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Chiese cristiane in Italia: nasce la “Consulta ecumenica”, un segno di unità per l’Italia

Nasce la “Consulta ecumenica delle Chiese cristiane presenti in Italia”. Non una nuova struttura “giuridica”. Ma un punto stabile di incontro per continuare il cammino di dialogo intrapreso negli ultimi anni dalle Chiese, avere un organo di collegamento e consultazione il più veloce e agile possibile e poter intervenire come cristiani su temi di attualità o di emergenza. Mons. Ambrogio Spreafico (Cei) parla di un "segno per l'Italia". Il pastore Luca Negro (Fcei) di "un traguardo atteso"

Il 5 dicembre a Roma, alle 13.34, è stato compiuto un importante passo in avanti nel cammino ecumenico delle Chiese cristiane in Italia: ha visto la luce, infatti, un organismo che da tempo si aspettava e si invocava da più parti, e che per ora ha preso il nome di “Consulta ecumenica delle Chiese cristiane presenti in Italia”. Non una nuova struttura “giuridica”. Ma un punto stabile di incontro che nasce, spiega al Sir don Cristiano Bettega, direttore dell’Ufficio Cei per l’ecumenismo e il dialogo, come “segno della volontà di continuare insieme il cammino intrapreso negli ultimi anni dalle Chiese, con l’intenzione di avere un organo di collegamento e consultazione il più veloce e agile possibile per poter intervenire come cristiani su temi di attualità o di emergenza e promuovere iniziative comuni; un organismo però che possa anche venir riconosciuto in via ufficiale da ciascuna delle parti in causa, da ciascuna Chiesa quindi”.

Chi ne fa parte e gli step successivi. A dare il via all’iniziativa nella sede della Conferenza episcopale italiana, i rappresentanti della Chiesa cattolica, della Chiesa apostolica armena, della Chiesa copta ortodossa, della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia (con tutte le sue Chiese membro, battisti, esercito della salvezza, luterani, metodisti e valdesi), della Chiesa cristiana avventista del 7° giorno, della Chiesa d’Inghilterra. All’appello mancavano (per impossibilità a partecipare all’incontro) i rappresentanti della diocesi ortodossa romena d’Italia e della sacra arcidiocesi ortodossa di Italia e Malta (Patriarcato ecumenico), pur interessati però a far parte di questo tavolo permanente. Il prossimo step sarà compiuto il 12 febbraio 2018 quando i rappresentanti delle varie Chiese si incontreranno di nuovo per definire “un regolamento ad uso interno sulle modalità della consulta, i luoghi e la frequenza degli incontri e i membri che vi parteciperanno”, spiega don Bettega, che poi immediatamente aggiunge: “Con la libertà di tenere aperte le porte a tutti, anzi, con la precisa volontà di coinvolgere in questo cammino anche altre Chiese, che per vari motivi finora non hanno fatto parte di questo gruppo di lavoro”. Sì, perché questo nuovo organismo, simile ad altri presenti in diverse nazioni europee, non nasce dal nulla ma prende le mosse dal gruppo di lavoro che ha pensato, proposto e gestito l’importante appuntamento ecumenico vissuto ad Assisi a fine novembre 2017, quando cristiani di diverse Confessioni – quelle sopra citate – si sono incontrati per riflettere insieme – sottolinea sempre Bettega – su come ciascuna Chiesa interpreti “il comune appello ad essere sempre in riforma, sempre provocata dall’unico Vangelo”.

La voce del vescovo cattolico. Plaude all’iniziativa monsignor Ambrogio Spreafico, vescovo di Frosinone-Veroli-Ferentino e presidente della Commissione Cei per l’ecumenismo, che ribadisce come il neonato tavolo di lavoro comune sia da vedere in continuità con quanto sperimentato fin qui negli ultimi mesi: “È il frutto di un lavoro comune che non vogliamo sia disperso né che rimanga episodico. Abbiamo così pensato, in accordo tra tutti, di costituire questa ‘consulta’ che sarà per natura molto leggera. Vuole essere un cantiere di dialogo, di proposte, di iniziative”. La Consulta, prosegue mons. Spreafico,

“è un segno per l’Italia”.

“È innegabile: viviamo in un contesto socialmente spaccato. La globalizzazione invece di unirci, paradossalmente ha generato più segni di divisione che di unità. E ogni giorno questi segni di divisione si perpetuano a livello sociale e politico. Noi come cristiani vorremmo dare testimonianza che, pur nella diversità, che ancora ci separa, è possibile lavorare insieme. Ma per farlo, nessuno può affermare che è l’unico possessore della verità piena. È un principio fondamentale: anche se ognuno crede di camminare nella verità, deve riconoscere nell’altro la presenza di segni che ci uniscono e possono essere un dono reciproco”.

La Federazione delle Chiese evangeliche. “È un traguardo atteso”, esordisce Luca Maria Negro, presidente della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia, ricordando che in Francia quest’anno si sono celebrati i 30 anni del Consiglio ecumenico delle Chiese cristiane di Francia (Cecef). E aggiunge: “Credo che la svolta nei rapporti tra le Chiese sia avvenuta in seguito alla commemorazione comune dei 500 anni della Riforma e il ‘la’ lo ha dato l’evento di Lund a cui ha partecipato papa Francesco. Un evento storico, impensabile fino a pochi anni. Ciò che era impossibile, è accaduto. Quindi se finalmente l’ecumenismo esce dall’episodicità, lo si deve anche al lavoro che abbiamo fatto insieme”. La “Consulta” nasce come “luogo di ascolto reciproco”. “Non è sufficiente – incalza il pastore Negro – che al centro delle nostre preoccupazioni ci siano solo questioni teologiche.

È importante che i cristiani d’Italia diano insieme una testimonianza per la pace, per la giustizia e la salvaguardia del creato”.

Forte, da questo punto di vista, è l’esperienza ecumenica dei corridoi umanitari che la Federazione sostiene insieme alla Tavola valdese e alla Comunità di Sant’Egidio. “Abbiamo dato testimonianza di cosa significa essere cristiani oggi di fronte al dramma della migrazione. Mi piace pensare a questa Consulta ecumenica come ad un organismo che non si limiti a questioni puramente teologiche, ma sia capace di affrontare insieme alcuni nodi che sono al cuore della nostra società”.

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