Anche questa è “periferia”

Nell'isola dei ghiacci è presente una piccola ma vivace comunità di cattolici, 250 in tutto. Essenziale la collaborazione tra preti, suore e laici

Sono forse 250 i cattolici sparpagliati sull’isola più grande del mondo, la Groenlandia: e non è agevole portare il vangelo fra i ghiacci… Il Paese è abitato da 56mila persone: 16mila vivono nella capitale, Nuuk, le altre sono distribuiti tra cittadine e villaggi. L’87% dei residenti sono nativi, gli altri sono per la maggior parte islandesi, tailandesi, filippini e svedesi. Negli ultimi cinque anni il tasso migratorio è sempre stato negativo (i dati del 2013 dicono -477 persone) e la disoccupazione è al 10%. Nel 2012 sono stati 76 i giovani groenlandesi a raggiungere un diploma universitario. C’è un disagio ormai palese tra i giovani, come dimostra uno studio pubblicato nei giorni scorsi dall’istituto di statistica danese – formalmente l’isola è una nazione che fa parte del Regno di Danimarca, con forti autonomie politiche ed economiche – che parla di un incremento esponenziale di suicidi tra gli under20. Sarah Numico ha intervistato per Sir Europa Mikaela Engell: oltra a essere difensore civico nazionale, è la presidente del consiglio pastorale della comunità cattolica che sostiene il parroco in tutte “le decisioni pratiche che riguardano la comunità, compreso tenere i conti e le decisioni sulle opere necessarie”.

Ci può descrivere la vita della comunità cattolica in Groenlandia?
“La nostra chiesa è a Nuuk, la capitale, e accoglie una comunità internazionale di persone, che cambiano sempre. Non conosciamo il numero esatto di cattolici in Groenlandia, ma pensiamo che siano circa 250 in tutto. Molti membri della nostra parrocchia sono arrivati dalla Danimarca, ma molto spesso sono stranieri, che lavorano qui per un tempo determinato, come insegnanti o impiegati nel settore sanitario. Abbiamo una comunità vivace e – in proporzione numerosa – di filippini. La Chiesa di Stato è la Chiesa evangelico-luterana, un elemento fondamentale della società groenlandese e la maggior parte dei nativi vi appartengono, così solo pochi di noi cattolici hanno radici completamente groenlandesi. La nostra benedizione è avere tra noi la minuscola comunità delle Piccole Suore di Gesù. Suor Agnes e suor Noële vivono e lavorano a Nuuk fin dall’inizio degli anni ’80 e sono la spina dorsale della nostra parrocchia”.

Quali sono le principali attività della comunità?
“La Groenlandia è su un angolo remoto della Terra, per cui non abbiamo un sacerdote residente. Il nostro parroco, padre Christian Noval, vive in Danimarca e viene a Nuuk regolarmente. Negli intervalli tra i suoi soggiorni abbiamo altri sacerdoti dalla diocesi di Copenaghen che vengono a visitarci. Abbiamo sempre un sacerdote con noi per i giorni importanti dell’anno liturgico, e altrimenti abbiamo domeniche ‘senza prete’, in cui ci raduniamo e celebriamo la Parola. In effetti è un grande dono vivere così: traiamo nuova ispirazione da ogni sacerdote che ci viene a trovare. E padre Christian può sempre essere raggiunto via telefono, mail o skype, così noi ci sentiamo molto al sicuro”.

Quali sono le sfide che dovete affrontare?
“La nostra comunità è molto piccola e dipendiamo enormemente gli uni dagli altri. Come accennavo, molti dei membri della nostra comunità arrivano in Groenlandia per un tempo determinato legato al lavoro e poi tornano in Danimarca. Quest’estate due delle nostre famiglie partiranno e non sappiamo se nuove famiglie prenderanno il loro posto. E sentiremo la mancanza dei bambini! I cambiamenti costanti sono una sfida, anche perché rendono quasi impossibile una vita parrocchiale normale”.

Quali sono le cose positive dell’essere cattolici in Groenlandia?
“Che possiamo andare a messa! Sembra un miracolo il fatto di avere una chiesa, una parrocchia, e le Piccole Sorelle qui, anche attraverso le situazioni difficili che dobbiamo affrontare e anche se siamo così pochi”.

Come sono le relazioni ecumeniche?
“Abbiamo ottimi rapporti con le altre comunità cristiane qui a Nuuk, e partecipiamo alle celebrazioni ecumeniche. La Chiesa evangelico-luterana ha un ruolo importante qui, ma il movimento pentecostale sta acquisendo forza”.

Che tipo di presenza avete nella vita pubblica?
“Cerchiamo di mantenere un basso profilo: ‘non con le parole, ma con i gesti…’. In Groenlandia, come nella maggior parte dei Paesi scandinavi, la religione è considerata questione privata, ed è ritenuto imbarazzante e persino di cattivo gusto discutere di argomenti religiosi. Per questo non parliamo molto della nostra fede, ma cerchiamo di viverla”.

Come sentite vicina la Chiesa universale?
“La nostra comunità è molto internazionale, per cui abbiamo legami con tutto il mondo. Questo fa sì che, nonostante la grande distanza geografica, ci sentiamo molto vicini agli altri cattolici. Inoltre, la diocesi di Copenaghen ci ha molto a cuore e ci ricorda sempre, così sentiamo di essere parte della Chiesa”.

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