Sulle frontiere

I nostri giornali sono delle piazze sulle quali la gente si incontra, discute e si confronta. Il Papa ci sollecita ad andare nelle periferie geografiche ed esistenziali

Inquietudine comunicativa. È quella che deve animare il nostro lavoro. Lo scriviamo alla vigilia della Giornata diocesana dedicata alla promozione e diffusione del quotidiano Avvenire e dei nostri tre settimanali oggi insieme che si celebra in tutte le chiese domenica prossima. «Questo è comunicare – ha detto papa Francesco sabato scorso in un discorso a braccio ai partecipanti all’assemblea plenaria del Dicastero per la comunicazione -. Cercare sempre le frontiere, altre, altre…».

L’Osservatore Romano è sì un problema, ha riconosciuto il Pontefice, pensando ai bilanci spesso in rosso del giornale della Santa Sede. Ma poi ha aggiunto, invece di chiudere, il direttore Monda «ne fa un altro, quello di Strada, e vai». Non serve la filosofia dell’altoparlante, ha proseguito Bergoglio. Serve quella del telefono, quella grazie alla quale uno parla e un altro ascolta e poi viceversa. «Un comunicatore vero deve essere attento al ritorno, alla reazione che provoca. Non può esserci comunicazione senza un dialogo e senza movimento». Per noi significa che non si può stare chiusi in redazione. Ci dobbiamo e ci vogliamo mettere in sintonia con la gente, in ascolto di quello che dice e pensa.

«Essere comunicatore – ha detto ancora Francesco – è andare, camminare, rischiare, con i valori, convinto che sto dando la mia vita con i miei valori, i valori cristiani e i valori umani. Sono diffidente dei comunicatori asettici, questi che sono tecnica, pura. Sì, ma la tecnica da sola non serve, la tecnica ti aiuta se dietro c’è un cuore, c’è una mente, se c’è un uomo, una donna che dà del suo». Per fare questo mestiere, nella Chiesa e per contribuire diffondere la Buona novella che assegna un senso alle nostre vite e al nostro impegno quotidiano, ci vogliono passione sconfinata e dedizione totale.

D’altronde è difficile che possa accadere qualcosa di diverso. Vale per noi che operiamo nei mass media, ma vale per quanti hanno fatto l’incontro decisivo per la loro vita. La comunicazione crea legami. I nostri giornali sono delle piazze sulle quali la gente si incontra, discute e si confronta. Il Papa ci sollecita ad andare nelle periferie geografiche ed esistenziali. «Solo una Chiesa che è immersa nella realtà conosce davvero ciò che si trova nel cuore dell’uomo contemporaneo», si legge nel testo consegnato al prefetto del Dicastero, Paolo Ruffini. I nostri giornali, e Avvenire con noi, costituiscono questo avamposto nella missione della Chiesa. Questo il nostro compito, a servizio della comunità.

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