Chi vuole veramente la pace?

«L’andamento della guerra in Ucraina è diventato talmente grave, devastante e minaccioso, da suscitare grande preoccupazione». Con queste parole, domenica scorsa, papa Francesco ha iniziato la riflessione prima dell’Angelus, interamente dedicata ai tragici eventi nell’est Europa. «Questa terribile e inconcepibile ferita dell’umanità anziché rimarginarsi – ha detto ancora il Pontefice, con parole che vanno accolte con grande attenzione – continua a sanguinare sempre di più, rischiando di allargarsi. Mi affliggono i fiumi di sangue e di lacrime versati in questi mesi. Mi addolorano le migliaia di vittime, in particolare tra i bambini, e le tante distruzioni, che hanno lasciato senza casa molte persone e famiglie e minacciano con il freddo e la fame vasti territori. Certe azioni non possono mai essere giustificate, mai! (...) E che dire del fatto che l’umanità si trova nuovamente davanti alla minaccia atomica? È assurdo»

foto SIR/Marco Calvarese

«L’andamento della guerra in Ucraina è diventato talmente grave, devastante e minaccioso, da suscitare grande preoccupazione». Con queste parole, domenica scorsa, papa Francesco ha iniziato la riflessione prima dell’Angelus, interamente dedicata ai tragici eventi nell’est Europa. «Questa terribile e inconcepibile ferita dell’umanità anziché rimarginarsi – ha detto ancora il Pontefice, con parole che vanno accolte con grande attenzione – continua a sanguinare sempre di più, rischiando di allargarsi. Mi affliggono i fiumi di sangue e di lacrime versati in questi mesi. Mi addolorano le migliaia di vittime, in particolare tra i bambini, e le tante distruzioni, che hanno lasciato senza casa molte persone e famiglie e minacciano con il freddo e la fame vasti territori. Certe azioni non possono mai essere giustificate, mai! (…) E che dire del fatto che l’umanità si trova nuovamente davanti alla minaccia atomica? È assurdo». Un intervento accorato, quello del Papa, da cui traspare la chiara consapevolezza della pericolosità del momento che stiamo vivendo. Da qui l’appello rivolto al Presidente russo perché fermi, «anche per amore del suo popolo, questa spirale di violenza e di morte», e al Presidente ucraino, perché sia «aperto a serie proposte di pace». A tutti i protagonisti della vita internazionale e ai responsabili politici delle Nazioni, il Papa ha domandato «con insistenza di fare tutto quello che è nelle loro possibilità per porre fine alla guerra in corso, senza lasciarsi coinvolgere in pericolose escalation, e per promuovere e sostenere iniziative di dialogo».

La pace è stata al centro anche del discorso del Presidente Mattarella, lo scorso 4 ottobre, alla cerimonia di accensione della Lampada di San Francesco ad Assisi: «La nostra Costituzione ha, coerentemente, iscritto la pace come fondamento e traguardo della nostra comunità (…) Non ci arrendiamo alla logica di guerra, che consuma la ragione e la vita delle persone e spinge a intollerabili crescendo di morti e devastazioni. Che sta rendendo il mondo più povero e rischia di avviarlo verso la distruzione». Insieme all’urgenza della pace, Mattarella ha richiamato con forza anche un altro tema, assolutamente connesso a quello della pace, vale a dire la cura dell’ambiente: «La pace non è soltanto assenza di combattimenti bensì, ci ricorda san Francesco, è connaturata all’armonia con il Creato. Quando si consumano a dismisura le risorse, quando si depreda la natura, quando si creano disuguaglianze tra i popoli, quando si inaridisce il destino delle future generazioni, ci si allontana dalla pace. Dobbiamo riparare, restituire. È la grande urgenza della nostra epoca. Non abbiamo altro tempo oltre questo».

Parole chiare – sia quelle del Papa sia quelle di Mattarella – che purtroppo non sembrano trovare ancora adeguato ascolto. Da un lato, Zelensky, che intravede delle possibilità di vittoria, ha fatto approvare un decreto per vietare ogni trattativa con Putin; dall’altro, il Presidente russo alza la posta in gioco e minaccia l’uso di armi nucleari. Chi dovrebbe tentare e proporre tentativi di dialogo, lo fa, ma in modo troppo timido o troppo poco convinto. L’Europa, dal canto suo, si presenta segnata da forti tensioni interne, che sembrano minarne l’unità, preoccupata del costo del gas, dell’energia e della conseguente crisi economica.

In questo stato di cose viene da domandarsi: dove sono le manifestazioni, i girotondi, le marce (e le veglie!) per la pace? A chi sta veramente a cuore la pace? Chi veramente vuole fermare il conflitto in corso, prima che sia troppo tardi? Eccettuate le due voci che abbiamo citato, sembra che tutti attendano non si sa che cosa. Non sarebbe proprio questo, invece, il tempo di agire e proporre strade alternative?

 

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