L’accordo con Atene” “e l’Odissea di un popolo

L'Eurosummit ha teso la mano alla Grecia. Ma la contropartita è pesante, con un lungo elenco di riforme e sacrifici. E non è detta l'ultima parola

Visto da Bruxelles, la parola-chiave per comprendere l’accordo raggiunto all’Eurosummit per salvare la Grecia dal default è “condizionalità”. Ovvero si tende la mano ad Atene con un sostanzioso e nuovo (il terzo) pacchetto di aiuti da oltre 80 miliardi, ma in cambio si chiedono riforme pesanti e la creazione di un fondo fiduciario – nel quale confluiranno asset patrimoniali ellenici da privatizzare per un valore di 50 miliardi – a garanzia del rispetto degli accordi e per ripagare, col tempo, i creditori. Vista invece da altre capitali, la conclusione cui sono giunti i leader politici dell’eurozona suona ben diversa: ad Atene (dove lo scontro politico si è subito acceso, entro la maggioranza di governo e sulle piazze) si parla di “ricatto” e di “imposizione umiliante”; altrove – i titoli dei giornali lo mostrano esplicitamente – si indica la “capitolazione di Tsipras”, la “rivincita del nord Europa” (e in particolare della Germania della Merkel) oppure la “vittoria delle regole Ue” e dell’austerità.
Stando alle dichiarazioni dei vari protagonisti delle trattative, da Juncker a Tusk, da Hollande a Draghi, da Merkel a Dijsselbloem, lo scorso week-end si è salvato il salvabile: si consente alla Grecia di restare nell’area della moneta unica pretendendo in cambio riforme ambiziose, tagli e risparmi e una cura “lacrime e sangue” che secondo i “falchi” del nord Europa andavano realizzati da lungo tempo. Di fatto il governo greco di Alexis Tsipras è messo con le spalle al muro: prendere o lasciare. E, concretamente, viene smentito il risultato del referendum del 5 luglio, con il quale il popolo greco aveva detto “no” alle imposizioni comunitarie. Ma le sette, fitte pagine del testo siglato il 13 luglio a Bruxelles rappresentano l’inizio, e non certo la fine, dell’Odissea greca. Al Parlamento di Atene sono stati infatti concessi due giorni per i passaggi legislativi interni necessari a mettere il sigillo sull’accordo. Nel frattempo alcuni Stati dell’eurozona devono ottenere il via libera dai rispettivi parlamenti: fra di essi Germania, Paesi Bassi, Finlandia. Dopo di che si torna all’Eurogruppo per mettere ufficialmente in moto il Fondo salva-Stati (Esm, European Stability Mechanism) che erogherà una cifra vicina agli 86 miliardi nell’arco di tre anni. Nel frattempo la Banca centrale europea interverrebbe con prestiti ponte ravvicinati per consentire di far fronte alle prime scadenze. Si vocifera di 7 miliardi a luglio, forse altri 5 ad agosto. Del resto il 20 luglio la Grecia deve rimborsare proprio alla Bce 3,5 miliardi di prestiti precedenti.
La vera partita si gioca intanto ad Atene. Perché il governo Tsipras – che raccoglie ancora la fiducia di buona parte dei suoi elettori, pur uscendo oggettivamente mortificato dalle trattative in sede europea – dovrà convincere i greci a digerire il pesantissimo pacchetto di riforme che rappresenta la condizione imprescindibile per gli aiuti finanziari. Nel dettaglio, quindi, emerge anzitutto l’istituzione del fondo fiduciario, basato ad Atene ma controllato da “esperti” internazionali (Commissione Ue, Bce, Fmi, cioè l’ex Troika), che rappresenta una sorta di ipoteca su beni e servizi pubblici, ancora da individuare e avviare a privatizzazione. Segue inoltre il lungo elenco delle riforme, volte a restituire col tempo stabilità finanziaria al Paese mediterraneo e a predisporre prossimi investimenti e azioni intesi a favorire la ripresa dell’economia reale.
Governo e parlamento greci dovranno quindi farsi carico della riforma del sistema previdenziale, innalzando l’età pensionabile; procedere alla revisione dell’Iva anche allargando la base imponibile; tagliare la spesa, compresa quella per mantenere la gigantesca Pubblica amministrazione; avviare le privatizzazioni di alcuni settori strategici come le forniture energetiche, i trasporti (traghetti), le farmacie; varare al più presto il Codice di procedura penale per rafforzare e snellire la giustizia; eliminare i privilegi fiscali, accordati ad esempio agli armatori e alle isole dell’Egeo. Inoltre gli istituti di credito (l’accordo prevede 25 miliardi per ricapitalizzare le banche) saranno posti sotto specifico controllo, mentre l’istituto nazionale di statistica Elstat dovrà essere reso indipendente dal potere esecutivo. Non è dunque un caso se il quotidiano tedesco “Der Spiegel” ha elencato le richieste dettate ad Atene titolando “Il catalogo delle crudeltà”. E gli altri Stati-cicala sono avvertiti: chi vuol tenere in tasca la moneta unica dovrà rispettare i patti.

Altri articoli in Archivio

Archivio

Informativa sulla Privacy