Borse di studio” “per aiutare” “giovani di talento

Per il 2015 la Fondazione Tardini ne stanzia 15 per alloggiare gratuitamente nella residenza romana studenti meritevoli, ma con famiglie non abbienti; 10, invece, le borse per "non residenti". Parla monsignor Claudio Maria Celli, presidente del Pccs e vicepresidente della Fondazione: "I nostri ragazzi hanno una votazione più alta della media nazionale e si laureano in tempi più brevi"

Permettere a chi ha ricevuto molti talenti, ma viene da famiglie non abbienti, di metterli a frutto. È l’impegno che anima il Collegio universitario "Villa Nazareth", a Roma. Nato nel 1946 per iniziativa di monsignor Domenico Tardini, il Collegio è attualmente della Fondazione "Comunità Domenico Tardini" onlus, il cui presidente è il cardinale Achille Silvestrini, è membro della Conferenza dei collegi universitari di merito riconosciuti dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca e ha collaborazioni e scambi con docenti e studenti di diverse università estere. Ogni anno la Fondazione stanzia borse di studio per ragazzi e ragazze neodiplomati e neolaureati: 15 quelle che, per il 2015, prevedono l’ammissione a titolo gratuito nella residenza romana (8 posti per ragazzi, 7 per ragazze); altre 10, invece, offrono contributi finanziari e servizi per studenti e studentesse che frequentano corsi universitari su tutto il territorio nazionale. Il bando di concorso, che scade il 19 luglio, è disponibile sul sito www.villanazareth.org; sabato 25 luglio, a Roma, si terranno le prove del concorso per le borse a disposizione. Sostegno economico a chi ha talento. "Fin dalla sua fondazione Villa Nazareth ha avuto come punti di riferimento la valorizzazione del talento e il sostegno a giovani provenienti da famiglie con disagio economico", sottolinea monsignor Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio per le comunicazioni sociali e vicepresidente della Fondazione. Il concorso, infatti, è rivolto a giovani che abbiano conseguito o conseguiranno il diploma di scuola superiore o la laurea triennale di primo livello nella sessione estiva-autunnale del 2015, con un eccellente curriculum di studi (per i diplomati, ad esempio, la media deve essere superiore al 7 e mezzo), le cui famiglie non siano in grado di sostenerli negli studi: l’Isee per il 2014 non deve superare i 20mila euro; l’Ispe (Indicatore di situazione patrimoniale equivalente) i 35mila euro. Giovani che, senza un aiuto, nella maggior parte dei casi non potrebbero arrivare alla laurea. Ed è qui che la Fondazione interviene, offrendo a tutti vitto, alloggio e formazione; in più – stabilendo una "sinergia profonda con la realtà familiare" – aiuti che, caso per caso, possono andare dal pagamento della retta universitaria ai libri, al biglietto del bus per raggiungere l’ateneo e così via. Uno sguardo ampio. La proposta formativa della Fondazione si basa "sul significato cristiano della vita, sul rispetto della libertà della persona e sul valore della cultura per un servizio agli altri". "Desideriamo – aggiunge mons. Celli – che i nostri giovani abbiano una formazione culturale il più ampia possibile, perché così è migliore il servizio che possono svolgere nella società". Per questo a chi soggiorna a Villa Nazareth – ma anche a chi ha una borsa come non residente – è chiesto di ottenere il "First Certificate" in inglese, sono offerti servizi di orientamento e tutoraggio, corsi di cultura biblica e teologica, seminari residenziali e summer school, soggiorni di studio all’estero e scambi Erasmus, tirocini e stage. Un’attenzione "globale" che Celli declina come "opportunità per far crescere il talento". E serve alla crescita reciproca pure l’interdisciplinarietà che si vive all’interno della Villa, tra differenti percorsi di studio – scientifici e umanistici – che gli studenti seguono nelle università romane e costituiscono una "ricchezza" per tutti. Oltre cento i giovani ospiti. All’interno delle due residenze – quella maschile e quella femminile – vivono circa 110 giovani, che vengono accompagnati fino alla laurea magistrale, "ma abbiamo anche ragazzi – spiega Celli – che rimangono per un periodo più lungo, perché si stanno specializzando – ad esempio i laureati in medicina – o perché è stato loro offerto un dottorato". Così il bando viene fatto per le stanze che si sono liberate nell’anno precedente, rappresentando una sorta di passaggio di testimone tra ex-studenti che vanno e nuovi che vengono. Sempre nel segno della valorizzazione del merito. "I nostri ragazzi – ricorda il presule – hanno una votazione più alta della media nazionale e si laureano in tempi più brevi". Un’eccellenza che non vuol essere elitaria, ma permettere a ciascuno di mettere in gioco i suoi talenti. Oggi nello studio, domani nella società e nel mondo.

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