Calabria

CONTRIBUTI REGIONALI

Adulti nella fede La Conferenza episcopale calabra (Cec) consta di 12 diocesi con 974 parrocchie. Il testimone scelto per il Convegno di Verona è Concetta Lombardo. Per la Chiesa Calabrese l’appuntamento di Verona è un’ulteriore occasione di verifica del cammino intrapreso con i convegni ecclesiali regionali. In preparazione del Convegno nazionale sono stati promossi incontri periodici che hanno stimolato ed accompagnato le diverse proposte. Tra le varie iniziative un concorso scolastico, il coinvolgimento nella preghiera dei monasteri e la celebrazione della prima Settimana sociale calabrese.

La testimonianza. Dopo aver descritto geograficamente la regione il documento sottolinea che dal punto di vista storico, economico e sociale la Calabria presenta “un quadro complesso, carico di conflitti e lacerazioni, che hanno determinato ritardi storici e omissioni nello sviluppo. La mancanza di progettualità, la frammentazione negli interventi, l’asservimento della politica ad interessi particolari ed al clientelismo, insieme ad altre negatività” hanno “imposto” modelli di sviluppo “non conformi alla identità del territorio”.

Di contro sono presenti realtà quali associazioni e percorsi educativi che sono “quasi un argine al male diffuso ed un incisivo segno di speranza”. Inoltre si registrano segni “tangibili” come la pietà popolare, “eredità preziosa radicata nella storia” che “non può essere ignorata, ma certamente è da purificare e da evangelizzare”, come anche esempi di santità e testimoni di speranza come San Nilo da Rossano, San Bruno, San Francesco da Paola, Sant’Umile da Bisignano, San Gaetano Catanoso oltre alla schiera di santi italo-greci e di tanti altri, uomini e donne che rappresentano i frutti più belli “dell’albero della Chiesa”. Gli ambiti. In Calabria la vita affettiva si svolge “prevalentemente” nel contesto familiare, “ancora tenuto in alta considerazione, anche se si riscontra una crisi con un aumento delle separazioni familiari. Occorre dunque una maggiore sensibilità missionaria nell’evangelizzazione delle famiglie. In questo campo stanno sorgendo gruppi e movimenti che si dedicano al sostegno della vita familiare.
Per quanto riguarda il lavoro la regione si trova ai primi posti in Europa per tasso di disoccupazione, anche se non mancano “segni di speranza” come il Progetto Policoro, con le iniziative ad esso collegate che stanno trovando sempre “più spazio nella realtà produttiva ed occupazionale”. La precarietà del lavoro ha di conseguenza “una ricaduta negativa” sulla festa, che diversi lavoratori “non possono vivere perché costretti da orari disordinati e pesanti; mentre la sfrenata corsa al consumo incide negativamente”.

Per la fragilità si sottolinea la necessità di ripartire dalla centralità della persona umana” leggendo il territorio per conoscere le situazioni di fragilità e intervenire attraverso “segni concreti di sostegno e solidarietà”, per “ridare speranza e senso di vivere”, come le fondazioni antiusura e la testimonianza nel servizio della carità.
Per la tradizione la Chiesa calabrese è convinta della necessità che i genitori cristiani, “adeguatamente formati, tornino ad essere loro stessi maestri di vita e di fede dei loro figli”. A loro deve affiancarsi la parrocchia e la scuola. In qualche parte della regione si sta sperimentando l’istituzione, nelle scuole di istruzione superiore, della figura del cappellano. Occorre, inoltre, far diventare le feste popolari momenti di evangelizzazione e di comunicazione della fede “purificandoli da una visione consolatoria della religione” e da una visione “pagana e materialistica dell’esistenza”. Ci sono poi i mezzi della comunicazione sociale e in Calabria si registrano tanti “segni positivi” come il giornale online della Conferenza Episcopale regionale “CalabriaEcclesiaMagazine”.

Per quanto concerne la cittadinanza in questo tempo di “forte individualismo” occorre cambiare “una certa cultura e formare le coscienze a comprendere che il bene comune deve prevalere sull’interesse privato, e che ciò che è comune è di tutti, non di nessuno o di chi se ne appropria per primo”. Esistono segni positivi come le Scuole di formazione socio-politica promosse nelle diocesi. La comunità ecclesiale deve anche sostenere “portatori di speranza” come i testimoni di giustizia, “vittime dello strapotere del sistema mafioso”. Conclusioni. In Calabria c’è molto bisogno di “adultità di fede”. Per questo urge una “formazione sempre maggiore non solo per i laici, ma anche per i presbiteri e i consacrati”. La Chiesa calabrese invita, inoltre, le forze sane ad un “lavoro di rete” per “accompagnare nel vissuto le iniziative in atto” nello “spirito del Vangelo”. Le parrocchie e le associazioni devono, quindi, diventare “luoghi di formazione cristiana e frontiere sul territorio”.

a cura di Raffaele Iaria

(20 settembre 2006)

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