Quotidiani nazionali del 18/10

RASSEGNA STAMPA

Le scelte “politiche” della Chiesa e le richieste dei laici alla gerarchia. Sono questi gli argomenti che, assieme a una polemica sui “teocon”, tengono banco negli articoli sul convegno ecclesiale di Verona pubblicati dai quotidiani italiani del 18 ottobre. “Cei equidistante tra i due poli” titola il CORRIERE DELLA SERA; “Laici in politica uniti sui valori” per IL MESSAGGERO; “Tettamanzi ha ragione, lo Stato è laico” la scelta dell’UNITÀ. Ancora, REPUBBLICA apre la pagina con “Chiesa, i laici chiedono più libertà”, mentre EUROPA fa riferimento a “Le parole giuste per la Chiesa di popolo”.
Polemico il titolo del MANIFESTO: “Basta con Ruini”, che riprende “la fronda contro il cardinale a capo della Cei”. Anche LIBERO parla di “polemiche sul convegno di Verona”, con riferimento ai “teocon”; sulla stessa scia IL FOGLIO, che pubblica la “Lettera di un ateo devoto a S.E.R. Dionigi cardinale Tettamanzi”. Ampio spazio su AVVENIRE, che parla di “Chiesa di popolo formula per l’Italia”.

Gli schieramenti politici “appartengono a un universo con il quale i vescovi non vogliono identificarsi” secondo Massimo Franco, che sul CORRIERE DELLA SERA osserva come la scelta della Chiesa italiana sia quella di “riaffermare con nettezza che non esistono schieramenti di riferimento” e “avere truppe e interlocutori in entrambi”. Piuttosto, scrive Franco, si sta verificando l'”archiviazione di vecchie strade non più percorribili” a cui “si affianca un’incertezza palpabile su quelle da seguire in futuro”.

Maggiore autonomia dei laici, che “non vorrebbero sempre avere un ecclesiastico che guidi la colonna” è l’impressione che Marco Politi di REPUBBLICA ricava dall’assise veronese. “Il cattolico medio – precisa – vuole sentirsi meno sul collo il fiato della gerarchia ecclesiastica negli affari politici” e “vorrebbe contare qualcosa nelle istanze decisionali della Chiesa”. Analoga la considerazione di Roberto Monteforte sull’UNITÀ: “La Chiesa ha bisogno dei laici e i ‘fedeli’ laici vogliono far sentire la loro voce” e che siano loro riconosciuti “spazi e responsabilità nella vita della comunità ecclesiale”.

Parla dell’intervento del papa di domani “che disegnerà la Chiesa italiana dei prossimi dieci anni, in continuità con la tradizione di Ruini o con leggere correzioni di rotta” Maria Lombardi dalle colonne del MESSAGGERO. “Nel discorso di Tettamanzi – scrive – è stato notato più di un accenno al cambiamento”. Mentre Massimo de Cillis, sul MANIFESTO, riporta “lamentele che giungono da persone, associazioni, movimenti e che fermentano alla base della Chiesa italica”. In testa la richiesta di una nuova guida alla Cei, poi “niente soldi alle banche armate” e “ricordarsi della vita umana anche durante le guerre e non solo quando si parla di embrioni”.

LIBERO riprende, in un articolo di Martino Cervo, “l’intervento di Tettamanzi”, nel quale “il ‘veleno’ stava in coda: in quelle righe di sant’Ignazio di Antiochia, padre della Chiesa che rischia di diventare, con le debite differenze, il Manuele Paleologo di Tettamanzi”. Una prolusione che fa dire a Gaetano Quagliariello, intervistato a proposito del riferimento ai “teocon”: “Da Tettamanzi è arrivato un attacco culturalmente improprio: proprio questi laici sono alleati preziosi per la Chiesa”. Pure IL FOGLIO nella lettera dell’Elefantino, riconducibile al suo direttore Giuliano Ferrara, attacca il porporato, bollando le sue parole come “affermazione paurosamente tautologica e quindi priva di senso”. Di segno opposto il giudizio di Rio Paladoro sul RIFORMISTA, dove sottolinea che “alla Cei interessa la fedeltà ai ‘valori della fede’, quei valori che soli possono creare unità anche nell’azione politica”.

Ai lavori del secondo giorno di convegno fa riferimento Aldo Maria Valli su EUROPA, che vede nei contributi offerti “una voglia di realismo, senza lasciarsi schiacciare dalle difficoltà”. Nella stessa pagina, Chiara Geloni parla di “sintonia tra l’assemblea e Tettamanzi”, mentre un fondo firmato Vladimir afferma che “in un momento in cui i contenuti, nella politica italiana, sembrano ormai diventati sterili, una Chiesa che chiama i cattolici a concorrere alla rinascita della coscienza morale e civile del nostro Paese è una Chiesa che ama ancora prendere a cuore una responsabilità che è decisiva per il futuro del Paese”.

Su AVVENIRE, Livio Cusinato riprende la relazione di Brambilla laddove invita a “immaginare la Chiesa come una comunità di popolo”. “Se questa sarà la strada delle Chiese italiane per il prossimo decennio – scrive -, davvero significherà infondere vigore alle nostre radici, liberando energie finora sopite e anche mortificate, dare alle comunità cristiane rinnovata coscienza che non hanno mai perduto il retto sentiero, anche nei momenti di disorientamento”. Mentre Ernesto Diaco ricorda gli immigrati che a Verona rappresentano le diverse comunità nazionali presenti in Italia. “È un bel segno – aggiunge Diaco – per un’assemblea che ha fra i suoi obiettivi quello di ridar speranza alla società italiana” e dimostra “come questi eventi sono luoghi aperti, in cui si guarda lontano e si leggono anche le trasformazioni sociali con gli occhi di un’altra economia. Quella, cioè, di una salvezza offerta a tutti”. (18 ottobre 2006)

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