Battezzati e inviati. Un mese per rispondere alla propria vocazione.

Ottobre è per la Chiesa italiana il mese dedicato alla missione: un tempo forte per fare memoria del mandato che Gesù ha affidato agli apostoli. Mai come nel nostro tempo, rispetto ai fenomeni della globalizzazione dei mercati, della mobilità umana, dell’esclusione sociale, dei cambiamenti climatici, delle persecuzioni, occorre affermare un sovvertimento nel nostro modus vivendi grazie alla potenza sconvolgente di Dio resa manifesta nella profezia di Cristo morto e risorto.

foto SIR/Marco Calvarese

Nella Chiesa italiana, il mese di Ottobre è tradizionalmente dedicato alla missione ad gentes, il cui culmine è rappresentato dalla Giornata missionaria mondiale (Gmm). Com’è noto, si tratta di un tempo forte per fare memoria del Mandatum Novum che Gesù Cristo ha affidato agli apostoli. Quest’anno c’è comunque da rilevare una novità perché papa Francesco, in una missiva inviata al prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, cardinale Fernando Filoni, ha dato una connotazione “speciale” all’Ottobre missionario, sottolineando che

nel 2019 celebriamo il centenario dell’enciclica Maximum Illud di papa Benedetto XV.

La Storia universale della salvezza, secondo il pontefice genovese, non poteva assolutamente essere richiamata a giustificazione delle chiusure nazionalistiche ed etnocentriche del tempo. Da attento osservatore, proprio colui che ebbe l’ardire di stigmatizzare la Prima guerra mondiale definendola “l’inutile strage”, scrisse, dall’alto del suo illuminato magistero, con chiarezza e coraggio profetico, che l’annuncio del Vangelo non doveva essere confuso con le strategie delle potenze coloniali e con i loro interessi economici e militari.

Oggi, nella Vecchia Europa, dispiace doverne prendere atto, c’è purtroppo ancora chi crede all’identificazione del Cristianesimo con l’Occidente, negandone l’universalità e ritenendo che l’appartenenza alla Chiesa prescinda da una conoscenza reale del dettato evangelico. Occorre pertanto riflettere maggiormente sul senso e sul significato della nostra vocazione cristiana. Per questo motivo, lo slogan della Gmm 2019 è “Battezzati e Inviati”. Si tratta di un deciso richiamo a scuotersi, ad operare una verifica, a confrontarsi con la prassi del Vangelo e con l’annuncio del Regno di Dio. La posta in gioco è alta perché, se non comprendiamo che la nostra chiamata battesimale è in funzione della missione, la nostra fede è vana, come dice l’apostolo Paolo. D’altronde, ciò che oggi sta avvenendo sul palcoscenico della Storia, all’interno stesso delle nostre comunità cristiane, ci interpella.

Mai come nel nostro tempo, rispetto ai fenomeni della globalizzazione dei mercati, della mobilità umana, dell’esclusione sociale, dei cambiamenti climatici, delle persecuzioni, occorre affermare un sovvertimento nel nostro modus vivendi grazie alla potenza sconvolgente di Dio resa manifesta nella profezia di Cristo morto e risorto. Per questo motivo, rivolgendosi alla sua comunità diocesana, don Tonino Bello, grande vescovo del Novecento, poneva delle domande, in chiave missionaria, ancora oggi estremamente attuali: “[Le nostre Chiese] sbloccano a sufficienza le cinture del rito, per liberare il messaggio e farlo “correre veloce” o si estenuano spesso nella custodia del “sacro”, nella conservazione del “deposito”, nella vigilanza sul “talento” sotterrato? Quanto annuncio rivoluzionario rimane ancora sotto certi battesimi, cresime e prime comunioni? Quali radicalità di conversione sono ancora sottese da certe celebrazioni di matrimonio? Quale spessore di autenticità di fede attraversa l’apparato di certe feste e di tante processioni?”.

È evidente che, se don Tonino fosse ancora con noi, continuerebbe a predicare, a profetizzare stando dalla parte dei poveri – poco importa se italiani o stranieri – comunque figli dello stesso Padre. La verità è che se ascoltassimo davvero, fino in fondo, la voce della coscienza, per dirla ancora con don Tonino, scopriremmo d’essere complici se non addirittura “azionisti di quelle aziende a responsabilità illimitata che portano il nome di “strutture di peccato””.

La Gmm e l’Ottobre Missionario, pertanto, servono a rianimare il sensus fidei, consentendo ai cristiani di rispondere alla propria vocazione profetica, sacerdotale e regale. Una responsabilità grande che consente un discernimento riguardo alle cose della fede e al tempo stesso nutre la sapienza dello Spirito e la vera saggezza per essere dalla parte delle Giovani Chiese, di coloro che vivono, con i nostri missionari/e nelle periferie geografiche ed esistenziali del presente.

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