Farsi avanti

VERONA 2006

“Beati quelli che hanno compassione degli altri: Dio avrà compassione di loro” è stato il tema dell’Agorà dei giovani del Mediterraneo, svoltosi recentemente a Loreto. L’edizione di quest’anno, la quinta, ha rivestito un’importanza particolare perché come spiega mons. Paolo Giulietti, responsabile del Servizio nazionale per la pastorale giovanile (Snpg), “è stato un passo avanti verso il IV Convegno ecclesiale di Verona (16-20 ottobre)”. Nell’ambito dell’iniziativa è stata presentata l’Agora dei giovani italiani, ovvero un percorso triennale pastorale in cui verranno coinvolti i giovani italiani.

Su cosa si baserà il prossimo triennio pastorale (2007-2009) dei giovani italiani?

“In questo tempo affronteremo tre aspetti della missione, che è il punto centrale del cammino: l’ascolto (2007), la relazione interpersonale (2008) e l’annuncio nel mondo della cultura e della comunicazione (2009). La priorità data alla missione si colloca all’interno degli Orientamenti della Chiesa italiana per il primo decennio del Duemila, Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia. Anche la pastorale giovanile deve ripensarsi in profondità per accogliere la centralità della missione, per essere capace di andare incontro ai giovani, per aiutare la comunità cristiana ad elaborare proposte di primo annuncio nei vari ambienti di vita e annunciare il Vangelo al mondo della cultura e alla società. Ci vorranno anche creatività e sperimentazione per trovare vie nuove di missione. Siamo esperti nel proporre cammini di fede e iniziative alle nostre comunità, a chi è già credente e battezzato, di meno nel relazionarci con i non credenti e i giovani lontani”.

Quali saranno i punti cardine di questo periodo?

“A dettare i tempi del percorso abbiamo previsto tre appuntamenti unitari: un incontro nazionale a Loreto nel 2007, la Gmg 2008 a Sydney e un happening finale, in simultanea, nelle piazze e nei santuari di tutte le città italiane nel 2009. Ogni realtà ecclesiale, diocesi, aggregazione e movimento tradurranno il percorso in attività e iniziative all’interno delle programmazioni locali”.

Come pensate di coinvolgere i giovani “lontani”?

“Intanto sollecitando i vari soggetti della comunità cristiana, gruppi e aggregazioni giovanili in primis . La Chiesa è capace di uscire all’esterno se i suoi giovani si fanno testimoni e missionari nella vita di tutti i giorni. Ciò significa assumere la missione come una dimensione normale della vita di fede. In secondo luogo, è opportuno che le parrocchie ascoltino i loro giovani e ci sia una capacità di accoglienza dei giovani specie di chi viene da fuori. Infine, le diocesi chiamate a investire sulle nuove generazioni e proporre una pastorale giovanile meno generalista per incontrare i giovani secondo i loro bisogni di vita. Dunque, una pastorale più attenta agli ambienti”.

Nella costruzione di un progetto pastorale come questo ci sono dei ritardi particolari che la pastorale giovanile, e con essa la Chiesa italiana, deve scontare?

“Siamo davanti a un mondo che cambia che ci impone di ripensare il modo di essere Chiesa. Siamo passati da un’epoca in cui i valori cristiani erano al centro, a una in cui la Chiesa è una delle tante agenzie propositive di valori. Questo implica un cambiamento nel modo di annunciare il Vangelo e di essere Chiesa. Non scontiamo dei ritardi ma facciamo fatica in questo percorso di adeguamento che tocca le strutture della comunità cristiana a tutti i livelli. Il triennio è un modo di dire ai giovani: fatevi avanti e alle comunità cristiane: lasciatevi aiutare da loro nell’adeguarvi ai tempi che cambiano“.

Alla vigilia del Convegno ecclesiale di Verona, cosa è lecito attendersi per il futuro della pastorale giovanile da questo importante evento?

“Credo che il Convegno di Verona segnerà un importante superamento da una pastorale centrata sui settori a una basata sulle persone e sui loro ambiti di vita. Più che pensare a una pastorale giovanile pensata dai giovani serve arrivare a coinvolgere tutti gli uffici pastorali, tutti i settori, tutte le articolazioni territoriali per dare risposte forti alle nuove generazioni”.

(19 settembre 2006)

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