Le famiglie siano protagoniste della pastorale e non solo destinatarie

È esperienza del nostro impegno trentennale nella pastorale familiare che quando vi è piena collaborazione tra sacerdoti e sposi, la Chiesa si rigenera, respira una brezza di pienezza e benessere che contagia tutta la comunità parrocchiale; laddove invece la relazione è faticosa, ne risente in pesantezza anche la comunità parrocchiale

foto SIR/Marco Calvarese

Tra pochi giorni prenderà il via a Roma il X Incontro mondiale delle famiglie. Un appuntamento importante per la Chiesa, per riflettere insieme sulla famiglia “prima chiesa domestica” e per rinnovare l’impegno a suo favore in un periodo di fortissime trasformazioni.

L’Incontro chiude l’anno “Famiglia Amoris Laetitia”, indetto il 19 marzo del 2021 per fare il punto sullo stato di attuazione dell’omonima esortazione apostolica, pubblicata nel 2015 dopo ben due Sinodi dedicati alla famiglia. Una congiuntura non casuale. Amoris Laetitia ha introdotto una rivoluzione pastorale importante che, attingendo a quell’umanesimo integrale tanto caro a Papa Francesco, ha inaugurato una stagione nuova, ripensando in particolare l’accompagnamento pastorale delle famiglie. Il documento, per molti aspetti innovativo, fatica però ancora ad essere assimilato e condiviso nei vari livelli della Chiesa.

Questo Incontro offre perciò l’occasione di focalizzare ancor di più il cammino fatto in questi anni e per rilanciare il valore della pastorale con le famiglie. Per le famiglie che vi partecipano o lo seguono sarà un’occasione importante, che speriamo possa dare senso e slancio ai tanti sforzi quotidiani che ogni famiglia fa per custodire la vita e il creato.

Anche a causa della crisi pandemica, l’Incontro per la prima volta si svolge in forma “multicentrica e diffusa”: la nuova formula ha consentito una maggiore attivazione e protagonismo da parte delle Diocesi sul tema, e soprattutto ha valorizzato le tante famiglie che operano sui territori, generando una maggiore solidarietà a livello locale. Tantissime le iniziative che si stanno proponendo in tutta Italia, una più bella delle altre. Questa mobilitazione fa ben sperare sia per gli stimoli che ha generato nelle chiese locali, sia per la prossimità alle famiglie e alle periferie.

L’auspicio è che le famiglie possano diventare sempre più protagoniste della pastorale e non solo destinatarie; ciò consente sia di avviare reti e percorsi all’interno delle diocesi, sia di sensibilizzare maggiormente le persone sulla bellezza dell’essere famiglia.

Per quanto mi riguarda, ho partecipato con la mia famiglia a diverse edizioni di questa manifestazione; quest’anno però abbiamo l’onore, con mio marito, di essere anche moderatori di un panel, “Sposi e sacerdoti insieme per costruire la Chiesa”, che prevede la testimonianza di tre coppie di sposi e di un sacerdote provenienti da Burundi, Lituania e Libano. Il tema costituisce uno snodo importante della missione della Chiesa: condividere insieme i percorsi di fede e l’impegno missionario, come coppie di sposi e come sacerdoti, è una sfida tutta ancora da sviluppare.

È esperienza del nostro impegno trentennale nella pastorale familiare che quando vi è piena collaborazione tra sacerdoti e sposi, la Chiesa si rigenera, respira una brezza di pienezza e benessere che contagia tutta la comunità parrocchiale; laddove invece la relazione è faticosa, ne risente in pesantezza anche la comunità parrocchiale.

(*) vice presidente del Forum nazionale delle associazioni familiari

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