“L’Ue ci sprona a migliorare”

Danijel Labaš, docente a Zagabria, analizza la situazione nazionale a due anni dall'adesione alla "casa comune". "C'è ancora tanto da fare"

Timidi segnali di ripresa economica per la Croazia, che saluta il suo secondo anno nell’Unione Europea con l’uscita, a fine maggio scorso, da un periodo di recessione durato sei anni. Il 1° luglio 2013 Zagabria diventa il 28° Stato membro dell’Ue, il secondo dei Balcani Occidentali dopo la Slovenia. Un’adesione piena di speranza che però non è sembrata andare di pari passo con lo sviluppo di un sistema ancora legato ai retaggi del passato e dove permangono accentuate difficoltà strutturali di un’economia segnata da un relativamente alto debito pubblico (oltre il 60%) e un tasso di disoccupazione intorno al 20% (su una popolazione di 4,4 milioni di abitanti). Un dato preoccupante, quest’ultimo, segnalato anche da Danijel Labaš, professore di Comunicazioni sociali all’Università di Zagabria dopo aver conseguito la laurea in Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e in Comunicazioni sociali alla Pontificia Università Salesiana a Roma.

In crescita, ma ancora tanti ritardi. “L’alto tasso di disoccupazione ha creato una situazione per cui la gente sta emigrando, sta andando a cercare il lavoro altrove – dichiarato Labaš a Sir Europa -. Si tratta per la maggior parte di giovani, ragazzi istruiti ma disoccupati. Sono quasi tutti laureati che non riescono a trovare un posto di lavoro in Croazia e cercano altrove un futuro migliore. Più di 30mila croati se ne sono già andati in Irlanda. Dal primo luglio 2015 Paesi come la Germania hanno aperto le porte ai nostri lavoratori che potranno accedere liberamente al mercato del lavoro tedesco”. Gli ultimi dati incoraggianti che hanno fatto registrare una crescita del Pil dello 0,5% vanno assunti con prudenza, senza dimenticare i ritardi del Paese nel contrastare la corruzione o la macchinosità del sistema amministrativo e burocratico. Un trend economico positivo, il rilancio della produzione industriale, gli sforzi del Governo per l’attuazione delle riforme sono segnali positivi, ma parlare di una vera ripresa economica appare prematuro e Zagabria è ancora lontana dall’uscire da una crisi che la investe dal 2008.

Fieri di essere nell’Ue. “Sul piano economico non abbiamo visto ancora molti vantaggi provocati dall’ingresso nell’Ue ma politicamente ci sentiamo più sicuri – continua Labaš -. Abbiamo dovuto aggiustare e adeguare le nostre leggi secondo la legislazione europea, ci sentiamo più protetti. Siamo fieri e felici di questo passo importante, che ci rende partecipi di un nuovo mondo culturale e politico a cui ci siamo sempre sentiti di appartenere. Se facessimo adesso il referendum sull’ingresso della Croazia nell’Ue, ritengo che la maggior parte dei croati sarebbe ancora favorevole a questo passo”. Sul piano economico c’è ancora molto da lavorare: “Sembriamo ancora un po’ inefficienti. Non abbiamo offerto ancora il nostro meglio alla comunità a cui apparteniamo”. Analizzando la storia dell’ex Paese jugoslavo, le cause di queste difficoltà, per Labaš, posso essere riscontrate anche nel passato. “Non ci siamo preparati a sufficienza o non ci siamo preoccupati abbastanza del nuovo tipo di mercato concorrenziale in cui stavamo per entrare. La Croazia viene da un sistema molto rigido nel quale era lo Stato a dirigere l’economia. Questa, durante il regime comunista, era diretta centralmente, era il Partito comunista a decidere tutto: che cosa si doveva produrre e quanto. Adesso paghiamo questa impostazione e sentiamo la mancanza di qualcuno in grado di calarsi profondamente nel nuovo corso di un’economia globalizzata e internazionalizzata. Nello stesso ambito universitario i professori che insegnano nelle nostre facoltà di Economia provengono da un altro sistema e anche loro hanno avuto bisogno di tempo per cambiare il loro approccio all’insegnamento e aprirsi alle nuove correnti”. “Inoltre oggi siamo esposti a ritmi frenetici, come se dovessimo fare tutto e subito. Non possiamo risolvere tutti i problemi che abbiamo ereditato per 70 anni in pochi anni. L’Ue in questo senso ci sta aiutando perché ci sprona, ci provoca in senso positivo al miglioramento. Però ogni società ha diritto di fare le riforme nei ritmi giusti e nel massimo dell’efficienza, senza coercizione”.

Motore del Sud Europa. Se la Slovenia fa parte dell’Europa dal 2004, i “vicini di casa” balcanici hanno intrapreso percorsi diversi di avvicinamento alla casa comune europea. La speranza di Labaš è quella che si ritrovino prima o poi uniti tutti insieme sotto la grande bandiera dell’Ue. “Il primo ministro Zoran Milanovic, il 1° luglio 2013, ha detto una cosa importante: ‘la Croazia non opporrà ostacoli e non metterà barriere ai nostri vicini’. Ci sentiamo come un motore in questa regione del Sud Europa, vogliamo essere promotori di democrazia, di processi positivi e di pacificazione per tutta la regione colpita dalla guerra appena 20 anni fa. Per noi sarebbe positiva l’entrata di Serbia e Bosnia-Erzegovina, nostri confinanti, perché avere vicini che fanno parte dello stesso consesso in cui regna la pace eviterebbe possibili conflitti futuri sia politici che di altra natura”.

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