che dopo Verona possiamo solo vivere a servizio non tanto dell’unità nell’unico partito ma alla fedeltà all’unica Chiesa di Cristo… Sottrarci a una responsabilità modesta e continua è una tentazione molto più forte che non quella di compiere un gesto eroico, unico ed esemplare”.

(02 novembre 2006)

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