Restare e andare…

LA NOTA

“Restare” e “andare”: sono questi i due verbi con i quali Benedetto XVI ha sintetizzato la missione dei cattolici italiani nell’omelia della messa celebrata oggi allo stadio di Verona in occasione del Convegno ecclesiale nazionale, sul tema “Testimoni di Gesù risorto, speranza del mondo”. Anzitutto “restare in Gerusalemme” cioè “rimanere nella Chiesa, dove attingere dai Sacramenti l’unzione dello Spirito Santo”. E poi “andare”, “consacrati dalla sua unzione” con un impegno ben chiaro: “Ricostruite le antiche rovine, rialzate gli antichi ruderi, restaurate le città desolate… portate nel mondo la speranza di Dio, che è Cristo Signore, il quale è risorto dai morti e vive e regna…”.

Dentro queste poche frasi sono le parole chiave per leggere in filigrana tutta la realtà cristiana, tutta la storia della Chiesa, di quella Chiesa che, nella testimonianza dei suoi “martiri, santi e beati”, ha “lasciato tracce indelebili in ogni angolo della bella Penisola nella quale viviamo”. La prima parola chiave è la “risurrezione” di Cristo, “evento che ha rigenerato i credenti a una speranza viva”; dalla risurrezione, che è esperienza di “amore”, creduta e vissuta nella “fede”, nasce, appunto, la “speranza”: e il frutto è “la nostra testimonianza cristiana”. Ecco perché è necessario rimanere nella Chiesa, cioè nella città di Dio. Perché solo in essa la fede può diventare vita, solo in essa i cristiani trovano la forza per “rendere conto a tutti e sempre della speranza”, trasformandosi così in “testimoni”.

Per essere testimoni, aggiunge il Papa – occorre poi “andare”, non restare chiusi nella cittadella ben custodita: i cristiani non possono disinteressarsi del mondo. “Sono tante le situazioni difficili che attendono un intervento risolutore”. I cristiani, sono a pieno titolo “cittadini del mondo”; per questo la strada è quella indicata dal Convegno: farsi “Testimoni di Gesù risorto, speranza del mondo”, per diventare essi stessi “speranza del mondo”.

Ecco allora che le parole del Papa diventano un appello ai cattolici italiani per un profondo esame di coscienza e un rinnovato impegno: “Che ne è della nostra fede? In che misura sappiamo noi oggi comunicarla?”. Il Convegno ora continua nella vita, nella storia di tutti i giorni per diventare vita, testimonianza, dono di speranza.

L’omelia di Benedetto XVI porta a sintesi la grande “lectio” di stamattina alla Fiera, nella quale, in maniera più ampia, ha presentato Cristo Risorto come colui che solo dà alla Chiesa italiana la forza necessaria per contribuire “alla crescita culturale e morale dell’Italia” in virtù di “una fede vissuta in rapporto alle sfide del nostro tempo”, oggi più che mai “indispensabile” per dare alla testimonianza cristiana contenuti concreti e praticabili”.

(19 ottobre 2006)

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