“I cristiani siano testimoni di fede”

Discorso di mons. Doran, vescovo di Elphin, al Percy French Summer School. Enciclica, valori morali, ruolo dei laici nella chiesa e nella società

“La missione di cui parla Papa Francesco non è necessariamente all’estero; non riguarda infatti i ‘luoghi’, bensì i modi con i quali i cristiani possono essere testimoni di fede, piuttosto che consumatori di religione”. Ne è convinto monsignor Kevin Doran, vescovo di Elphin. Nel discorso di apertura del Percy French Summer School (Castlecoote House, Co., 8-10 luglio), tenuto l’8 luglio, il presule irlandese ha sviluppato una riflessione sulle fonti dei valori morali cristiani, con particolare attenzione a Papa Francesco che per alcuni, ha osservato, “è una specie di enigma”. Evocando il proprio brevissimo incontro con il Pontefice, nel 2014, il vescovo Doran ne ricorda l’espressione del viso: “Parla molto bene il linguaggio del corpo”, per poi soffermarsi sull’analisi dell’enciclica “Laudato si'”, che definisce “una lettura eccellente e ricca di sfide”.

Conversione dell’economia. Nelle 192 pagine del testo, afferma mons. Doran, “Papa Francesco esplora le connessioni essenziali tra proprietà delle risorse naturali, regolamentazione delle banche, sperimentazione animale, disoccupazione, modificazione genetica, consumismo, rispetto per la vita, povertà, preghiera e politica”, invita alla “meraviglia” per la presenza di Dio, che esorta a lodare “non solo nella preghiera, ma anche con il modo in cui viviamo ‘la nostra casa comune'”. Soprattutto chiede una “conversione” perché alla radice della crisi ecologica c’è il “relativismo”, che è anche “radice di ogni disordine morale”. “In un commento che sembra essere stato scritto proprio per l’Irlanda”, prosegue il vescovo di Elphin, Papa Francesco afferma: “Abbiamo bisogno in modo ineludibile che la politica e l’economia, in dialogo, si pongano decisamente al servizio della vita”, mentre “il salvataggio ad ogni costo delle banche, facendo pagare il prezzo alla popolazione, senza la ferma decisione di rivedere e riformare l’intero sistema, riafferma un dominio assoluto della finanza che non ha futuro e che potrà solo generare nuove crisi”.

Compassione e verità. Chiarendo il contesto e le parole pronunciate dal Papa sugli omosessuali nel volo di ritorno da Rio de Janeiro: “Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicare?”, mons. Doran richiama l’insegnamento del Catechismo della Chiesa cattolica, secondo il quale “le persone con orientamento omosessuale” devono “essere accettate con rispetto, compassione e sensibilità” e non devono subire “ingiuste discriminazioni”. Nell’enciclica, prosegue, il Papa “chiede coerenza nel rispetto della natura”. “Imparare ad accogliere il proprio corpo – cita Doran -, ad averne cura e a rispettare i suoi significati è essenziale per una vera ecologia umana. Anche apprezzare il proprio corpo nella sua femminilità o mascolinità è necessario per poter riconoscere sé stessi nell’incontro con l’altro diverso da sé”. In questo e in altri ambiti, i cristiani, secondo il presule, “sono chiamati ad esercitare la compassione e ad agire secondo verità”. Inevitabile il richiamo alla vittoria del matrimonio tra persone dello stesso sesso al recente referendum irlandese: “Molti degli argomenti a favore, come alcuni di quelli che stiamo iniziando a sentire a sostegno del suicidio assistito sono basati esclusivamente sul sentimento”, ma “il problema non sono le emozioni”, bensì “la negazione della natura umana nella sua totalità, e il rifiuto di ogni posizione diversa dalla propria”. Per il Papa, fa notare Doran, “coloro che respingono come assolutista l’insistenza della Chiesa sulle norme morali oggettive, sono spesso essi stessi assolutisti, soprattutto nel proclamare i diritti individuali”.

Dialogo e missione. Papa Francesco “sa quello in cui crede, ma vuole anche capire ciò che gli altri credono”, e “sembra riconoscere che attraverso il dialogo la propria fede può essere arricchita piuttosto che sminuita”, aggiunge mons. Doran, convinto che sia stata questa “umile fiducia” ad avere ispirato al Pontefice di “invitare tutto il mondo cattolico a riflettere sulle sfide che attendono la famiglia e di inviargli i risultati delle loro riflessioni. Non si è trattato di un’analisi sociologica, ma di un invito al discernimento evangelico”. Per il vescovo irlandese, Francesco “stava semplicemente riconoscendo che, anche se il Papa è guidato dallo Spirito Santo in materia di fede e di morale, non ha il monopolio della saggezza e della verità. In questo, non stava solo modellando un nuovo stile di leadership, ma stava chiedendo ai fedeli laici di esercitare le responsabilità del proprio Battesimo”. Per il Papa, conclude mons. Doran, “moralità non è solo evitare il peccato. Moralità, nel suo significato migliore, è una relazione. Attraverso un incontro personale con l’amore di Dio, siamo motivati a diventare” ciò che in “Evangelii gaudium” il Papa definisce “discepoli missionari”.

Altri articoli in Archivio

Archivio

Informativa sulla Privacy