Alba o tramonto, i giovani eccedenza o risorsa?

Quale alba o struggente tramonto per un popolo che non riesce a rispondere alla domanda della nostra modernità: i giovani eccedenza o tramonto? Sarà mai possibile che i giovani vivano nella propria terra la condizione di eccedenza? Eccedenza occupazionale, perché i posti di lavoro offerti loro dal mercato sono inferiori alle richieste di impiego. Eccedenza intellettuale, perché non riescono a trovare un lavoro adeguato al titolo di studio conseguito. Eccedenza di desiderio, perché la realtà che li circonda non soddisfa i moderni standard di qualità della vita.

foto SIR/Marco Calvarese

Quale alba o struggente tramonto per un popolo che non riesce a rispondere alla domanda della nostra modernità: i giovani eccedenza o tramonto?
Sarà mai possibile che i giovani vivano nella propria terra la condizione di eccedenza?
Eccedenza occupazionale, perché i posti di lavoro offerti loro dal mercato sono inferiori alle richieste di impiego. Eccedenza intellettuale, perché non riescono a trovare un lavoro adeguato al titolo di studio conseguito. Eccedenza di desiderio, perché la realtà che li circonda non soddisfa i moderni standard di qualità della vita.
Quanto detto, oggi a Siracusa come nel meridione d’Italia è la nuda e cruda realtà. Eppure tutto ciò era stato previsto dagli studi statistici di fine anni ’80, quando si manifestarono le prime avvisaglie di crisi economica, dopo il mini boom (dovuto in buona parte al debito pubblico) che portò l’Italia a superare l’Inghilterra nella graduatoria dei grandi del mondo.
Perché dunque non si sono attuate iniziative risolutive al problema quando ancora c’erano le risorse per farlo? Per la verità strada facendo le lobby, più attrezzate, escogitarono, per esempio, il numero chiuso per i medici… e oggi ne paghiamo le conseguenze.
Gli italiani tuttavia sollecitarono la modernizzazione della politica nazionale con i referendum sul maggioritario, ma passato lo spavento i parlamentari più che pensare al lavoro per i giovani hanno pensato a preservare il loro, inventando leggi elettorali “porcellum”.
Quella che doveva essere la “seconda repubblica” foriera di speranze, nacque falsata da una demagogica risposta alle inchieste di “tangentopoli” che buttò via anche quel po’ di buono che era rimasto dalla tradizione repubblicana disegnata dai costituenti.
I giornali smisero di essere pungolo critico dei partiti, del governo e della magistratura e si asservirono a questo o quel potere, decretando alla lunga la fine della credibilità loro e dei loro “protetti”. Basti leggere i sondaggi circa il crollo di fiducia degli italiani tanto verso i politici, quanto nei confronti dei magistrati o dei giornalisti. Oggi i social hanno sostituito il parlamento, i tribunali ed i giornali.
In questo nuovo mondo i giovani siciliani ambiscono a soddisfare la loro sete di futuro ricercandola oltre lo stretto. Le famiglie ne pagano il conto incrementando le economie dei capoluoghi del nord. Così come, stante alle statistiche, sono ancor di più i giovani di Roma e Milano che lasciano le capitali italiane per impiegarsi nelle capitali mondiali. E, sempre più paradossalmente, osserviamo come con quanti e quali pregiudizi registriamo l’arrivo sulle nostre coste dei giovani africani che cercano un futuro migliore nei nostri centri che oggi sono sempre più a rischio di desertificazione sociale.
Come dunque riprendere il bandolo della matassa? È solo un problema di “lavoro”? Di ricerca di “comfort” o ci troviamo nel bel mezzo di nuove sfide culturali alla ricerca di un mondo senza confini?

(*) direttore “Cammino” (Siracusa)

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