30 anni del Sir: una serena e ferma informazione alternativa

Camminare “sui sentieri belli e faticosi del pensare non scendendo a compromessi con nessuno” è stato ed è quel supplemento di professionalità che alla geometria delle regole del mestiere affianca la finezza di una visione non solo orizzontale delle vicende umane. In questa prospettiva s’innesta un insegnamento permanente di Papa Francesco: restituire il significato autentico a parole spesso svuotate, rese incomprensibili, tradite. Si spiega la scelta del Sir di tradurre il no all’“ecclesialese” in un impegno professionale per dare accessibilità, credibilità e attrazione al linguaggio della Chiesa che è linguaggio per l’uomo: per ogni uomo, per ogni donna

Alzati gli occhi al termine della lettura del messaggio di Papa Francesco per i 30 anni del Sir sembra di scorgere, affacciati alla finestra del cielo, i volti dei “padri” di questa Agenzia: tra gli altri quelli di don Giuseppe Cacciami e di Giovanni Fallani.
Li vediamo sorridenti perché le parole del Papa riprendono e rilanciano il loro sogno che, condiviso dalla Federazione italiana settimanali cattolici e dalla Conferenza episcopale italiana, è diventato una realtà che ancor oggi poggia su solide basi professionali, culturali ed ecclesiali.
Papa Francesco invita a guardare avanti, incoraggia a “puntare sempre di più sulla pienezza di un’informazione di qualità che sa costruire ponti di comprensione e di dialogo”.

Non si ferma ai progressi tecnologici, irrinunciabili e auspicabili, ma ricorda che la pienezza di un’informazione di qualità discende dal primato che in essa viene riconosciuto all’uomo, alla sua dignità, al suo mistero.

È questo, indirettamente e come premessa, il richiamo del valore di un’etica professionale che troppe volte viene umiliata da presunzioni personali, ideologie, calcoli editoriali.
Ed è qui che Papa Francesco apre il tema di un’informazione pensata, un’informazione che motivi e incoraggi il pensare, mentre si scrivono e mentre si leggono le notizie. Un tema da sempre caro al Sir.
Il pensiero, radicato nella libertà e nella responsabilità, indica infatti la non facile ma doverosa alternativa a un’informazione che, purtroppo, tende a far schierare gli uni contro gli altri.
Camminare “sui sentieri belli e faticosi del pensare non scendendo a compromessi con nessuno” è stato ed è quel supplemento di professionalità che alla geometria delle regole del mestiere affianca la finezza di una visione non solo orizzontale delle vicende umane.
In questa prospettiva s’innesta un insegnamento permanente di Papa Francesco:

restituire il significato autentico a parole spesso svuotate, rese incomprensibili, tradite.

Si spiega la scelta del Sir di tradurre il no all’“ecclesialese” in un impegno professionale per dare accessibilità, credibilità e attrazione al linguaggio della Chiesa che è linguaggio per l’uomo: per ogni uomo, per ogni donna.
Papa Francesco scrive: “Sulla scia dei settimanali diocesani fatevi voce di chi non ha voce. Continuate ad accendere i vostri fari informativi su tutte le periferie. Fatevi carico comunicativo delle storie che raccontate”.
Questa è stata e rimane la scelta prioritaria del Sir, il cui terreno di nascita e di crescita sono stati e sono i settimanali cattolici diocesani, i giornali del territorio, la voce della gente.
Il Sir non solo ha inteso valorizzare un patrimonio culturale, sociale, religioso e spirituale d’inestimabile valore, non solo gli ha dato voce a distanza, ma lo ha coinvolto in una ramificata redazione giornalistica. Ha inteso mettere in dialogo la voce del territorio con la voce di chi, nella Chiesa, aveva e ha responsabilità di sintesi e di guida perché davvero si potesse e si possa narrare la bellezza e anche la fatica di essere Chiesa. Con questa passione per la comunione e la missione, il Sir si è posto in sintonia con gli altri media ecclesiali e cattolici.

L’Agenzia, che oggi festeggia trent’anni, ha compiuto un altro passo perché ha voluto dare spazio al pensiero oltre che alla vita nella convinzione che il territorio legge e interpreta con competenze e sensibilità non inferiori ad altre i segni dei tempi.

Anche il territorio attraverso i settimanali diocesani esprime pensieri grandi, meritevoli di essere portati a livello nazionale.
In questi orizzonti di dialogo s’inseriva e ancora si inserisce il rapporto di stima con i colleghi dei media non cattolici, un rapporto che puntava e punta, senza presunzione, a chiedersi e a chiedere se, nel raccontare le quotidiane vicende umane, non ci fosse e non ci sia da scoprire e da narrare qualcosa in più, qualcosa d’altro.
Si può comprendere in questo disegno comunicativo la fecondità del dialogo lungimirante tra “i padri” del Sir e l’allora segretario generale della Cei, mons. Camillo Ruini, che alla loro scuola giornalistica volentieri si mise sostenendo con entusiasmo le diverse aperture nazionali, europee e internazionali. Il Papa le cita nel messaggio.

Quella del Sir non fu una controinformazione tout-court.

Fu ed è una motivata, serena e ferma informazione alternativa e/o integrativa. Non è mai venuta meno la vocazione a costruire, con il cemento di una professionalità dove è viva la ricerca della verità, “ponti di comprensione e di dialogo”. Dopo 30 anni questa scelta si rafforza nell’avvertire la vicinanza di un Papa che, nelle parole e nella Parola, mette tutto sé stesso.
Alzati gli occhi, alla fine della lettura del suo messaggio, lo si vede Francesco, “custode” di quella Notizia che chiede di stare con amore nella storia, di raccontare con amore la storia.

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