Lombardia

CONTRIBUTI REGIONALI

Con i più deboli La Conferenza episcopale lombarda (Cel), che per il Convegno di Verona ha scelto come testimone Marcello Candia, è composta da dieci diocesi per un totale di 3.063 parrocchie. Durante il lavoro di preparazione, il tema del Convegno è stato inserito nei progetti e nei percorsi delle singole diocesi, che, in alcuni casi, hanno lavorato su schede specifiche abbinate agli ambiti proposti e, in altri, hanno promosso la costituzione di apposite commissioni. Ogni Chiesa locale ha così messo in campo una serie di iniziative, compresi pellegrinaggi sul tema del Convegno e incontri con esperti.

La testimonianza. Comune a tutte le diocesi è la “consapevolezza di come la testimonianza cristiana non possa ridursi ad una funzione”, ma “rappresenti un incontro con il Signore Gesù, crocifisso e risorto”. In questo contesto, centrale diventa l’elemento del dialogo “sulle questioni importanti della vita morale e sociale, per difendere, vivere e testimoniare il Vangelo in un atteggiamento di simpatia verso il mondo, mettendosi in ascolto dell’uomo con umiltà”. Per farlo è allora necessario “creare luoghi della speranza dentro la vita ordinaria”, perché la testimonianza “non è dimostrare ma mostrare, non è vincere ma convincere”.

In una società ricca di beni materiali ma in crisi sui valori etici fondanti, i cristiani possono “dare un originale contributo alla costruzione della città”, rispondendo alle domande di senso che, sempre più frequentemente, vengono da uomini e donne in ricerca. In questa prospettiva diventano importanti “i segni di speranza” e, tra questi, “il servizio verso il fragile diviene un segno di testimonianza”. A questo riguardo, la Chiesa lombarda ha assunto la categoria della fragilità “come cifra di lettura e di analisi della stessa situazione ecclesiale”.

L’apertura all’altro, in questo caso ai più deboli della società, evita alla Chiesa “il ripiegamento su di sé”, che si ottiene anche affinando “la cura dei legami interpersonali”, attraverso i quali promuovere “nuovi stili di vita”. Infine, di fronte alla “prospettiva individualistica”, che rende più difficile la testimonianza cristiana “nel pubblico”, le Chiese di Lombardia sottolineano “l’esigenza di risvegliare l’impegno cristiano nelle istituzioni, investendo sulla corresponsabilità del laicato”. Gli ambiti. La dimensione affettiva sta assumendo una crescente centralità nell’esperienza contemporanea. A partire da questa convinzione, le diocesi evidenziano come “le forme della vita familiare e i modi in cui vengono costruiti i legami affettivi” stiano “drasticamente cambiando” e si stiano sempre più scostando “dagli insegnamenti della Chiesa e dalla tradizione”. A questo proposito, le Chiese evidenziano che “nel cuore della Lombardia avanzata si riscontra il diffondersi di una visione antropologica che assolutizza il valore della libertà individuale”. Una situazione che richiede una vera e propria “rifondazione culturale e comportamentale”, attraverso un “lavoro di educazione alla vita affettiva”. Punto di partenza è “rendere ancor di più la famiglia il perno attorno al quale sviluppare lo stesso rapporto tra la Chiesa e i fedeli”.

Sul fronte del lavoro, la preoccupazione delle Chiese si concentra sulla “trasformazione delle forme di lavoro e sulle relative conseguenze” di questo fenomeno. In particolare, la frammentazione e la precarizzazione di tanti rapporti di lavoro, si ripercuotono direttamente “sull’organizzazione della vita personale e familiare”, mentre la crescente rilevanza del lavoro immigrato pone il problema dell’integrazione lavorativa, abitativa, scolastica e relazionale. Per riscoprire il significato più vero della festa e della domenica, che sempre più spesso è derubricata a generico “tempo libero”, le Chiese lombarde propongono di “valorizzare ancor meglio la messa domenicale”.

Sul fronte della fragilità, la Chiesa lombarda mette in guardia da un diffuso “pensiero debole che rende particolarmente vulnerabile l’interiorità dell’uomo”. Da ciò discende una “fragilità educativa” e un “analfabetismo religioso di ritorno”, che crea “danni enormi sul piano pastorale, nel rapporto con una società che osserva il comportamento dei cristiani”. La famiglia è al centro anche delle relazioni che sottendono alla trasmissione della tradizione cristiana, intesa come “evento che si ripropone nel tempo”. Nello specifico si chiede alle diocesi di “impegnarsi maggiormente nel coinvolgimento delle famiglie nel cammino di iniziazione cristiana dei figli”. In questo ambito, la Chiesa lombarda ricorda anche l’importanza della scuola, dei mezzi di comunicazione di massa e della cultura.

Infine, per quanto riguarda la cittadinanza, dopo aver evidenziato “la scarsa attenzione al tema nelle attività pastorali”, vengono riproposte le esperienze delle scuole di formazione all’impegno sociale e politico.

a cura di Paolo Ferrario (20 settembre 2006)

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