Domenica 13 novembre

Quante persone lungo il corso della storia hanno vissuto momenti drammatici dal punto di vista personale e sociale, situazioni molto dolorose che sembravano infinite, sistemi e condizioni che apparivano indistruttibili e poi di colpo è stato tutto spazzato via dal tempo, dal corso degli eventi. Gli sconvolgimenti hanno da sempre caratterizzato la storia del mondo e quella personale, ma ciò che è di fondamentale importanza, riguarda il fatto che Dio non ci abbandona, che non permetterà mai al dolore di superare le nostre forze. Un altro aspetto di cui tener conto, come suggerito dal Vangelo, riguarda il modo in cui guardiamo e ascoltiamo gli eventi che si dipanano dinanzi a noi: la nostra capacità di saper trovare e dare senso alla storia, tramite una lettura sapienziale. La nostra epoca è costellata da numerosi eventi, che a volte ci hanno fatto temere il peggio tramite lo sconvolgimento delle guerre mondiali, le crisi economiche, i vari cambiamenti sociali, la caduta dei valori che hanno guidato da sempre l’umanità. Il Vangelo di oggi, ci parla dell’interruzione di un equilibrio politico tra l’impero romano e Israele, della distruzione del tempio e di un tradimento che si innesta nella famiglia, il luogo della sicurezza e dell’intimità. Per la prima volta dopo millenni di storia, in questo tempo storico, le tre istituzioni fondamentali della società: la politica, la religione e la famiglia, sono entrate contemporaneamente in una profonda crisi; nel passato è accaduto che una di esse affrontasse dei momenti di decadenza nei confronti della quale le restanti istituzioni erano in grado di supplire, attualmente non è così. Il tempio d’Israele, l’unico luogo dove Dio abitava è caduto, il Signore non è più in mezzo a noi, allora come oggi, ci sembra di essere precipitati nel nichilismo: non c’è nessuna prospettiva di salvezza se non l’ottenere tutto ciò che la terra può offrirci, siamo soli in questa valle di lacrime e l’unica prospettiva che abbiamo è quella di accumulare quanto più possibile. Una logica del genere ha invaso anche la Chiesa, i suoi figli, persino coloro che dovevano richiamare cieli e terre nuove hanno abbassato il loro sguardo, praticando la logica del momento presente, evidenziando se stessi piuttosto che il messaggio di cui sono i portatori. Prima degli scandali economici o della pedofilia, la crisi della Chiesa è di origine spirituale: Dio esiste, da Lui veniamo, ma abbiamo perso la bussola del “dove andiamo”, e anche l’annuncio del Vangelo o il parlare di Cristo in alcuni casi diviene l’occasione dell’evidenziare se stessi e non Lui. Viviamo in una contemporaneità in cui non siamo in grado di definire cosa sia la famiglia, un tradimento quello presente in essa, che non riguarda in primo luogo il concetto della fedeltà carnale, ma matrimoniale: gli sposi non ricordano come dianzi all’altare hanno promesso di amarsi e nel nucleo famigliare l’amore agapico ha lasciato il posto a egocentrismi e allo svilimento dei ruoli educativi. Dal punto di vista sociale, le istituzioni, da baluardo di valori e lunghe progettazioni, sono scadute nella logica del sondaggio, nell’accontentare in modo populistico l’istinto della gente anziché guidarla verso finalità alte. Dove trovare il senso in questa condizione? Nel momento del massimo pericolo Dio non ci abbandona, questa verità della Sacra Scrittura, dovrebbe divenire la testata d’angolo da cui ripartire. Il vangelo da parte sua ci invita a diffidare della nostra vista, poiché ciò che riteniamo bello passa; di diffidare di ciò che ascoltiamo, dove tutto sembra cronaca nera e disperazione. Anche se tribolati, Dio porta avanti il suo progetto di salvezza, sta a noi ritrovarlo, forse scopriremo che come Adamo ci siamo solo spostati, nascosti, e che tutto passerà se risponderemo al Suo appello di continua ricerca e misericordia.

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