Siamo qui per servire

INTERVISTE

Manca un mese al viaggio apostolico di Benedetto XVI in Turchia (28 novembre -1 dicembre). Nei giorni scorsi la Santa Sede rendendo note le località toccate dal Pontefice nel corso della visita, Ankara, Izmir, Efeso, Istanbul, ha di fatto confermato il viaggio, mettendo la parola fine ai timori sorti dopo la lezione di Ratisbona (12 settembre) che non poche polemiche suscitò anche in Turchia. Ingenti le misure di sicurezza. Saranno oltre 16 mila gli agenti per un piano che prevede anche il blocco del traffico e il divieto di manifestazioni nelle città meta della visita. Al di là dei naturali risvolti politici – la Turchia chiede di entrare nell’Ue che però impone il rispetto di alcuni diritti come quello della libertà religiosa – il viaggio è all’insegna del dialogo ecumenico ed interreligioso. “Sarà anche un’occasione per far conoscere la Chiesa turca a quella universale. Per questo da tempo ci stiamo preparando spiritualmente con preghiere, momenti di adorazione, pellegrinaggi alla casa della Madonna. Il Signore ci ispiri le cose da dire e da fare quando il Papa sarà pellegrino sulle strade della prima Chiesa” afferma il presidente della Conferenza episcopale turca, mons. Ruggero Franceschini. Il SIR lo ha intervistato.

Cosa si aspetta la Chiesa turca da questo viaggio? Sperate che la presenza del Papa faccia conoscere meglio al mondo la realtà della Chiesa turca?

“Ci auguriamo che questa visita non sia solo un’occasione per rivendicare dei diritti legittimi, ma anche un momento per costruire rapporti di serenità e convivenza con la maggioranza musulmana. Il viaggio del Papa farà conoscere la chiesa turca e i suoi fedeli a tutti. Ma ciò che ci preme è che il Papa conosca l’identità delle nostre comunità ecclesiali perché è attraverso queste che la Chiesa può far sentire la sua presenza nella società turca. Qui abbiamo diocesi poverissime, con pochi fedeli. Abbiamo chiesto alle istituzioni di avere delle chiese là dove ci sono nostri fedeli, così come la possibilità di formare i nostri giovani al sacerdozio. I nostri preti sono piuttosto anziani, molti hanno più di 80 anni. Vi sono tante stazioni missionarie scoperte, vi sono cristiani, ma non vi sono sacerdoti. Abbiamo bisogno di vocazioni gioiose e di tanta speranza”.

Ma anche di vedere i vostri diritti rispettati…

“E’ sbagliato dipingere la visita del Papa come uno strumento per chiedere il rispetto dei diritti umani, in particolare la libertà religiosa per i cristiani. Chiediamo solo la possibilità di servire meglio questo Paese in quei turchi che credono in Dio. Siamo in Turchia per servire. E quello di Benedetto XVI sarà un viaggio all’insegna della pastoralità. Anche se non possiamo predicare al di fuori delle chiese, anche se pochi, vecchi e malandati, siamo felici che il Papa venga a conoscere una missione povera ma desiderosa di testimoniare l’amore di Dio, anche con i suoi martiri”.

Sarà una visita nel segno dei martiri come don Andrea Santoro?

“La nuova evangelizzazione non è questione di decreti o di documenti, ma è vivere la propria fede con gioia e spirito di servizio. E’ lo spirito di San Francesco che diceva ai suoi frati, ‘quando andrete in mezzo ai saraceni mettetevi subito al loro servizio, e solo quando vi chiederanno, come mai ci servite con tanta gioia anche quando venite maltrattati, solo allora risponderete, lo facciamo perché abbiamo incontrato Gesù, nel quale siamo tutti fratelli’. Don Santoro ha subito un martirio violento ma vi sono tanti altri martiri. Conosco dei frati cappuccini che cominciarono la loro missione a Trebisonda, dove è stato ucciso don Andrea. Al loro arrivo vennero ricevuti da una sassaiola. Uno di loro, padre Benigno, ogni volta che usciva veniva ricoperto di sputi e di insulti e rispondeva con sorrisi e benevolenza. Una situazione che si è protratta per anni fino a quando è riuscito a fare breccia nel cuore delle persone ed è stato definito ‘uomo di Dio’. Qui servono persone così, capaci di discutere ma anche di silenzio, umiltà, umanità e pazienza”.

C’è molta attesa anche per l’incontro con Bartolomeo I, il patriarca ecumenico di Costantinopoli, e per la firma di una dichiarazione congiunta…

“Spero rappresenti un’ulteriore spinta al dialogo. Bisogna vivere l’unità per essere più credibili e far sentire di più la nostra voce. Ci sono difficoltà e diffidenze da superare, ma solo la reciproca conoscenza può appianare quei pregiudizi che rallentano il cammino verso l’unità”.


Scheda

Secondo l’Annuario statistico della Chiesa (2004) la Chiesa cattolica turca conta 32mila fedeli, suddivisi in 7 diocesi, amministrate da altrettanti vescovi con 48 parrocchie. I sacerdoti sono 65 (tra religiosi e secolari), i diaconi permanenti sono 4, i religiosi poco sopra i 100. Sono attivi anche 7 missionari laici e 23 catechisti. La chiesa gestisce 4 ospedali, 5 ambulatori, 5 case di riposo per anziani, 3 centri di rieducazione sociale.

(26 ottobre 2006)

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