La “filantropia”

Particolarmente significativo, in questo frangente storico, il fatto che a scegliere e preparare i testi della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani siano state le comunità di Malta, i cattolici e gli altri cristiani riuniti nel Consiglio ecumenico maltese; e particolarmente indovinato il brano degli Atti degli Apostoli 27,18-28,10 in cui si narra del naufragio della nave sulla quale viaggiava Paolo di Tarso, condotto prigioniero a Roma, insieme ad altre 275 persone tra soldati, marinai e passeggeri.

foto SIR/Marco Calvarese

Particolarmente significativo, in questo frangente storico, il fatto che a scegliere e preparare i testi della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani siano state le comunità di Malta, i cattolici e gli altri cristiani riuniti nel Consiglio ecumenico maltese; e particolarmente indovinato il brano degli Atti degli Apostoli 27,18-28,10 in cui si narra del naufragio della nave sulla quale viaggiava Paolo di Tarso, condotto prigioniero a Roma, insieme ad altre 275 persone tra soldati, marinai e passeggeri. La narrazione, drammatica e avvincente insieme, dopo giorni di grande paura per il mare in burrasca con la sola speranza accesa dalle parole di Paolo ai compagni di viaggio, ha il suo culmine nel fortunoso approdo all’isola (dove tuttora si celebra il 10 febbraio la “Festa del naufragio di Paolo”!) e nell’accoglienza cordiale da parte dei suoi abitanti: “ci trattarono con gentilezza” è la traduzione proposta per il termine greco letterale “filantropia”, che acquista qui tutto il suo valore, da non sminuire di fronte al più alto concetto di “carità”, perché esso indica una sfera più ampia di rapporto cordiale, anche al di là della fede, semplicemente sulla base della comune “umanità”. Nell’interpretazione degli Atti fu la fiducia nella Provvidenza a ravvivare la speranza e furono il disegno salvifico di Dio e la ospitalità dei maltesi di allora a tenere in vita i naufraghi. E’ lo stesso mare – lo sappiamo – in cui tanti altri naufraghi, oggi, vengono o no soccorsi, secondo le circostanze o secondo le differenti “sensibilità”. Ma i cristiani – e lo sottolineano tutti, dai cattolici agli ortodossi agli evangelici – sanno che (come dice papa Francesco) alla pressante questione migratoria “tutti i credenti e tutti gli uomini e donne di buona volontà devono rispondere con generosità, alacrità, saggezza e lungimiranza, ciascuno secondo le proprie responsabilità”. Parlarne anche in occasione della Settimana per l’unità dei cristiani non sembri eccessivo, anzi, siamo proprio sulla stessa linea. Si tratta in ambedue i casi di una “sfida educativa”, in cui – come ci dicono i nostri vescovi – occorre “superare paure, promuovendo la mutua conoscenza, il dialogo e la collaborazione”. La “filantropia” o la “filoxenia” (altro termine usato nella Sacra Scrittura), cioè l’ospitalità o meglio “l’amicizia per lo straniero”, è l’atteggiamento di base che deve ispirare ogni rapporto veramente umano. L’auspicio degli estensori dei testi per la “Settimana” è – come pure noi riteniamo importante – che una tale ospitalità, fondamentale per l’ecumenismo, possa intensificarsi tra cristiani anche “mediante l’incontro amorevole con coloro che non condividono la nostra lingua, la nostra cultura e la nostra fede”. Diversamente, rischiamo di dividerci ulteriormente anche tra noi – come purtroppo sembra avvenire per motivi differenti in varie Chiese, da quella anglicana a quella evangelica a quella ortodossa e persino in quella cattolica con le reiterate forzature di tensioni tra “progressisti” e “conservatori” che non promettono nulla di buono, per nessuno.

(*) direttore “Nuova Scintilla” (Chioggia)

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