Joylson: dal baratro della droga all’evangelizzazione tra le favelas brasiliane

In questi mesi in cui tutta la Chiesa è in cammino con i giovani per il Sinodo abbiamo pensato di condividere alcune storie di vita di ragazzi e ragazze in cammino nella sequela di Cristo attingendo dalla loro testimonianza di fede approfondendo un tema del Sinodo e attingendo alle indicazioni del Papa sulla santità in Gaudete et exsultate. Le prime due storie sono proprio di due ragazzi che ora vivono in Brasile. Sono due giovani sposi. Lei è italiana e si chiama Valentina. Lui è brasiliano. Entrambi hanno vissuto un personale “inferno” dal quale oggi sono usciti. Oggi scopriremo la storia di Joylson

Quest’estate sono in cammino con tanti giovani. Ho iniziato a fine maggio andando in Brasile con il cantante Nek ed un gruppo di giovani che si sono fermati nel nord-est nello Stato del Cearà per dedicarsi ad un campo di servizio nelle missioni dell’associazione internazionale Nuovi Orizzonti. Quanto abbiamo vissuto è diventato anche un format di 11 puntate su Rai1 ogni ogni sabato pomeriggio fino a fine settembre nella rubrica “Le Ragioni della Speranza” all’interno del programma “A sua immagine” con la regia di Maria Amata Calò e a cura di Laura Misiti e padre Gianni Epifani. Il viaggio è partito dopo aver letto la meravigliosa esortazione apostolica di Papa Francesco dal titolo: “Gaudete et exsultate”. Il Santo Padre ha voluto ricordare l’universale chiamata alla santità dando indicazioni pastorali e pratiche molto precise per l’incarnazione del Vangelo nell’oggi concreto e storico che viviamo. In questi mesi in cui tutta la Chiesa è in cammino con i giovani per il Sinodo abbiamo pensato di condividere alcune storie di vita di ragazzi e ragazze in cammino nella sequela di Cristo attingendo dalla loro testimonianza di fede approfondendo un tema del Sinodo e attingendo alle indicazioni del Papa sulla santità in Gaudete et exsultate.
Le prime due storie sono proprio di due ragazzi che ora vivono in Brasile. Sono due giovani sposi. Lei è italiana e si chiama Valentina. Lui è brasiliano. Entrambi hanno vissuto un personale “inferno” dal quale oggi sono usciti. Oggi scopriremo la storia di Joylson.

La testimonianza
Mi chiamo Joylson. Ho 28 anni e sono brasiliano. Da bambino mi sono successe tante cose, sono stato abusato all’età di 10 anni: mi hanno tolto la mia innocenza; poi mi si è presentata la pornografia che mi ha insegnato ad avere con gli altri relazioni che mi facevano sentire più grande, forte e così potevo dimenticare quel vuoto che avevo, nella fragilità di bambino che ero. Quindi a circa 12 – 13 anni sono andato in strada con la scusa di giocare, però mi volevo sentire un po’ felice. In strada mi si è presentata la droga, offerta dai ragazzi più grandi e mi piaceva tutto quello che loro facevano: si drogavano, avevano le pistole, rubavano, uscivano per fare delle cose brutte con le persone, con le donne, rapinavano e io sentivo ancora di più quella forza che mi faceva dimenticare il vuoto e il male che mi portavo nel cuore.

Mi ricordo un giorno: stavo in piazza, c’era un ragazzino di 10 anni che voleva fumare marijuana; questa cosa mi ha fatto stare talmente male che gli ho detto di non fumare, sentivo che la mia vita era distrutta e non volevo che anche la sua fosse distrutta come la mia.

Da lì ho iniziato una depressione fortissima, guardavo il mio passato, la mia vita e non vedevo niente di realizzato, mi trovavo dentro un cerchio, in carcere non riuscivo a stare un giorno senza drogarmi o senza stare insieme a ragazzi a rapinare. Quindi, ad un certo punto, non ce la facevo più e ho chiesto a mia madre di aiutarmi un’altra volta. Lei non abitava più insieme a me e a mio papà, se ne era andata perché non reggeva la situazione. Lei, attraverso un’amica, ha conosciuto l’associazione Nuovi Orizzonti e un mese dopo sono entrato in comunità. Appena sono arrivato lì, dei ragazzi che come me hanno vissuto la vita di strada sono venuti ad accogliermi con un abbraccio e qui, per la prima volta, ho provato dentro al cuore un amore potente e non sapevo neanche cosa fosse. Poi, piano piano, con l’aiuto degli operatori scoprivo qualcosa di me; nella seconda fase la comunità iniziava a darmi delle responsabilità nei diversi settori di servizio; così potevo imparare tante cose e soprattutto potevo scoprire veramente chi ero. Davanti agli occhi di Dio e di Gesù io ero proprio un dono, ero una persona voluta, non per essere sfruttata o per sentirsi superiore agli altri o per avere potere sugli altri; io ero veramente un dono d’amore che si stava scoprendo pian piano. Tutto questo percorso in comunità mi ha fatto vivere questa bella esperienza: essere morto dentro al fango, non vedere niente nella tua vita e in un momento, in un attimo, in un passo, fai un salto, cresci, ti senti amato e resusciti! Il cammino è stato lungo e doloroso ma mi ha permesso di scegliere chi essere. Oggi sono sposato da un anno con Valentina e abbiamo deciso di donare le nostre vite a Dio. Vivo nella Cittadella Cielo di Nuovi Orizzonti a Fortaleza e mi dedico ai ragazzi che accogliamo e che vengono dalle mie stesse fragilità, andiamo nelle favelas con il Progetto Coracao, evangelizziamo nelle strade, portiamo ascolto e sorrisi negli ospedali, visitiamo chi è in carcere. Nel mio piccolo cerco di donare lo stesso amore che ho ricevuto!

La parola chiave del Sinodo
Oggi possiamo approfondire la parola “ascolto” grazie alla storia di Joylson.

Ascolto: i giovani hanno bisogno di essere ascoltati davvero, di non sentirsi giudicati o etichettati, ma semplicemente accolti.

Grazie a questo ascolto è possibile allora creare quell’empatia profonda che genera fiducia per iniziare un cammino insieme. Sarà un cammino fatto di cadute e fatiche, ma potrò portare frutti di rinascita.

L’esortazione apostolica del Papa sulla santità
Il Papa in Gaudete et exsultate parla anche dei santi della porta accanto scrivendo: “Non pensiamo solo a quelli già beatificati o canonizzati”. E aggiunge sempre al numero 6: “Il Signore, nella storia della salvezza, ha salvato un popolo. Non esiste piena identità senza appartenenza a un popolo. Perciò nessuno si salva da solo, come individuo isolato, ma Dio ci attrae tenendo conto della complessa trama di relazioni interpersonali che si stabiliscono nella comunità umana: Dio ha voluto entrare in una dinamica popolare, nella dinamica di un popolo”. Dio ci salva in una famiglia che si chiama Chiesa e che opera attraverso realtà concrete in cui tutti noi siamo inseriti e dove dobbiamo fare la nostra parte per essere suoi “collaboratori”.

Approfondimento
La storia è tratta dal libro di Chiara Amirante “Il grido inascoltato. Sos giovani” (Orizzonti di Luce)

 

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