Hogar Buen Samaritano: Raul, “a Papa Francesco dirò che la malattia mi ha aperto gli occhi

Domenica 27 gennaio Papa Francesco si recherà in visita alla Casa Hogar El Buen Samaritano, una struttura dove si assistono persone affette dal morbo dell’Hiv-Aids. A salutare il Pontefice e a raccontare la sua storia sarà un giovane indigeno, Raul. Il Sir lo ha incontrato e ha raccolto la sua testimonianza

(da Panama) “Una benedizione, solo una benedizione”: la risposta è secca, senza tentennamenti ma accompagnata da un sorriso. Raul esprime così la sua felicità. Da pochi giorni ha saputo che sarà proprio lui a offrire una testimonianza di vita davanti a Papa Francesco in visita alla casa “Hogar del Buen Samaritano”, il 27 gennaio, penultima tappa del suo viaggio apostolico a Panama per la Gmg. L’Hogar è una fondazione nata nel 2005 per iniziativa della Chiesa panamense per fornire assistenza a giovani e adulti affetti dal morbo dell’Haiv-Aids, privi di un sostegno familiare o economico. Si stima che a Panama siano oltre 30mila le persone sieropositive e 70mila le donne che ogni anno partoriscono in regime di infezione conclamata.

Sembra passata una vita da quando 4 anni fa scoprì di essere sieropositivo. Le conseguenze della malattia oggi lo costringono su una sedia a rotelle. E la fisioterapia non basta per rimettersi in piedi come vorrebbe. 31 anni, Raul è un ‘nativo’ proveniente da Ngäbe-Buglé, la più grande e popolosa delle tre comarche indigene di Panama. La sua storia è quella di tanti altri suoi coetanei indigeni che cadono nella dipendenza di droghe e alcool. La racconta così: “Mia madre mi ha abbandonato quando ero ancora piccolo e così ho cominciato a cercare quell’affetto mancante in altre persone, anche sbagliate. Non avevo possibilità economiche e ho frequentato la scuola fino alla terza elementare.

Mi sono buttato nell’alcool credendo che mi rendesse forte e indipendente.

Invece, in poco tempo mi sono ritrovato dipendente. Ho cominciato da ragazzo a bere il ‘chica fuerte’, un succo alcoolico estratto dal mais per poi passare ad altre bevande sempre più pesanti. Una vita dissoluta”.

Raul è entrato nell’Hogar due anni e mezzo fa, accolto dal direttore padre Domingo Escobar. “Non è stato facile affrontare la mia vita passata. Non ero credente.

La mia malattia mi ha aperto gli occhi.

Adesso ho una seconda opportunità da sfruttare al meglio. Sono stato abbandonato dalla mia famiglia e qui ne ho trovato un’altra che riesce a darmi quel calore e quella forza che non ho mai avuto”. È una sfida continua che Raul affronta con impegno ogni giorno partecipando alle attività della casa sin dal mattino presto e coltivando una passione: creare a ferri delle piccole borse.

Adesso la visita del Papa a Panama per la Gmg e all’Hogar, un incontro insperato, inimmaginabile. “Ho seguito grazie a internet la Giornata indigena di Soloy – dice Raul – una novità assoluta per le Gmg. È importante che le popolazioni indigene si incontrino e parlino tra loro.

Il mio essere indigeno, cioè nativo di questo Paese, mi ha dato un senso di appartenenza unico alla mia terra, siamo un popolo che crede molto alla cura e alla difesa della natura. Siamo agricoltori, allevatori e amiamo tutto ciò che viene dalla terra”.

Da una busta, che tiene sulle gambe, tira fuori due delle sue piccole borse mostrandole con orgoglio: una con la bandiera di Panama e l’altra blu e rossa, i colori della ‘camiseta’ del San Lorenzo de Almagro, la squadra argentina di cui Papa Bergoglio è tifoso. “Le donerò al Pontefice per ringraziarlo per essere arrivato all’Hogar. Mai avrei pensato di vederlo proprio qui. Stento a credere che potrò parlare con lui. Spero che l’incontro con il Papa mi aiuti a fare le scelte giuste così da affrontare le tentazioni, perché sono tante. Gli uomini sono deboli e possono sempre ricadere negli stessi errori. Papa Francesco viene a portare la Parola di Dio che ci dona la luce per andare avanti. Spero che questo incontro possa arrivare al cuore di tanti giovani che sono tra i più vulnerabili della nostra società”.

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