“Magnifica Humanitas”: a Roma il primo convegno sull’enciclica di Leone XIV su uomo, tecnica e IA

Alla Pontificia università lateranense la diocesi di Roma ospita il primo convegno sulla Magnifica humanitas, enciclica di Papa Leone XIV. Teologi e tecnici a confronto su intelligenza artificiale, dignità della persona e futuro dell'uomo. Card. Reina: "Il Papa chiede: dove stiamo andando?"

(Foto Siciliani - Gennari/SIR)

“La cultura della potenza deve essere contrastata dalla civiltà dell’amore, altrimenti l’uomo viene messo da parte, perché solo chi è più forte può governarla”. È uno dei temi portanti della prima enciclica di Papa Leone XIV, Magnifica humanitas, messi in evidenza da mons. Alfonso Vincenzo Amarante, rettore della Pontificia università lateranense, durante il convegno promosso il 9 giugno dalla diocesi di Roma nella sede dell’“ateneo del Papa”. “In un mondo in rapida fase di transizione, in un cambiamento d’epoca, vogliamo fare nostre le domande del Santo Padre sulla necessità di avere un discernimento condiviso sulle trasformazioni in atto”, ha detto il card. Baldo Reina, vicario del Papa per la diocesi di Roma, introducendo i lavori e citando in particolare il numero 6 dell’enciclica, dove “il Papa pone la domanda decisiva: dove stiamo andando? Verso quale méta? Quale direzione vogliamo scegliere? Vogliamo fermarci e avere gli strumenti essenziali per un discernimento personale e comunitario”.

L’architettura del documento. “La Magnifica humanitas è rivolta a tutti gli uomini di buona volontà”, ha fatto notare il rettore della Pul, citando i temi principali del primo documento magisteriale di Leone – “la fraternità universale, la dignità inviolabile della persona, la cura della casa comune, la giustizia sociale” – e soffermandosi sull’“architettura” del testo, il cui fondamento si riscontra nel paragrafo 12 della Gaudium et spes – “l’uomo è creato a immagine e somiglianza di Dio” – e sulla “dignità ontologica dell’essere umano, che ha quattro caratteristiche: è infinita, immeritata, incalcolabile e inviolabile”. A fare da stella polare, i principi della dottrina sociale della Chiesa, passati in rassegna nel secondo e terzo capitolo, che sottolineano “la grandezza della persona di fronte al dominio della tecnica e a quella ‘terra promessa’ che è l’intelligenza artificiale, qualcosa di totalmente nuovo alla quale dovremo comprendere come approcciarci”.

Le insidie della “società dell’incertezza”. “Nell’epoca della post-verità, il rischio è di scegliere di non scegliere”. A lanciare la provocazione è stato don Francesco Cosentino, docente alla Pontificia università lateranense. Il relatore ha definito quello attuale “un tempo solo apparentemente più libero, dove convivono più visioni della vita ma tutte sganciate da una verità di fondo”. In questa “società dell’incertezza”, avviene “una ridefinizione quasi quotidiana della propria vita, con una pressione a ricercare continuamente il senso della realtà, e tutto ciò provoca un forte smarrimento”. Il rischio, quindi, è quello di “scegliere di non scegliere, perché si viaggia su molteplici visioni della vita”. Il Papa, invece, con la sua prima enciclica, secondo don Cosentino, “ci dice, fin dall’esordio del documento, che c’è bisogno di un’opzione fondamentale, di una scelta decisiva: in ogni epoca siamo noi che dobbiamo dare forma al nostro tempo, e

il mondo può essere una nuova Babele o una nuova Gerusalemme”.

In concreto, nell’epoca della rivoluzione digitale, “la scelta decisiva è tra le promesse illusorie e ambigue della tecnica e la custodia dell’umano”, partendo dalla consapevolezza che “la tecnologia non è neutra, ha un impatto antropologico: non dipende solo da come la usiamo, ma cambia il nostro modo di vivere la vita sul piano antropologico, sociale, politico, economico e anche spirituale”.

La domanda seria. “Se un giorno l’intelligenza artificiale ci dicesse che Dio non esiste, noi che faremmo?”. Per don Andrea Pizzichini, docente all’Accademia alfonsiana, “questo è un esempio di cattivo uso dell’intelligenza artificiale: la domanda seria, invece, è cosa ci rende davvero umani”. Il sacerdote e ingegnere ha commentato la Magnifica humanitas esortando, in primo luogo,  ad andare “oltre il mito” riguardo all’intelligenza artificiale, che “non è un pensiero, non è un intelletto, ma è un prodotto dell’intelligenza umana al comando del quale non c’è un sistema di regole, ma un addestramento basato su una grande quantità di dati”. La potenza dell’IA, in altre parole, “non sta in un sistema rigido, ma nella flessibilità e nell’adattabilità: più parliamo con gli algoritmi, più li addestriamo”. Di fronte a “macchine statistiche, come gli algoritmi, che fanno solo una cosa: identificare schemi, cioè relazioni tra i dati”, e per scongiurare il rischio che l’uomo diventi “un ingranaggio subordinato all’efficienza” – ha affermato l’esperto – “abbiamo la responsabilità di mantenere un controllo umano effettivo e tracciabile sulle decisioni”, come esorta a fare Papa Leone:

“L’intelligenza artificiale non deve creare nuovi monopoli di potere, ma garantire un accesso universale e giusto alle nuove tecnologie, orientato al bene comune”.

A portare un’esperienza sul campo di “intelligenza artificiale disarmata” è stato  Francesco Cicione, fondatore di Entopan e di Harmonic Innovation Group, che ha illustrato la piattaforma di IA generativa Colnissar, gestita da “una comunità di addestratori lungo l’arco dell’intero ciclo di vita”: “L’intelligenza artificiale, come dice il Papa, va coltivata, non costruita. Si costruisce ciò che ci domina, si coltiva ciò che si rispetta. L’etica non può essere definita da pochi: né dagli ingegneri della Silicon Valley, né dai quadri di partito, né da una commissione di tecnocrati. Bisogna riferirsi all’etica universale comparata e, per chi crede, a quella del magistero morale della Chiesa cattolica”.