Liguria

CONTRIBUTI REGIONALI

Uno stile missionario La Conferenza Episcopale della Liguria consta di 7 diocesi con 1250 parrocchie. Il testimone scelto per il Convegno di Verona è Itala Mela. Le diocesi liguri hanno cercato di valorizzare ogni sua componente nella convinzione che l’appuntamento di Verona costituisca un momento di “rivitalizzazione” della comunità cristiana in vista di “una testimonianza che ha in se il dono della speranza”. La testimonianza. “Dare spazio alla ricerca dell’essenzialità nella riscoperta delle radici della fede e nella proposta di vita cristiana”, “bisogno di comunità” a partire da una nuova “coscienza ecclesiale”, attenzione al linguaggio che “deve essere radicato nella fedeltà al Vangelo” e riscoperta della dimensione missionaria. Sono queste alcune indicazioni per il futuro delle Chiese liguri evidenziate nella sintesi finale stilata dal Comitato preparatorio del convegno di Verona.

Essere testimoni di speranza significa “guardare e farsi carico” delle situazioni “evitando atteggiamenti di rinuncia, di rassegnazione o accontentandosi di prassi tradizionali e consolidate ma che rischiano di non saper interagire con il mondo che cambia”. Emerge, quindi, “l’urgenza di superare il clima abitudinario” e talora “rassegnato” di tante comunità che “solo nella preghiera assidua e nella condivisione possono ritrovare la capacità della testimonianza”.

Altra urgenza condivisa è quella della cura del “linguaggio”: “non è tanto questione di modo di parlare o di contenuti” ma occorre “voler trasmettere non noi stessi, ma la Parola di Dio e ciò in modo autentico, quindi provocare all’incontro con Lui in Cristo Signore”. Per questo saper “ascoltare” le persone nella “realtà della loro vita; conoscere il loro modo di vivere e di pensare”. A questa realtà la comunità può rispondere con l’uso dei mass media ma soprattutto con “uno stile missionario” fondato su “stili di vita nuovi, veramente evangelici”, senza tralasciare le omelie domenicali, “comune e spesso unico momento di annuncio, per aiutare a comprendere in modo autentico il Vangelo”. Ambiti. Per la vita affettiva occorre attuare “strategie” per confermare e promuovere “i valori dell’annuncio” e per salvaguardare la famiglia, “cellula che è la base di ogni società specie quella cristiana”. Tra le strategie un atteggiamento di “ascolto, accoglienza, non di giudizio”, anche nei confronti delle famiglie cosiddette “irregolari”, pur “mantenendo fedeltà alle esigenze del Vangelo circa il matrimonio”. Inoltre, aiutare la famiglia nell’accoglienza della “vita nascente e nell’educazione dei figli” e sostenerla nell’accoglienza della “vita fragile, della vita fino alla sua naturale conclusione terrena”.

Per il lavoro, occorre che i credenti perseguano “la solidarietà nei confronti dei fratelli” diventando testimoni sui luoghi di lavoro. Occorre inoltre valorizzare la figura del “cappellano del lavoro” e curare i momenti di incontro e di festa “ridando alla domenica il forte valore” di “giorno del Signore”.

Per la fragilità, dopo aver segnalato i problemi più urgenti il documento sottolinea la necessità di “favorire una maturazione che responsabilizzi ogni cristiano, in prima persona, di fronte alle sofferenze altrui con opere di carità spicciola o con la partecipazione ad attività di volontariato sia parrocchiale sia sociale” che costituisca un “antidoto alla solitudine di alcuni e alla mancanza di senso di altri”.

Per la tradizione si sottolinea che la trasmissione del Vangelo è efficace se passa attraverso l’esempio di stili di vita dettati “dalla Parola e dalla fede” e si evidenzia l’importanza della formazione che parta dalla famiglia “prima Chiesa”, dalla parrocchia, dalla scuola e da occasioni di dialogo ecumenico oltre al linguaggio che deve essere capace di comunicare con gli uomini e le donne di oggi e che non può prescindere dai mass media.

Per quanto riguarda la cittadinanza, occorre promuovere “una seria e solida formazione che, da un lato, aiuti a prendere coscienza della forza che il pensiero cristiano continua ad avere nel nostro paese e, dall’altro, a maturare la consapevolezza del ruolo dei fedeli laici nella vita sociale”. L’impegno dei cristiani nella vita politica e sociale deve essere “espressione di solidi riferimenti etici e dei principi fondamentali della Dottrina sociale, superando le logiche della contrapposizione e degli schieramenti”. Conclusioni. In Liguria si sente l’esigenza di essere “una comunità viva che lasci trasparire la presenza del Cristo Risorto, unita, capace di essere casa di comunione” e si insiste sulla parrocchia “luogo primario” di accoglienza, di annuncio e di legame con il territorio”. Da qui l’auspicio ad una “maggiore sinergia” tra parrocchia e aggregazioni laicali”. “Dobbiamo ricordare sempre che Gesù Risorto, in cui crediamo – conclude il documento – ha dato la vita per la salvezza di ogni uomo. Noi in ogni ambito di azione vogliamo servire il Suo dono”.

(20 settembre 2006)

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