Quotidiani nazionali del 20/10

RASSEGNA STAMPA

“Il Papa: la Chiesa non fa politica”. Tra i quotidiani del 20 ottobre spicca il medesimo titolo del CORRIERE DELLA SERA, REPUBBLICA e MESSAGGERO per introdurre i servizi sul convegno ecclesiale di Verona, dominati esclusivamente dalla presenza del Santo Padre. “Ratzinger lancia la santa alleanza con gli atei devoti” è invece la scelta de LA STAMPA, a cui si accompagna LIBERO (“Papa Ratzinger ai cattolici: necessari anche gli atei”), che titola un commento “Bacchettata a Tettamanzi. E non soltanto a lui”.

Per il MANIFESTO “Così Ratzinger dà la linea alla Chiesa italiana”, mentre IL GIORNALE parla di “manifesto politico di Benedetto XVI”, riportando in copertina “La Chiesa non è un partito ma può far politica”, e l’UNITÀ titola il suo fondo “L’agenda politica del papa”. Ancora, “Il Papa che non delude” (IL FOGLIO), “Cattolici d’Italia non vi fate travolgere dall’ondata degli illuministi senza dio” e “Il laicato cattolico non rimpiangerà Ruini” (IL RIFORMISTA), “Verona, in sintonia con i tempi” e “Ratzinger parla chiaro, anche ‘in italiano’. E nel suo discorso c’è un po’ di Ruini” (EUROPA), mentre AVVENIRE presenta “Una Chiesa viva”. Sul CORRIERE DELLA SERA, Luigi Accattoli segnala il passaggio “da Tettamanzi a Ratzinger”: se il cardinale ha parlato “all’umanità di oggi (…) senza preoccuparsi tanto della sua ‘distanza’ dal cristianesimo”, il Papa “ha indicato come prioritario l’impegno a recuperare una ‘piena cittadinanza’ alla fede cristiana nel nostro tempo”. L’intervento del Papa ha generato “grande soddisfazione” tra “le personalità più in sintonia con l’arcivescovo di Milano” secondo Gian Guido Vecchi, anche se, rileva Accattoli, “dalle giornate veronesi è venuto un segnale favorevole a un successore” alla guida della Cei “in linea con l’attuale presidenza”. Vi è una “novità profonda” nel discorso del Papa “per quanto riguarda il tema della presenza dei cattolici nella vita pubblica e in particolare politica”: lo scrive Pietro Scoppola su REPUBBLICA, parlando di “ritorno alle posizioni montiniane e del Concilio”. “L’invito alla responsabilità e alla libertà dei laici”, aggiunge lo storico, può “segnare un punto di svolta per una nuova stagione del cattolicesimo italiano”. Giovanni Sabbatucci sul MESSAGGERO segnala invece il “tono particolarmente deciso” del Papa quanto afferma che “è il laicato cattolico a dover fare le sue scelte”, mentre la Chiesa “non s’impegna come un partito fra i partiti, e nemmeno spiega ai fedeli come devono votare”. Di un Papa che “ha ignorato la prolusione” del card. Tettamanzi e “confermato, invece, l’appoggio all’impostazione del presidente della Cei” ha parlato Luigi La Spina su LA STAMPA. Drastico il giudizio di LIBERO, dove Antonio Socci sostiene che “Benedetto XVI giganteggia su un ceto clericale che fa letteralmente cadere le braccia” e, se “da buon padre non ha attaccato nessuno”, “le ‘correzioni che ha fatto sono tante e poderose”. Per Andrea Tornielli de IL GIORNALE i “punti programmatici” del discorso del Papa, “coincidenti” con le posizioni del card. Ruini, “sembrano far tramontare l’ipotesi di una presidenza della Cei affidata all’arcivescovo di Milano”. Tuttavia, l’accoglienza del discorso del porporato presso l’assemblea “significa che la leadership del presidente uscente della Cei è riuscita a compattare la Chiesa italiana in questi anni, ma la sua linea non è diventata il sentire comune di tanti preti e laici impegnati a vari livelli nelle organizzazioni ecclesiali”. Dubita che “il cattolicesimo italiano accetterà questa impostazione che dovrebbe abbracciare teologia, filosofia e scienze” Filippo Gentiloni nell’articolo di fondo del MANIFESTO, ricordando che “a Verona si sono fatte sentire le molte espressioni di un cattolicesimo che non vuole rinunciare ai valori della laicità e del pluralismo”. Dello stesso parere, sull’UNITÀ, Roberto Roscani, per il quale “la Chiesa di Ratzinger non è un ‘agente politico’, ma sembra chiedere ai cattolici impegnati di essere ‘agenti politici’, le cui azioni vengono però decise altrove”. Mentre su IL RIFORMISTA Ettore Colombo parla di “un Benedetto XVI ancora ‘ruiniano’, ma, nello stesso tempo, già ‘post-ruiniano'” “Essere una ‘forza mite’ a tutto campo”: questo l’impegno che il Papa chiede ai cattolici secondo Mario Marazziti, che su EUROPA nota come a Verona ci si sia arrivati “con un’opinione pubblica italiana infastidita dell’insistenza della Chiesa italiana su alcuni valori ‘non negoziabili'” e se ne esca “in sintonia con i tempi”. Aldo Maria Valli segnala il particolare rapporto tra Ratzinger e Ruini: “Non solo l’identità di vedute e valutazioni è totale, ma perfino lo stile del Papa in questi discorsi veronesi è vicinissimo a quello adottato dal presidente della Cei”. Dino Boffo, direttore di AVVENIRE, osserva infine che “i 42 applausi che hanno interrotto il lungo discorso papale di Verona erano sospiri e ammiccamenti, incoraggiamento e consenso di un’assemblea di persone” e non “segnali casuali di una folla informe”. “Nulla è stato omesso – precisa – nell’architettonico  discorso del Papa, obiettivamente importante per struttura e per contenuto, per ciò che scomoda in termini concettuali e per le accorte applicazioni alla realtà italiana”. Un intervento che richiede l’impegno di un “cattolicesimo positivo, sorridente e mite, ma anche attrezzato e accorto”.

(20 ottobre 2006)

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