Ludopatia: la Chiesa di Nardò-Gallipoli scende in campo al fianco delle famiglie

Una vera e propria emergenza sociale che non accenna ad arrestarsi e manda in rovina le persone più vulnerabili: è il fenomeno del gioco d’azzardo. Dalla prima indagine epidemiologica effettuata nell’ottobre 2018 dall’ Istituto superiore di sanità (Iss) nel quadro dell’accordo scientifico con l’ Agenzia delle dogane e dei monopoli, emerge che

nel 2017 hanno giocato almeno una volta oltre 18 milioni di italiani, di cui 700 mila minorenni aggirando la legge, ma sono oltre un milione e mezzo i giocatori “problematici”.

E si calcola che nello stesso anno sia ammontata a

101 miliardi e 850 milioni la raccolta – intesa come il numero delle giocate registrate in un anno –

raccolta che nel 1998 era pari a 12,5 miliardi. Da qui alla dipendenza patologica il passo è breve. E con la ludopatia – riconosciuta come patologia a tutti gli effetti dal Manuale diagnostico statistico dei disturbi mentali (Dsm 5) e dall’American Psychiatric Association – c’è poco da scherzare. Quanto sia in grado di portare al collasso intere famiglie e di creare disgregazione sociale e disperazione soprattutto fra soggetti più fragili, anziani e giovani, lo sanno bene sia i nuclei familiari dei giocatori colpiti, sia gli enti e le organizzazioni che se ne fanno carico.

Insomma, l’azzardo è tutt’altro che un gioco ed è in grado di rendere schiavo soprattutto chi, sempre più spesso, di fronte alla crisi economica viene abbagliato dalle sirene del “Vincere facile”. Per prevenire e curare questa piaga, nei giorni scorsi la Chiesa di Nardò-Gallipoli, in accordo con il suo vescovo mons. Fernando Filograna, è scesa in campo al fianco delle famiglie.

Nel solo 2017, fa sapere la Caritas diocesana, nel Comune di Nardò sono stati giocati 55,7 milioni di euro (1771 euro a testa) tra slot machine, gratta e vinci, lotto e scommesse sportive. A Gallipoli e Casarano, rispettivamente quasi 30 e 37,4 milioni. Di qui il progetto intitolato significativamente “Non m’illudo”, finanziato con i fondi 8xmille della Chiesa cattolica italiana e con fondi della diocesi salentina, avviato coinvolgendo parrocchie, scuole, associazioni, Comuni e la Asl di Lecce con la quale è stato siglato un protocollo.
L’obiettivo è infatti quello di offrire alle vittime di questa piaga una rete di centri di ascolto localizzati nelle parrocchie del territorio e in contatto con i Serd (servizi Asl per le dipendenze patologiche) ed eventualmente anche un sostegno economico. Ma anche di creare una rete di prevenzione e contrasto al fenomeno.

Il progetto, spiega al Sir il direttore della Caritas di Nardò-Gallipoli don Giuseppe Venneri, “è nato dall’osservazione del territorio attraverso l’importantissima opera dei centri d’ascolto parrocchiali e del centro d’ascolto diocesano. Ascoltando e accompagnando le tante persone che si sono rivolte a noi abbiamo constatato che il dramma della povertà, che investe trasversalmente giovani, adulti e anziani, non è dato solo dalla mancanza di lavoro ma anche dalla perdita di speranza.

E quando viene meno la speranza si generano illusioni. Una di queste illusioni, ormai piaga sociale, è il gioco d’azzardo”.

Il sacerdote definisce “sconfortanti” i dati forniti dall’Agenzia dei monopoli di Stato. A preoccuparlo sono soprattutto i giovani, tra i quali aumentano le scommesse sportive e on line. Dalle risposte ad alcuni questionari anonimi predisposti dalla Caritas salentina e distribuiti nelle parrocchie, emerge infatti che
“la loro percezione del problema è pressoché nulla e si evidenzia solo quando lo sperpero delle finanze familiari ha causato un forte indebitamento”.
Per questo, il progetto “Non m’illudo” si sviluppa in due direzioni. Da una parte “una forte e costante sensibilizzazione attraverso media, social media, tv locali, laboratori nelle scuole di istruzione secondaria di Copertino, Nardò, Gallipoli e Casarano”; dall’altra, “attraverso i centri d’ascolto, prevede l’accoglienza e l’accompagnamento di quanti si riconoscono vittime del problema in stretta collaborazione con i Serd e quindi le Asl locali, grazie agli operatori volontari tra cui anche psicologi, avvocati, educatori e commercialisti”. Chi invece preferisse garantirsi l’anonimato può rivolgersi alla Caritas diocesana compilando questo Form di contatto o all’indirizzo mailto:caritas@diocesinardogallipoli.it.