Scuole cattoliche, numeri e qualità

Parla il presidente del coordinamento delle 220 istituzioni educative del Paese che fanno riferimento alla comunità ecclesiale

Le istituzioni educative cattoliche presenti in Slovacchia sono nel complesso 220, e rappresentano il 3,7% di tutte le scuole. Sul numero totale di 840mila studenti, circa 28.200 (4,5%) ricevono la loro formazione all’interno del sistema della scuola cattolica e il loro numero è in crescita, grazie alla qualità delle scuole, che ottengono risultati scolastici superiori alla media. Quasi tutte sono state fondate con l’intento di educare i giovani alunni in conformità con la fede del padre e della madre. Così, la maggior parte delle scuole primarie e secondarie esistenti hanno un “carattere pastorale”, ma – secondo Jan Horecky, presidente dell’Associazione delle scuole cattoliche della Slovacchia, intervistato per Sir Europa da Danka Jaceckova – una forte sfida per il futuro consiste nel fondare scuole che abbiano anche un compito di evangelizzazione, aperte anche a coloro che sono “alla ricerca” e agli alunni di altre religioni o atei, per offrire loro “l’opportunità di incontrare Gesù Cristo nei suoi discepoli”: insegnanti e alunni che hanno ricevuto i fondamenti della fede nella propria famiglia e possono quindi diventare un “nucleo evangelizzante” in tali scuole.

Può dirci qualcosa sulle origini e sui progetti in corso dell’Associazione delle scuole cattoliche della Slovacchia (Acss)?
“È stata fondata nel 1993 come risposta alla nascita delle prime scuole gestite dalla Chiesa cattolica dopo la ‘rivoluzione di velluto’ del 1989, con l’obiettivo di aiutare quelle scuole dal punto di vista della metodologia e della legislazione, e per rappresentare il sistema educativo cattolico nella nostra società. L’Acss è l’unica piattaforma che unisce tutte le istituzioni educative cattoliche in Slovacchia. Naturalmente, queste scuole sono nelle mani dei nostri vescovi e superiori maggiori religiosi; sono uno strumento della Chiesa per aiutare a diffondere il Vangelo nell’area dell’istruzione, della formazione dei bambini, dei giovani e anche delle famiglie nel loro insieme. Risulta molto chiaro che l’associazione rappresenta il sistema scolastico cattolico nei confronti del pubblico, delle altre associazioni e piattaforme, così come nei confronti delle autorità statali, delle istituzioni e dei mass media”.

Quanto è ascoltata e rispettata la vostra voce?
“L’esperienza dei nostri partner ci ha dato un credito consistente e ci permette di partecipare senza problemi in tutte le aree di discussione riguardanti il campo della formazione. In questo modo, siamo riusciti a ottenere che l’educazione al matrimonio e alla genitorialità sia entrata come compito strategico concreto e ideale educativo nel programma educazionale statale, obbligatorio per tutte le scuole in Slovacchia, e siamo intervenuti con successo ottenendo anche che gli argomenti riguardanti l’ideologia di genere fossero rimossi da questo programma. Abbiamo introdotto un atteggiamento cristiano rispetto a diverse tematiche cruciali nella società, fra le quali il finanziamento delle scuole o la strategia nazionale in materia di diritti umani, e abbiamo intenzione di andare avanti in questa direzione. Attualmente, stiamo lavorando su materiali e metodologie di innovazione dei contenuti dell’educazione al matrimonio e alla genitorialità, in modo che risultino accettabili non soltanto per i bambini provenienti da famiglie cristiane, ma per tutti i bambini e i loro genitori”.

Qualche settimana fa si è svolto l’incontro annuale dell’Acss; quali sono state le principali conclusioni?
“Abbiamo discusso lo sviluppo della società nei Paesi dell’Europa occidentale e le possibilità delle scuole di esercitare un’influenza in proposito; la strategia nazionale di tutela e sostegno dei diritti umani e il suo impatto sulla formazione; la presentazione di un’alternativa all’educazione sessuale inadeguata. La maggior parte delle nostre discussioni hanno avuto come esito un’accettazione di corresponsabilità rispetto al futuro della Slovacchia e diverse concrete iniziative educative e missionarie della Chiesa nella società sono state portate avanti attraverso le nostre scuole”.

Lei non è soltanto il presidente dell’Acss, ma anche il direttore di una delle scuole cattoliche di maggior successo in Slovacchia. Quali sono le sfide principali che il sistema educativo cattolico deve affrontare?
“Le nostre scuole hanno una concezione educativa chiara e comprensibile, e risultati migliori rispetto alle altre scuole, ed è per questo motivo che attirano anche le persone che non appartengono alla Chiesa. Il sistema scolastico è costantemente attaccato da nuove ideologie e spesso vengono condotti esperimenti irresponsabili sui bambini, in nome di una ‘emancipazione totale’ o persino di una ‘rivoluzione antropologica’. Questa concezione è assolutamente distruttiva per gli individui nonché per l’intera società. D’altra parte, la scuola cattolica ha una proposta chiara su dove un bambino può rimanere un bambino, un ragazzo può crescere per diventare un uomo in pienezza, una ragazza può diventare una donna. Tutto questo, nel senso della realizzazione della vocazione di una persona per la sua felicità terrena ed eterna. Gli alunni e le loro famiglie lo capiscono molto bene, e l’intera comunità rimane nella semplicità e nella verità, senza falsi atteggiamenti, il che è molto incoraggiante”.

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