Sierra Leone. P. Paganelli (Saveriani): i missionari non sono funzionari delle Ong

La lettera di padre Natale Paganelli, missionario saveriano dalla diocesi di Albano alla Sierra Leone, che ritorna all'essenza della vocazione missionaria. Un missionario non lavora per una Ong, ma per un Bene più grande.

Il mese di ottobre è tradizionalmente dedicato ai missionari. Uomini e donne che, seguendo vari carismi, hanno “lasciato tutto” per andare nelle periferie del mondo ad aiutare i più poveri, i più soli, i più fragili. In queste settimane il Sir racconterà la loro vita quotidiana fatta di difficoltà, gioie, esperienze, spiritualità, attraverso le voci dei protagonisti raccolte dai settimanali diocesani di tutta Italia. Uno sguardo che dai territori si alza oltreconfine e ritorna qui, a incontrare tutti i nostri lettori.

“Anche quest’anno la Giornata Missionaria Mondiale ci convoca attorno alla persona di Gesù, ‘il primo e il più grande evangelizzatore’, che continuamente ci invia ad annunciare il Vangelo dell’amore di Dio Padre nella forza dello Spirito Santo. Questa Giornata ci invita a riflettere nuovamente sulla missione al cuore della fede cristiana. Infatti, la Chiesa è missionaria per natura; se non lo fosse, non sarebbe più la Chiesa di Cristo, ma un’associazione tra molte altre, che ben presto finirebbe con l’esaurire il proprio scopo e scomparire”.
Con queste parole papa Francesco apre il suo messaggio per la giornata missionaria mondiale. Mi sembra chiaro, a partire dalla mia esperienza personale, che il Santo Padre vuole scuotere le comunità cristiane a riprendere entusiasmo per l’apostolato missionario, in modo particolare per l’annuncio del Vangelo ai non cristiani. Il grande rischio oggi, soprattutto nelle Chiese europee e dell’America del nord, è quello di considerare il lavoro del missionario alla stregua del lavoro dei funzionari delle Organizzazioni non governative (Ong): questo pericolo sta entrando anche nelle Congregazioni religiose tipicamente missionarie e nei Centri missionari delle diocesi. Resto convinto che ci sia una differenza sostanziale tra il lavoro dei funzionari delle Ong, che è molto nobile e a cui va dato appoggio, e il servizio prestato dai missionari e dalle missionarie. La differenza fondamentale sta nelle motivazioni e nelle finalità. Non sto qui a descrivere le motivazioni e finalità delle Ong, correrei il rischio di essere molto incompleto. Tuttavia, il lavoro del missionario non è limitato solo a promuovere lo sviluppo delle persone e delle nazioni, che è molto importante e occupa molta parte del nostro tempo e attenzioni, ma l’obiettivo principale è quello di promuovere e condividere con tutti il messaggio di Gesù, il progetto di società e di vita che Gesù ci ha lasciato nel Vangelo. Questi sono i veri tesori che noi “dobbiamo” condividere con convinzione con tutti, la promozione umana e lo sviluppo delle nazioni ci aiutano a veicolare i valori evangelici alle persone con cui condividiamo la nostra vita. Attenti, questo non lo facciamo perchè vogliamo che tutti diventino cristiani (certo che siamo contenti quando qualcuno fa del vangelo il suo progetto personale di vita), ma lo facciamo perchè siamo convinti che i valori evangelici superino le barriere delle religioni, sono valori così universali che possono essere vissuti da tutti, e, soprattutto, che possono avvicinare tutti gli uomi e donne e portare armonia nella comunità.

Lasciatemi rispondere, telegraficamente, alle tre domande che ci pone il Santo Padre nell’introduzione del suo messaggio.
“Qual è il fondamento della missione?”. Gesù e il suo Vangelo vissuto nella quotidianità.
“Qual è il cuore della missione?”. L’annuncio del Vangelo, soprattutto attraverso la vita delle comunità cristiane e dei missionari. Diceva il Beato Paolo VI che l’uomo contemporaneo ascolta e segue di più i testimoni che i predicatori, e se segue i predicatori è perchè sono anche testimoni.
“Quali sono gli atteggiamenti vitali della missione?”. Umiltà, condivisione e accoglienza. Non possiamo annunciare efficacemente il Vangelo se non siamo umili, se non lasciamo che sia Cristo il protagonista della missione. Non si può annunciare il Vangelo se non si è disposti a condividere quello che siamo e quello che abbiamo.
Le diocesi di Albano e Makeni (in Sierra Leone) hanno iniziato una collaborazione fraterna molti anni fa: faccio parte di questa collaborazione da più di cinque anni. Stiamo andando nella direzione giusta. L’annuncio del Vangelo è la nostra priorità, attraverso la realizzazione di opere sociali, soprattutto nel campo sanitario ed educativo, con l’azione pastorale delle Piccole Discepole di Gesù, la condivisione di vita di vari giovani della diocesi di Albano con i giovani di Makeni, la straordinaria visita, lo scorso mese di aprile, dei giovani sacerdoti di Albano, che abbiamo considerato una bella “risposta fraterna” alla presenza di vari sacerdoti di Makeni nella diocesi di Albano.
Concludo con le parole di papa Francesco: “Facciamo missione ispirandoci a Maria, Madre dell’evangelizzazione. Ella, mossa dallo Spirito, accolse il Verbo della vita nella profondità della sua umile fede. Ci aiuti la Vergine a dire il nostro ‘sì’ nell’urgenza di far risuonare la Buona Notizia di Gesù nel nostro tempo”.

(*) “Millestrade” (Albano)

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