Il dolore e la determinazione di Benedetto

«Mi ha profondamente colpito che la svista sia stata utilizzata per dubitare della mia veridicità, e addirittura per presentarmi come bugiardo». Sono queste le parole forti con cui il papa emerito Benedetto XVI, attraverso una lettera dello scorso 8 febbraio, ha reagito alle accuse che gli sono state mosse da una recente indagine: il rapporto sugli abusi sessuali su minori e adulti con disabilità da parte di chierici e personale ecclesiastico dell’arcidiocesi di Monaco e Frisinga. Avviata nel febbraio 2020, l’indagine è stata affidata, per volontà dell’attuale arcivescovo, il cardinal Marx, ad uno studio legale “laico” ed ha preso in esame un arco di tempo di circa 75 anni (dal 1945 al 2019).

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

«Mi ha profondamente colpito che la svista sia stata utilizzata per dubitare della mia veridicità, e addirittura per presentarmi come bugiardo». Sono queste le parole forti con cui il papa emerito Benedetto XVI, attraverso una lettera dello scorso 8 febbraio, ha reagito alle accuse che gli sono state mosse da una recente indagine: il rapporto sugli abusi sessuali su minori e adulti con disabilità da parte di chierici e personale ecclesiastico dell’arcidiocesi di Monaco e Frisinga. Avviata nel febbraio 2020, l’indagine è stata affidata, per volontà dell’attuale arcivescovo, il cardinal Marx, ad uno studio legale “laico” ed ha preso in esame un arco di tempo di circa 75 anni (dal 1945 al 2019). L’obiettivo dell’indagine è stato quello verificare se chi aveva delle responsabilità di governo nella diocesi bavarese abbia agito in modo appropriato nel trattare i casi sospetti e i possibili colpevoli. Nella diocesi di Monaco-Frisinga, che conta all’incirca 2 milioni di cattolici, nell’arco dei 75 anni l’indagine avrebbe fatto emergere 235 persone responsabili di abusi (di cui 173 preti) e 497 vittime (nel 60% dei casi si tratta di minori). Ovviamente, è stato scandagliato anche il quinquennio dell’episcopato di Ratzinger, che è stato pastore del capoluogo bavarese dal 1977 al 1982, riscontrando l’inadeguata gestione di quattro casi (uno in particolare).
Nella lettera dello scorso 8 febbraio, il papa emerito informa di aver redatto, con il sostegno di un piccolo gruppo di persone competenti, una “memoria” di 82 pagine, che sarà resa pubblica prossimamente, in cui ritiene di aver dato risposta alle domande postegli dai curatori dell’indagine. Si è trattato di un lavoro non facile che ha richiesto la lettura e l’analisi di quasi 8 mila pagine di atti, in formato digitale, e di una perizia di quasi 2 mila pagine. Sempre nella lettera, il papa emerito scrive: “Nel lavoro gigantesco di quei giorni – l’elaborazione della presa di posizione – è avvenuta una svista riguardo alla mia partecipazione alla riunione dell’Ordinariato del 15 gennaio 1980. Questo errore, che purtroppo si è verificato, non è stato intenzionalmente voluto e spero sia scusabile”. Di questo errore, Ratzinger aveva già dato conto attraverso il suo segretario, mons. Gänswein, in una dichiarazione alla stampa lo scorso 24 gennaio, subito dopo la pubblicazione dell’indagine. Sia nella dichiarazione alla stampa sia nella lettera, Benedetto XVI si appella alla sua buona fede.
Un errore è sempre un errore e, in un procedimento di carattere legale, come è di fatto l’indagine, la “buona fede” può anche non apparire come un buon argomento. Tuttavia, pensando alla situazione personale di Benedetto XVI, che ad aprile compirà 95 anni, vien da chiedersi se non ci sia una sorta di “accanimento” nei suoi confronti. Tanto più se si tiene conto delle azioni contro la pedofilia nella Chiesa che proprio Ratzinger ha compiuto nel corso della sua intera vita. Ancora cardinale, nel 2001 fu l’autore materiale della lettera apostolica in forma di motu proprio “Sacramentorum sanctitatis tutela”, che trasferì la competenza per giudicare tali crimini alla Congregazione per la dottrina della fede e segnò una svolta nel modo di gestire questo genere di casi. In diverse occasioni ha usato parole molto dure nei confronti degli autori di questi crimini ed in numerose occasioni ha incontrato le vittime di abusi sessuali da parte di esponenti del clero. Soprattutto non è possibile dimenticare la drammatica lettera che nel 2010 inviò ai cattolici d’Irlanda, per esprimere lo sgomento per gli abusi sessuali commessi sui giovani da parte di esponenti della Chiesa e per il modo in cui essi furono affrontati dai vescovi irlandesi e dai superiori religiosi, proponendo un necessario cammino di risanamento, di rinnovamento e di riparazione.
Per comprendere quale sia il suo punto di vista in merito alla pedofilia nella Chiesa, forse è sufficiente semplicemente rileggere un passaggio della lettera dello scorso 8 febbraio: “In tutti i miei incontri con le vittime di abusi sessuali da parte di sacerdoti – scrive Benedetto XVI – ho guardato negli occhi le conseguenze di una grandissima colpa e ho imparato a capire che noi stessi veniamo trascinati in questa grandissima colpa quando la trascuriamo o quando non l’affrontiamo con la necessaria decisione e responsabilità, come troppo spesso è accaduto e accade. Come in quegli incontri, ancora una volta posso solo esprimere nei confronti di tutte le vittime di abusi sessuali la mia profonda vergogna, il mio grande dolore e la mia sincera domanda di perdono. Ho avuto grandi responsabilità nella Chiesa cattolica. Tanto più grande è il mio dolore per gli abusi e gli errori che si sono verificati durante il tempo del mio mandato nei rispettivi luoghi. Ogni singolo caso di abuso sessuale è terribile e irreparabile. Alle vittime degli abusi sessuali va la mia profonda compassione e mi rammarico per ogni singolo caso”. Se quanti hanno avuto dei ruoli di responsabilità all’interno Chiesa negli anni passati avessero coltivato questo atteggiamento e questa consapevolezza, forse oggi non ci troveremmo ad attraversare questa “valle di lacrime”: questo bagno di sofferenze per le vittime e per la Chiesa intera.

(*) direttore “L’Azione” (Vittorio Veneto)

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