Dal punto di vista di Dio

Il messaggio per la Giornata delle vocazioni di papa Francesco è intitolato “San Giuseppe: il sogno della vocazione”. Cosa può significare questo sogno di Giuseppe? Vocazione significa chiamata, qualcosa che a ognuno di noi è arrivata in vari modi. Non c’è una “vocina” che da dentro chiama. Giuseppe deve prendere una decisione in una situazione difficile: si pone di fronte a Dio e alla dignità di Maria. Intuisce ciò che sta avvenendo grazie ad una esperienza mistica, ad una rivelazione che si realizza mentre medita e cerca il senso di ciò che sta avvenendo.

Il messaggio per la Giornata delle vocazioni di papa Francesco è intitolato “San Giuseppe: il sogno della vocazione”. Cosa può significare questo sogno di Giuseppe? Vocazione significa chiamata, qualcosa che a ognuno di noi è arrivata in vari modi. Non c’è una “vocina” che da dentro chiama. Giuseppe deve prendere una decisione in una situazione difficile: si pone di fronte a Dio e alla dignità di Maria. Intuisce ciò che sta avvenendo grazie ad una esperienza mistica, ad una rivelazione che si realizza mentre medita e cerca il senso di ciò che sta avvenendo. Si interroga e stabilisce un dialogo con Dio in una storia che si intreccia fra i due. Questo iter diventa un modello della vocazione di ciascuno di noi. La tensione interiore porta a vedere le cose da un punto di vista diverso, più alto, quello di Dio.
Alcune vocazioni sono più travagliate, altre più lineari, a seconda delle personalità di chi le vive. Forse molti neanche se ne accorgono, perché Dio usa discrezione. C’è un passo straordinario di Paolo VI nella Octogesima adveniens che parla dell’opera dello Spirito dentro di noi: “Lo Spirito del Signore, che anima l’uomo rinnovato nel Cristo, scompiglia senza posa gli orizzonti dove la sua intelligenza ama trovare la propria sicurezza, e sposta i limiti dove si rinserrerebbe volentieri la sua azione; egli (l’uomo, ndr) è abitato da una forza che lo sollecita a sorpassare ogni sistema e ogni ideologia. Nel cuore del mondo rimane il mistero dell’uomo che si scopre figlio di Dio nel corso di un processo storico e psicologico, nel quale lottano e si alternano costrizioni e libertà, pesantezza del peccato e soffio dello Spirito”. Anche se riferita ad altri contesti, questa affermazione sull’opera dello Spirito di Dio è la storia della vocazione di ogni uomo. Può accadere anche senza che ci sia consapevolezza. Lo Spirito di Dio è dentro ogni persona e pone domande, provoca al dialogo. Chi in qualche misura ne è consapevole, spesso non per merito personale, è forse più libero di mettersi in gioco in questa storia d’amore. Ci sono dubbi, ripensamenti, debolezze, fragilità nel percorso, che a volte si fa impervio. Occorre, allora, riandare alla forza iniziale, rivoluzionaria dell’amore, e riprendere il cammino. Però nessuno “sta solo sul suol della terra”; c’è una comunità di fede. La vocazione, infatti, riguarda tutti come persone e come popolo. Nella Fratelli tutti il Papa parla del sogno collettivo che unisce e determina la vocazione ad essere popolo, ad essere popolo di Dio, qualcosa che lo trascende e lo realizza.

(*) direttore “Il Momento” (Forlì)

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