Il Papa firma l’Appello. Dai cimiteri un grido di pace

A pochi giorni dalla solennità di Tutti i Santi, donne e uomini veri e propri costruttori di pace, Papa Francesco ancora una volta si è reso disponibile a una mediazione tra Russia e Ucraina per far cessare il conflitto in corso. Il presidente francese, Emmanuel Macron, durante l’incontro in Vaticano di lunedì, gli ha chiesto di telefonare al presidente russo, Vladimir Putin, al patriarca ortodosso russo Kirill e al presidente americano, Joe Biden, per «favorire il processo di pace»

(Foto Vatican Media/SIR)

A pochi giorni dalla solennità di Tutti i Santi, donne e uomini veri e propri costruttori di pace, Papa Francesco ancora una volta si è reso disponibile a una mediazione tra Russia e Ucraina per far cessare il conflitto in corso. Il presidente francese, Emmanuel Macron, durante l’incontro in Vaticano di lunedì, gli ha chiesto di telefonare al presidente russo, Vladimir Putin, al patriarca ortodosso russo Kirill e al presidente americano, Joe Biden, per «favorire il processo di pace». E nel giro di poche ore è arrivata un’apertura del Cremlino per bocca del portavoce Dmitry Peskov: «La Russia è pronta a dialogare con il Pontefice, così come con gli americani e con i francesi. Ma chi chiama Zelensky?». Intanto martedì a Roma al Colosseo si è concluso l’Incontro Interreligioso promosso dalla Comunità di Sant’Egidio nello spirito di Assisi. “Con ferma convinzione diciamo: basta con la guerra! Fermiamo ogni conflitto. La guerra porta solo morte e distruzione, è un’avventura senza ritorno nella quale siamo tutti perdenti. Tacciano le armi, si dichiari subito un cessate il fuoco universale. Si attivino presto, prima che sia troppo tardi, negoziati capaci di condurre a soluzioni giuste per una pace stabile e duratura”. Inizia così l’Appello di Pace che è stato letto da una giovane ed è stato firmato sul palco da Francesco e dai leader religiosi. Con loro Edith Bruck, scrittrice sopravvissuta alla Shoah. “Siamo di fronte a un bivio: – scrivono le autorità religiose – essere la generazione che lascia morire il pianeta e l’umanità, che accumula e commercia armi, nell’illusione di salvarsi da soli contro gli altri, o invece la generazione che crea nuovi modi di vivere insieme, non investe sulle armi, abolisce la guerra come strumento di soluzione dei conflitti e ferma lo sfruttamento abnorme delle risorse del pianeta”. “Il mondo, la nostra casa comune, è unico e non appartiene a noi, ma alle future generazioni. Pertanto, liberiamolo dall’incubo nucleare. Riapriamo subito un dialogo serio sulla non proliferazione nucleare e sullo smantellamento delle armi atomiche. Ripartiamo insieme dal dialogo che è medicina efficace per la riconciliazione dei popoli”. Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, ha parlato nella cerimonia finale. «Dal mondo percorso da venti di guerra si alzano grida e invocazioni di pace. Milioni di persone esprimono in modi diversi una volontà: basta con la guerra. Dall’Ucraina bombardata, dalle trincee del Donbass si alza il grido dei feriti, dei morenti, il lamento dei familiari e degli amici. Le stesse urla di dolore, le stesse implorazioni si alzano dalla Siria, dal Caucaso, dall’Afghanistan, dallo Yemen, dalla Libia, dall’Etiopia, dal Sahel, dal Nord del Mozambico. Quante invocazioni! Chi ascolta queste voci, chi ascolta le voci di chi non c’è più?». L’indifferenza ci fa dimenticare tutte le vittime di tutte le guerre: il 2 novembre pregheremo per i nostri cari defunti e per altri morti, uccisi sul campo di battaglia. Da ogni cimitero, anche il più piccolo, il più sperduto tra la pianura e le valli, si leverà al cielo un grido di pace. Infine, portando i fiori sulle tombe, ricorderemo le madri e le mogli che portano fiori nelle fosse comuni dove sono stati gettati i corpi di mariti, padri e figli rubati alla vita dalla guerra. Finalmente riposino in pace.

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