Piemonte e Valle d’Aosta

CONTRIBUTI REGIONALI

Giorno dopo giorno

Il documento della Regione ecclesiastica del Piemonte e Valle d’Aosta (17 diocesi e 2.250 parrocchie) nasce dalla sintesi dei diversi contributi diocesani, discussi in assemblea l’8 settembre scorso a Pianezza (Torino). La testimonianza. “La narrazione della speranza si gioca nella tensione tra una comunità capace di contemplazione, comunione, identità e una comunità altrettanto capace di missione, testimonianza e azione”. Così riporta uno dei passaggi di apertura della relazione regionale di Piemonte e Valle d’Aosta in vista del Convegno di Verona, un’ampia riflessione continuamente scandita dalla tensione tra ordinario e straordinario; intorno ai due termini ruotano tutti gli obiettivi e le proposte formulate, perché solo conciliando la straordinarietà della testimonianza con l’ordinarietà dei luoghi e delle situazioni di vita in cui si dispiega – suggerisce il documento – i cristiani potranno illuminare il mondo e non abbagliarlo, “trasformare le parrocchie in vere comunità ‘sale e luce'”.

Di qui nasce il dovere di ogni comunità, chiamata a porsi in modo straordinario nelle situazioni ordinarie in cui si trova a contatto, trovando in questa dimensione la propria strada per la speranza. Si parte dalla testimonianza di vita, primo vero dono che la Chiesa può offrire al mondo: “È opportuno – si legge sul documento – che la Chiesa italiana sappia annunciare il dovere di essere uomini e donne di speranza, un dovere desunto dall’incontro con la persona di Gesù”; conseguenza pratica è la capacità di elaborare “stili di vita alternativi alla cultura-ambiente, stili di testimonianza improntati a dolcezza, rispetto, dialogo, umiltà, volontà di instaurare buone relazioni, riflessioni teologiche che sappiano fare incontrare la pratica ecclesiale della speranza e il sapere della fede, azioni pastorali capaci di coltivare le radici del vivere cristiano senza sfrondare acriticamente al solo scopo di ridurre i costi e gli impegni, infine uno stile di comunione intraecclesiale centrato sulla legge dell’Amore”.

Si passa alla formazione, a una maggiore attenzione per gli ambienti di vita e la salvaguardia di momenti alti di spiritualità, “che sappia vedere il nesso inscindibile tra la contemplazione e la conseguente azione testimoniale”: “Il cristiano – fa notare il documento – è anzitutto testimone di una Persona, non di una dottrina. Una posizione che implica l’assidua frequentazione del Signore”. Gli ambiti. Individuati alcuni ambiti privilegiati in cui si deve sviluppare il racconto della speranza (la dimensione affettiva, la festa e il lavoro, l’incontro con le fragilità umane, la dinamica ascolto-comunicazione, la cittadinanza), la relazione formula dieci proposte concrete per “dare speranza al nostro futuro”.

La prima è la cura della pastorale ordinaria, “nella consapevolezza che la Chiesa nelle sue espressioni vitali è contemporaneamente soggetto e oggetto di evangelizzazione”.

La seconda è la formazione sociale dei laici. In particolare, il documento suggerisce la creazione di “una ‘scuola’ per il laicato responsabile in campo sociale, in grado di forgiare uomini e donne capaci di pensare criticamente, scegliere, dialogare, mantenendo la propria identità; figure laicali autorevoli, rappresentative”.

La terza è la testimonianza della speranza, attraverso la via della carità e guardando specificamente al volontariato.

La quarta è l’attenzione per la pastorale degli ambienti, da cui parte “la necessità di far sorgere e sostenere associazioni, movimenti laicali, piccoli gruppi di appoggio per il sostegno mirato a chi si assume la responsabilità di evangelizzare e testimoniare negli ambiti della vita sociale, nell’esercizio delle professioni, nelle istituzioni culturali”.

La quinta è la promozione della corresponsabilità laicale (“Va ripensato – si sottolinea – e meglio integrato il ruolo delle aggregazioni laicali in questo servizio di crescita nella sequela e nella speranza”).

La sesta è la conferma della scelta della famiglia, attraverso “progetti capaci di aiutare soprattutto i giovani e le coppie di sposi a ritessere continuamente le diverse relazioni”.

La settima è l’impegno culturale, con “iniziative che diano ai cristiani maggiore incisività nel confronto aperto tra le religioni e le culture e spazi di presenza nei mezzi di comunicazione, a fronte di proposte e linguaggi adeguati”.

L’ottava è la promozione di una comunità educante, nella sua interezza.

La nona è l’attenzione per i temi della cittadinanza mondiale, a partire dalla lotta contro ogni forma di povertà.

La decima è il coordinamento delle aggregazioni laicali. a cura di Marco Ferrando

(20 settembre 2006)

Altri articoli in Dossier

Dossier