Emilia Romagna

CONTRIBUTI REGIONALI

Sporcarsi le mani

L’Emilia Romagna conta 15 diocesi, con complessive 2.698 parrocchie. Annalena Tonelli, missionaria laica forlivese, è la testimone scelta dalla Conferenza episcopale regionale per il Convegno ecclesiale di Verona. Un appuntamento la cui preparazione è stata vissuta attraverso “incontri pubblici”, “seminari teologico-pastorali e percorsi biblici”, “corsi per operatori pastorali”, “eventi culturali”, “sussidi multimediali” e “inchieste sul tema della speranza”.

La testimonianza. Educare al discernimento è un “tratto costante dell’opera formativa” della Chiesa, “così da permettere innanzi tutto ai cristiani di comprendere la realtà contemporanea, di convivere con le domande che suscita ed elaborare possibili risposte che non chiudano, ma pongano a un livello più profondo le questioni”. Questa la prima delle indicazioni fornite dalle Chiese dell’Emilia Romagna in vista del Convegno di Verona. Discernimento che permette ai cristiani, in un’epoca “di disorientamento e di crisi”, di “ritrovare il loro ‘centro di gravità’ in Cristo crocifisso e risorto”. Da qui la necessità di una Chiesa missionaria, dove “la missione appartiene al codice genetico del cristiano”: “La Chiesa non è il club di quelli che si salvano, né di quelli che hanno la morale corretta, ma piuttosto il cammino di quelli che si impegnano a rendere credibile per tutta la comunità umana, con l’umiltà dei servi inutili, la figliolanza effettiva con Dio”.

Il documento sottolinea l’importanza della “dimensione territoriale”, a partire dalla parrocchia, per sperimentare nel concreto l’apertura missionaria “vivendo in mezzo alle case degli uomini, attenta alla vita della gente, solidale con i problemi di tutti, collaborando se necessario anche con gli enti pubblici e socio-culturali del territorio, senza paura di sporcarsi le mani, senza contrapposizioni, né supplenze”. La missione è tuttavia possibile se alla base vi è una fede adulta, che si forma “ricostruendo un ciclo virtuoso tra catechesi, liturgia e vita”. Ma a quali fatiche è esposta la testimonianza? Innanzitutto, riporta il documento, “si pensa, si comunica, si agisce come se l’adesione alla vita di fede fosse ancora diffusa e scontata”. Viene poi la fatica “di capire il mondo contemporaneo”, correndo “il rischio di esprimere giudizi superficiali” e, presi dalla paura, vivere “nella prospettiva difensiva con un atteggiamento apologetico fuori dal tempo”, oppure avere “un’accoglienza banalizzante della contemporaneità, non distinguendo più tra segni dei tempi e deformazioni proprie di ogni cultura umana”. Gli ambiti. Il documento segnala come, per quanto riguarda la vita affettiva, ai corsi di preparazione al matrimonio si vadano affiancando “percorsi prolungati nel tempo di accompagnamento dei fidanzati e progetti di educazione all’amore nei gruppi giovanili”. Sono iniziative “ancora piuttosto sporadiche”, da “diffondere maggiormente”, alimentando parallelamente “l’attenzione verso le coppie negli anni immediatamente successivi al matrimonio”. La Chiesa emiliano romagnola prende poi in considerazione quelle “tipologie di vita comune” che risultano “non conformi alla morale cristiana”: anche per esse “non deve mancare l’attenzione della comunità ecclesiale”.

Per l’ambito “lavoro e festa”, si segnalano “i problemi del mondo del lavoro di oggi più sentiti”: “precarizzazione”, ” conciliazione fra tempi di lavoro e tempi di vita”, “immigrazione”, “coinvolgimento dei lavoratori negli obiettivi dell’impresa” e necessità di imprese “dove vengano direttamente applicati i valori della solidarietà, del rispetto per l’altro, dove venga promossa la dignità delle persone”.

Sul versante della fragilità umana, la riflessione riprende la segnalazione dell’Osservatorio per le povertà, che denuncia “il rischio di povertà per famiglie italiane giovani, monoreddito e con figli”. “Le povertà relazionali sono spesso alla base di tanti problemi, sanitari e sociali. È urgente porre nuova attenzione alla solitudine di tanti ragazzi, ai fenomeni di bullismo, al persistere di problemi legati all’alcol e alla droga, che si presentano in forme nuove ed estese”.

In relazione con le problematiche familiari è pure la trasmissione dell’educazione, delle tradizioni, della cultura e della fede. “Le famiglie – segnala il documento -, come conseguenza dei pesanti orari di lavoro dei genitori, ma anche di una mancata consapevolezza del ruolo cruciale dei genitori nell’educazione, tendono sempre più a delegare i compiti del ‘trasmettere’ al di fuori” dal contesto familiare.

Infine, si segnala una carenza di riflessioni sul tema della cittadinanza, “spaccato chiaro della perdita di passione ed incisività delle Chiese locali rispetto a questo lato della testimonianza”. “Tra le poche iniziative” si cita Retinopera e Rinascita Cristiana di Ferrara. Infine, si ricorda “l’impegno generale a favore della pace, che non può mai disgiungersi dalla giustizia, e il richiamo della diocesi di Modena a sorvegliare le tentazioni del potere da parte di coloro che s’impegnano nell’agone politico”. a cura di Francesco Rossi

(20 settembre 2006)

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