La povertà nascosta” “delle sorelle vedove

Nulla sarà più come prima. Si celebra oggi la V Giornata internazionale delle persone vedove istituita dall’Onu nel 2011. Nel mondo, secondo l’Organizzazione, si contano 245 milioni di vedove, e tra esse 115 milioni sopravvivono in condizioni di estrema povertà. In Italia sono circa 5 milioni; le famiglie con capofamiglia vedovo/a sono circa 3,8 milioni, i nuclei familiari con figli sono circa 190mila, la cui metà comprende figli minori. Ma quante sono le vedove che arrivano nei nostri porti, sole o con figli minori, in fuga dall’orrore di conflitti e magari dopo essere state vittime di violenze di ogni tipo? Sorelle sofferenti di tutti noi che per un attimo, spesso solo un lampo, ci lambiscono con il loro dolore portato con silenziosa dignità.
Se un tempo le vedove e gli orfani venivano considerati le persone più deboli e, di conseguenza, anche le più protette dal comune sentire, ora sembrano essere i "dimenticati" delle società. E l’Italia non dà certamente il buon esempio. Uno Stato in cui la pensione di reversibilità o indiretta, se c’è, già ridotta al 60% dell’importo originario viene ulteriormente decurtata del 50% se il coniuge superstite lavora e possiede un reddito anche di soli 25mila euro lordi, non è uno Stato che protegge i suoi cittadini più deboli. Così, oltre a subire lo strappo della perdita, il senso di solitudine (molte volte di abbandono) e la fatica di "ricostruirsi" psicologicamente in un nuovo ruolo e in diverso status, le persone rimaste sole diventano l’unica fonte di reddito per la famiglia, ma senza quel doveroso riconoscimento sociale ed economico che dovrebbe tenere conto delle ferite subite da loro e dai figli, spesso ancora bambini, travolti dalla perdita di un genitore.
Un’assenza che li accompagnerà per sempre come un fiume carsico, ma che in alcuni momenti esploderà improvvisa in un crescendo di interrogativi senza risposta, rabbia e disperazione. Anche questo si troveranno ad affrontare tante mamme e papà vedovi, oltre alla "fatica" economica. Un tema che interroga la società, ma anche la pastorale, e chiama a quel prendersi cura del più fragile che è la cifra di una vera civiltà.

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