L’ascolto della storia umana

Si apre per l’intera Chiesa (il 10 ottobre) e per la nostra diocesi (il 16 ottobre) un Sinodo che ha il suo spunto di partenza nell’ascolto. È una Chiesa cosciente della sua missione del Vangelo e che perciò si pone al servizio di tutti, specialmente dei poveri; si pone in ascolto delle periferie del mondo sociali ed esistenziali. È tramontata da tempo l’immagine della Chiesa erede dello Stato pontificio, proprietaria di ricchezze, che ancora aleggia nella mente di molti contemporanei. È passato solo un secolo e mezzo dalla breccia di Porta Pia e dal tempo dei “papa-re”; pochi decenni dalle distorsioni dell’immagine di Chiesa. Ora non è più quella che condizionava la “societas cristiana”. Ci troviamo da decenni in una società totalmente secolarizzata e dobbiamo ripensare il modello di evangelizzazione e di relazione con il mondo.

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

Si apre per l’intera Chiesa (il 10 ottobre) e per la nostra diocesi (il 16 ottobre) un Sinodo che ha il suo spunto di partenza nell’ascolto. È una Chiesa cosciente della sua missione del Vangelo e che perciò si pone al servizio di tutti, specialmente dei poveri; si pone in ascolto delle periferie del mondo sociali ed esistenziali. È tramontata da tempo l’immagine della Chiesa erede dello Stato pontificio, proprietaria di ricchezze, che ancora aleggia nella mente di molti contemporanei. È passato solo un secolo e mezzo dalla breccia di Porta Pia e dal tempo dei “papa-re”; pochi decenni dalle distorsioni dell’immagine di Chiesa. Ora non è più quella che condizionava la “societas cristiana”. Ci troviamo da decenni in una società totalmente secolarizzata e dobbiamo ripensare il modello di evangelizzazione e di relazione con il mondo.
Impariamo da Gesù che si fece compagno di viaggio dei due discepoli di Emmaus, li ascoltò nelle loro speranze deluse, nei loro pensieri depressi, poi svelò il senso degli avvenimenti e diede loro speranza: lo riconobbero nello spezzare il pane, che è un gesto eucaristico e un segno sociale. Così la Chiesa si fa dialogo, iniziando dall’ascolto sia dei suoi fedeli che di coloro che ne sono fuori. L’apertura al “mondo” ebbe impulso da Giovanni XXIII. Si parlò molto dei segni dei tempi, frutto della Parola di Dio presente dentro i fatti della storia umana. La Chiesa li deve comprendere e riconoscere soprattutto nelle persone, nelle loro considerazioni, nelle loro vicissitudini. L’Evangelii Nuntiandi parla delle “possibilità cristiane ed evangeliche nascoste, ma già presenti e operanti nelle realtà del mondo”. Porsi in ascolto di esse significa ascoltare lo Spirito Santo che anticipa l’opera di ogni evangelizzatore; significa superare ogni pregiudizio, creare relazioni oltre i sacri recinti, avere attenzione alle persone, alle loro attese, al loro pensiero, alle loro intenzioni, progetti, opere. Ciò esige una totale apertura allo Spirito di Dio, che “soffia dove vuole”. La secolarizzazione è una nuova fase, non il silenzio dello Spirito. Si riconosce che il mondo è solo il mondo, senza messianismi intrinseci. Ciò non significa dare spazio solo ai pragmatismi. Anche questa ideologia è in sé vuota. L’uomo viene oggi spesso definito “cercatore di senso”. Questo senso lo si può cercare nella dimensione che trascende la realtà materiale. È la base della possibile relazione con Dio, che cerca un dialogo con ciascuno e con l’umanità, che ci provoca con le domande ultime. Questo è lo sguardo nuovo con cui, dal tempo del Concilio, comprendiamo la storia umana e ci poniamo in ascolto.

(*) direttore “Il Momento” (Forlì)

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