Abruzzo – Molise

CONTRIBUTI REGIONALI

Segni profetici La Conferenza episcopale abruzzese-molisana (Ceam) annovera 11 diocesi e 1.059 parrocchie. Il testimone scelto dalla Ceam per il Convegno di Verona è Giuseppe Capograssi. La riflessione per il Convegno ecclesiale nazionale è stata diversificata per via della differenza territoriale e culturale delle realtà regionali diocesane. Gli itinerari di preparazione sono stati programmati all’interno dei progetti pastorali avviati nelle diverse diocesi, non stravolgendo ma anzi supportando la realizzazione degli stessi soprattutto nella loro specificazione locale. A livello regionale, sono stati organizzati momenti di incontro per la discussione di ciascuno degli ambiti proposti, coinvolgendo movimenti, gruppi e associazioni. La testimonianza. Nel tentativo di scongiurare il rischio più avvertito nell’esercizio del discernimento ecclesiale, quello di ridurre la pratica ecclesiale alla “semplice erogazione di servizi”, la Chiesa abruzzese-molisana suggerisce di “promuovere luoghi e modalità di discernimento”, avendo coscienza che “promuovere modelli culturali ispirati al Vangelo richiede di lavorare su tempi lunghi e di porre segni profetici capaci di diventare modelli per il contesto in cui si vive”. Per la vita della comunità, si ritiene che “la missione debba essere uno stato permanente dell’essere Chiesa e non un’esperienza limitata nel tempo; missione che impegna organicamente tutte le componenti della realtà ecclesiale e le strutture di servizio, chiamate a rapportarsi proficuamente agli ambienti vitali del territorio”. E per conciliare la contemplazione e l’impegno nel mondo, “l’esigenza della preghiera personale e comunitaria emerge con frequenza nelle riflessioni, fino a tradursi anche in proposte di vere e proprie scuole di preghiera”.

Scuole di preghiera che si profilano necessarie per la formazione sulla dottrina sociale della chiesa, background imprescindibile per l’impegno concreto nel mondo nei confronti del quale si ha spesso “la consapevolezza di carente formazione culturale adeguata ad affrontare le sfide derivanti dall’attuale temperie socio culturale”. Si sente, quindi, la necessità di individuare “modelli alternativi rispetto alla pastorale tradizionale che consentano di disegnare un nuovo profilo di comunità parrocchiale, come comunità cristiana credibile nel mondo d’oggi”. Inoltre, “la tendenza a percepire la fede come fatto privato, senza rilievo pubblico, fa sì che la fede incida sempre meno nella vita concreta”: per questo, è necessario “favorire ‘luoghi di profezia’ in cui ascoltare le richieste e le domande, i rimproveri e le attese, i contrasti e le promesse; luoghi di confronto e di analisi, di ricerca e di dialogo, di proposta di amore e di speranza”. Gli ambiti. Per la vita affettiva, le diocesi hanno concentrato la loro attenzione prevalentemente sulla famiglia, constatando la “grande fragilità affettiva dei giovani” e l’altrettanto “grande incapacità educativa delle famiglie”. Da ciò, “è derivata l’esigenza condivisa di riscoprire e rilanciare, anche con linguaggi nuovi, il ruolo umano, sociale, educativo, religioso della famiglia”, auspicando un’attività pastorale della parrocchia che abbia “impronta familiare”: un tipo di catechesi “che coinvolga la famiglia come soggetto responsabile della formazione religiosa dei figli”.

Offrendo risposte a questioni problematiche (separazioni, divorzi) e monitorando costantemente “la situazione socio-culturale dei territori che essa (la famiglia, n.d.r.) abita, per favorirne l’integrazione globale”. Per il lavoro e la festa, oltre alla “profonda preoccupazione” per la disoccupazione superiore alla media nazionale, grande rilievo viene dato al “senso che il lavoro viene assumendo nella vita delle persone e delle famiglie, come sempre maggiore sfruttamento delle risorse in vista del profitto”: creatività, collaborazione, solidarietà e associazionismo sono gli antidoti proposti dalla Chiesa abruzzese-molisana.

Grande valore, per la festa, deve essere dato “alla frequenza dell’Eucaristia domenicale”. Per la fragilità, si sente l’urgenza di riscoprirne il valore di “conseguenza della creaturalità”, “luogo di salvezza”, sostenendo la pratica del volontariato e delle “varie forme di attenzione alle situazioni di marginalità”. Per la tradizione, si avverte il bisogno di “riconsegnare alla famiglia – primaria agenzia educativa – la responsabilità della trasmissione della fede e dei suoi valori, formandola adeguatamente a tale compito”, avendo consapevolezza dell’arretratezza “dei modi del comunicare in uso nelle comunità cristiane”. Per la cittadinanza, infine, “l’analisi evidenzia come sia molto diffusa tra i cristiani la disaffezione all’impegno politico”. Una situazione che “sembra richiedere, ancora una volta, formazione, competenza, piena conoscenza della dottrina sociale della chiesa, oltre che maggiore confronto tra Chiese locali ed Istituzioni del territorio”. Alla indifferenza politica, tuttavia, “fa riscontro una ben più incisiva presenza nel sociale”. a cura di Riccardo Benotti

(20 settembre 2006)

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