Italiani d’America:” “il Giglio di Nola” “per le vie di Brooklyn

Dalla chiesa del Monte Carmelo, in una zona popolare di New York, parte la processione conosciuta come "Dance of the Giglio". Una storia che si rinnova dall'inizio del '900 grazie alla comunità immigrata dei campani. La fede popolare rimane radicata nel quartiere della "Grande mela" divenuto in epoche recenti il "paradiso degli hipster"

Tanti fedeli, una torre pesante svariati quintali, le armonie di una banda di ottoni, una tradizione che affonda le radici nella storia e che celebra san Paolino e la Madonna. È la festa del Giglio, una delle celebrazioni cattoliche più sentite a New York. Ogni estate a quest’epoca, padri, madri, bambini e nonni indossano i vestiti migliori e affollano le strade di Brooklyn per la processione del Giglio. La "Dance of the Giglio" parte dalla chiesa di Monte Carmelo, nella zona di Williamsburg. "È veramente una festa da vivere e da vedere, è unica a New York", dice Carl Bonomo, uno degli storici organizzatori. Gesto d’altruismo. Gli immigrati di origine nolana (Nola è un grosso Comune in provincia di Napoli, antica sede di diocesi) che abitano qui rendono omaggio alle gesta di san Paolino, divenuto loro patrono, contro i visigoti nel V secolo. Il vescovo Paolino aveva compiuto un raro atto di altruismo. Intorno al 410 d.C. i visigoti saccheggiarono Nola e fecero prigionieri gran parte degli abitanti. Paolo vendette tutto quel che possedeva per riscattare i prigionieri. Quando non aveva più nulla da presentare, offrì se stesso ai sequestratori per liberare il figlio di una vedova. Arrivato in Africa e venduto come schiavo come i suoi paesani diventò il giardiniere del suo padrone. Un giorno disse al suo padrone che il suo re sarebbe presto morto; e il padrone, turbato, lo portò dal re. Quando il monarca capì chi era Paolo gli promise che avrebbe fatto qualsiasi cosa egli avesse voluto. Paolo chiese la liberazione di tutti i nolani. All’arrivo a casa di tutti i prigionieri liberati, i nolani rimasti in paese salutarono le navi con migliaia di gigli, simbolo di amore e purezza. Negli anni i rappresentanti delle corporazioni, dai panettieri ai fioristi, dagli ortolani ai ciabattini, hanno mantenuto viva la tradizione con varie processioni in tutto il nolano. Dal 1903 una versione di questa festa va in scena a Brooklyn e si ripete, a seconda del calendario, tra luglio e agosto. Processioni simili a quella originale campana, che si tiene a fine giugno, si sono svolte nel tempo anche in altre città statunitensi, ovunque fosse giunto un buon numero di migranti di Nola. Gigantesca torre. Al centro della processione c’è la grande torre trasportata da un gruppo di oltre 50 giovani e uomini robusti. I ragazzi del quartiere lavorano tutti i sabati dell’anno per preparare una torre alta come una casa di cinque piani. Disegnano anche i legni della struttura, a mano. Alcuni di loro da grandi diverranno poi "portatori", avranno cioè il compito di sorreggere la costruzione durante la processione sotto la supervisione dei lieutenants, i cosiddetti "capi paranza". Come base per la torre è posta un’ampia barca per ricordare le peripezie di san Paolino sulle coste del Nordafrica. Quartiere in evoluzione. Gli italiani sono arrivati in questa zona di Brooklyn intorno al 1880: dopo aver costruito una chiesa dedicata alla Madonna del Monte Carmelo, con l’aiuto delle organizzazioni di mutuo soccorso hanno dato vita a una celebrazione annuale per un santo a cui erano già devoti nei paesi del Mezzogiorno d’Italia da cui provenivano. Per molti decenni questa era una festa che coinvolgeva tutto il quartiere. Oggi però con l’arrivo in vie come Graham Avenue, Bedford Avenue e Driggs Street di giovani dagli occhiali retrò, le camicie di flanella a quadri e le barbe fluenti, spesso aspiranti artisti, scrittori, fotografi e designer, i cosiddetti hipster, una buona parte del vicinato trova questa festa piuttosto bizzarra. Per questi nuovi venuti san Paolino e i visigoti sono argomenti criptici. Il che negli ultimi tempi ha causato qualche attrito tra vecchi e nuovi arrivati. Lo stesso Carl Bonomo commenta: "Williamsburg sarà anche divenuta il paradiso degli hipster, ma noi continuiamo alla grande con la processione del Giglio". Orgoglio italiano. "I riti son merce rara in America", spiega Tony De Nonno, un signore sulla settantina con la nipotina per mano, anche loro per le strade della "Grande mela" lo scorso 18 luglio. "È incredibile, qui ricordiamo un fatto del V secolo! Tutto va perduto in fretta negli Stati Uniti, ma noi abbiamo questo". Suo padre era nato a due passi dalla Chiesa del Monte Carmelo. Ora lui porta qui sua nipote Annemarie: "È importante che sappia che anche il suo bisnonno e la sua bisnonna erano parte di questa festa", dice. E così la tradizione religiosa continua.

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