Puglia

CONTRIBUTI REGIONALI

Vivere nel territorio La Conferenza episcopale pugliese (Cep) raccoglie 1.057 parrocchie distribuite in 19 diocesi. Il testimone scelto per il Convegno ecclesiale di Verona è Giovanni Modugno. Gli itinerari di preparazione sono passati dai progetti pastorali di gran parte delle diocesi pugliesi, coinvolgendo le diverse componenti strutturali delle Chiese e, in alcune diocesi, anche istituzioni civili. Significativo il ruolo assunto dai Consigli pastorali vicariali e parrocchiali e dalle direttive accolte dai vari organismi associativi. Nell’itinerario di preparazione di varie Chiese di Puglia ha avuto influenza l’eredità pastorale e spirituale lasciata dal Congresso eucaristico nazionale di Bari (maggio 2005).

La testimonianza. Le Chiese di Puglia puntano “decisamente sulla riproposta della missione” con l’obiettivo di incontrare “gli ambienti vitali del territorio, soprattutto le periferie”. Tra le esigenze più avvertite: “il puntare sulla qualità delle relazioni”, la “ripresa dell’accompagnamento spirituale” e “la formazione culturale”. “Significativi itinerari di formazione” e “un’azione pastorale che consenta un vero ‘accompagnamento mistagogico’” sono i presupposti della fede adulta e della responsabilità missionaria. Perciò, “le comunità propongono un nuovo percorso di iniziazione alla fede, da viversi attraverso un lavoro di adulti, giovani e ragazzi, in maniera comunitaria”. Così vissuto, l’anno liturgico “diviene un itinerario di fede”.

Tutto ciò esige che “le parrocchie siano sempre più ‘Chiesa di popolo’, non ‘oasi felice’ di un gruppo elitario”. Sulla pietà popolare, occorre passare dallo “sterile devozionismo a un’esperienza di avvicinamento e incontro con Cristo”.
Centri di ascolto, mensa per i poveri, centri di accoglienza e consultori sono alcuni degli “strumenti di crescita nella fede e di testimonianza amorevole”. Non trascurabile, poi, “l’impegno ecumenico delle Chiese di Puglia”. Tra le difficoltà incontrate, l'”esercizio del discernimento ecclesiale”, soprattutto “perché la pratica ecclesiale si risolve spesso nella semplice erogazione di ‘servizi'”. I rischi principali per la testimonianza: “l’individualismo, la frammentazione pastorale, la de-responsabilizzazione”. Gli ambiti. Per la vita affettiva, l’analisi si è concentrata sulla famiglia per “riscoprire e rilanciare” il suo ruolo “umano, sociale, educativo, religioso”. La comunità cristiana deve “raggiungere le famiglie nelle proprie case” per aiutarle “a instaurare nuovi rapporti di fraternità e di solidarietà con altre famiglie”. In questo senso, “l’attività pastorale della parrocchia dovrà avere una ‘impronta familiare'”. Sono da contrastare “la mentalità individualistica e concentrata esclusivamente sulla dimensione sessuale della persona”. Si propone di monitorare “la situazione socio-culturale dei territori”, “attivare sinergie fra parrocchie e associazioni ed enti che si occupano del sostegno alle famiglie” e “rendere le comunità luoghi accoglienti e capaci di accompagnare le famiglie con percorsi formativi”.

Per quanto attiene il lavoro, “viene avvertita una grave crisi” di cui “a farne le spese sono soprattutto i giovani”. I cristiani devono vivere il lavoro “come mezzo per una vita dignitosa” e “occasione di collaborazione con Dio” e devono “sollecitare una politica del lavoro, mirante a ridurre i forti squilibri”. La festa viene intesa come “tempo di riposo” ed “è vissuta a livello consumistico”. Pertanto, “nelle programmazioni pastorali si dovrà prestare maggiore attenzione al mondo del lavoro, secondo i dettami del Magistero sociale della Chiesa”.

L’analisi sulla fragilità ha evidenziato che “l’atteggiamento più frequente è quello del tacere” e che il modello proposto “è quello della persona forte, sana, coraggiosa”. Pertanto, occorre favorire la presenza di associazioni “capaci di promuovere una feconda cultura della fragilità, improntata alla logica pasquale cristiana”.

Per la tradizione, si propone di “accogliere la sfida del confronto con la cultura contemporanea”, attingendo alla “nostra tradizione personalistica e comunitaria e rianimando la passione educativa” e mettendo “realmente al centro la famiglia”. La Chiesa, inoltre, “non deve rinunciare a proporre modi alternativi di occupare il tempo libero” e deve investire “nell’educazione all’uso dei mass media”.

L’analisi sulla cittadinanza evidenzia che “è molto diffusa tra i cristiani la disaffezione all’impegno politico”. È importante “recuperare il ruolo insostituibile dei fedeli laici nella costruzione di una società più giusta e ricca di valori”. È, quindi, necessario “che il ripensamento sulla formazione specifica giunga al compimento e si riprenda a lavorare in questo settore”. C’è bisogno “di un laicato che torni a studiare e si ponga a servizio del bene comune”. Nell’attuale fase che attraversa il nostro Paese, “la comunità cristiana può offrirsi come luogo e occasione di incontro e ricomposizione”.

a cura di Antonio Rubino

(20 settembre 2006)

Altri articoli in Dossier

Dossier