L’economia si rianima, ” “il lavoro non ancora

Dalle Previsioni della Commissione appare un quadro in fase di miglioramento. "Crescita ciclica" dice Moscovici. Squilibri fra i Paesi Ue

È una “ripresa ciclica” quella di cui parla Pierre Moscovici, commissario Ue agli affari economici. E sul suo viso appare un sorriso stiracchiato. La primavera sembra timidamente arrivare anche sull’economia europea, dopo 7 anni di crisi, di imprese chiuse, di disoccupazione dilagante. Non è ancora una svolta inequivocabile, eppure i dati confermano che le produzioni aumentano, i consumi si rianimano (tanto da trascinare al rialzo l’inflazione nel medio periodo), mentre la fiducia torna fra chi investe. Quello che manca ancora – purtroppo – è il lavoro.
La presentazione delle “Previsioni economiche di primavera” da parte della Commissione di Bruxelles, il 5 maggio, fanno luce su quanto si era finora lontanamente intravisto. Il tunnel sembra alla fine, anche se ai dati macroeconomici non corrisponde immediatamente un rialzo dei redditi familiari, una miglior prospettiva lavorativa per i giovani, né certezze sul piano finanziario per gli Stati eccessivamente indebitati.
È lo stesso Moscovici a chiarire la situazione. Le previsioni rispetto a febbraio sono state riviste con segno positivo, “favorite da elementi congiunturali” (modesto prezzo del petrolio, contenuto valore dell’euro ed effetti del quantitative easing della Banca centrale europea). Vanno però considerate, aggiunge, “le pesanti eredità della crisi”, mentre occorrono ancora riforme strutturali nei singoli Paesi: e ha in mente soprattutto alcuni Stati mediterranei, fra cui Italia, Grecia e Cipro. Ma la sua stessa Francia non naviga in splendide acque, esattamente come Croazia e Finlandia.
L’economia cresce, sottolinea ancora Moscovici, però senza un balzo positivo per l’occupazione, “che rimane sempre troppo elevata”. Con oltre 20 milioni di disoccupati “ufficiali” nei 28 Stati membri resta quella la vera urgenza europea. Quest’anno la disoccupazione nell’Unione e nella zona euro dovrebbe scendere rispettivamente al 9,6% e all’11,0% “a mano a mano che i miglioramenti del mercato del lavoro si estenderanno ai diversi settori”. Tendenza che dovrebbe proseguire nel 2016, “specialmente nei Paesi che hanno attuato di recente riforme del mercato del lavoro”. Per il prossimo anno la disoccupazione – secondo le previsioni dell’Esecutivo – dovrebbe arrivare al 9,2% nell’Ue e al 10,5% nella zona euro. Si si confronta l’attuale 12%…
Per quanto riguarda il Pil, si passa a livello Ue da 1,4% del 2014 a 1,8% quest’anno e 2,1% nel 2016. Dati più modesti per l’Eurozona: 0,9% di crescita nel 2014, 1,5% quest’anno e 1,9% l’anno prossimo. Fra i grandi Paesi la Polonia cresce più di tutti: 3,3% quest’anno; segue la Spagna con 2,8; quindi Regno Unito 2,6; Germania 1,9%. La Francia quest’anno registrerà un Pil all’1,1%, per poi decrescere nei prossimi due anni. Diversa la situazione dell’Italia: praticamente ferma allo 0,6% nel 2015, il Pil crescerà grazie alla domanda esterna fino all’1,4% nel 2016.
A Moscovici fa eco il collega Valdis Dombrovskis, responsabile per l’euro e il dialogo sociale: “La ripresa delle economie europee si sta consolidando, il che è incoraggiante. Dobbiamo però fare in modo che la crescita economica sia duratura e sostenibile. Ci riusciremo adottando l’approccio approvato a livello di Ue, che si basa su tre priorità: attuare riforme strutturali, aumentare gli investimenti e incoraggiare la responsabilità di bilancio, affrontando al tempo stesso i problemi propri dei singoli Paesi”. Dombrovskis aggiunge: “Le raccomandazioni specifiche per Paese che la Commissione europea presenterà a metà maggio daranno un altro importante contributo per tradurre questo approccio in politiche concrete a favore della crescita”.
C’è un dato interessante che comunque emerge dai corposi documenti illustrati dalla Commissione. “La domanda interna è il fattore che più contribuisce alla crescita del Pil, con un’accelerazione dei consumi privati prevista per quest’anno e una ripresa degli investimenti l’anno prossimo”.
Per una conferma della ripresa sul lungo periodo occorrerà poi osservare il contesto internazionale e le performance dei competitori mondiali: al momento “la crescita mondiale è costante”. Resta inoltre il tratto caratteristico degli squilibri interni che non aiuta il rilancio del mercato unico europeo.
Capitolo conti statali: l’orientamento generale “sostanzialmente neutro” (né irrigidimento né allentamento) della politica di bilancio nell’Ue “favorisce la crescita”. E c’è chi torna, con la mente, al superato binomio rigore-crescita. Ma permane il peso del debito pubblico, eccessivo in molti Stati.
Col passare del tempo si dovrebbero inoltre vedere gli effetti delle riforme strutturali – auspica più che confermare la Commissione – e del piano di investimenti per l’Europa, sostenuto dalla stessa Commissione.

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