Un brutto risveglio ” “per la Sardegna: ” “Al Qaeda è in casa

In carcere gli affiliati dell'organizzazione di stampo terroristico che aveva la base operativa ad Olbia. Per l'arcivescovo di Cagliari, monsignor Arrigo Miglio, "se da un lato occorre una grande vigilanza, specie in questo delicato momento, è necessario che non venga meno lo spirito di accoglienza che da sempre contraddistingue la Sardegna, regione al centro del Mediterraneo e crocevia dei popoli"

Aveva base operativa ad Olbia l’organizzazione di stampo terroristico sgominata stamani che ha portato all’emanazione di 20 ordinanze di custodia cautelare in carcere per gli affiliati legati ad Al Qaeda. Otto pachistani e un afghano sono finiti in carcere, tre sono ancora ricercati mentre altri avrebbero lasciato il territorio nazionale. Dopo una lunga e complessa indagine la Digos di Sassari e il servizio operativo antiterrorismo, guidati dalla Procura distrettuale di Cagliari, hanno sgominato una banda che progettava e attuava attentati in Pakistan, spesso azioni di sabotaggio contro il governo e contro gli occidentali che operano nel martoriato Paese asiatico. Il finanziamento dell’organizzazione arrivava grazie ai proventi raccolti da un imam che operava tra Brescia e Bergamo, addetto alla raccolta dei fondi da destinare al trasferimento dei migranti e all’acquisto di armi per gli attentati in Pakistan. Una parte cospicua delle somme che l’organizzazione gestiva arrivavano anche dai viaggi dei migranti: ogni persona, per lo più pachistani ed afgani che lasciavano i loro Paesi, pagava da sei a 70mila euro per attraversare il Mediterraneo, soldi che venivano poi inviati nei Paesi d’origine per acquistare armi e ordigni esplosivi.

Inchiesta. L’ingresso nel nostro Paese avveniva attraverso imprenditori compiacenti che fornivano loro contratti di lavoro fittizi, oppure false attestazioni su persecuzioni etniche o religiose subite. Per queste persone era previsto anche supporto logistico e finanziario per il patrocinio agli uffici immigrazione e le istruzioni sulle dichiarazioni da rendere per ottenere l’asilo politico. Infine ricevevano apparecchi telefonici e sim. Tra gli arrestati c’è anche un imprenditore edile che aveva effettuato lavori al mancato G8 de La Maddalena, Sultan Wali Khan, considerato uno dei leader della comunità pachistana olbiese. L’uomo è stato bloccato dalla polizia nel porto di Olbia mentre tentava di salire sulla nave diretta a Civitavecchia. In manette anche due ex fiancheggiatori di Osama Bin Laden, che secondo quanto è emerso avevano contatti diretti con la famiglia dello sceicco del terrore. Arresti anche a Sora (Frosinone) e Civitanova Marche (Macerata). Le indagini erano partite nel 2005 quando al porto di Olbia un pachistano era stato fermato con un carico di esplosivo nel bagaglio della sua auto. Dopo ulteriori accertamenti gli inquirenti avevano trovato elementi per proseguire le indagini, tra questi un foglietto in cui in lingua farsi erano riportati i versi di un voto al martirio. L’indagine è stata lunga "perché – ha spiegato il procuratore distrettuale di Cagliari Mauro Mura in conferenza stampa – la traduzione delle intercettazioni è stata complessa ed ha richiesto molto tempo".

Pacifica convivenza. Secondo quanto riferito dagli inquirenti già nel 2010 era arrivato in Italia un kamikaze per colpire obiettivi nel nostro Paese. In particolare, tra gli attacchi previsti ce ne sarebbe stato uno contro il Vaticano, e in particolare Benedetto XVI. Le indagini si sono fermate nel 2010 per poi riprendere negli ultimi mesi fino all’epilogo di oggi con gli arresti e la ricerca di altri indagati. Ad Olbia la notizia ha colto di sorpresa sia i commercianti che conoscevano alcuni degli arrestati sia lo stesso sindaco Gianni Giovannelli. "La comunità pakistana è presente a Olbia da molto tempo ma – ha affermato il sindaco – è poco incline all’inclusione sociale ed è difficile individuare segnali sospetti". Sulla vicenda l’arcivescovo di Cagliari, monsignor Arrigo Miglio, ha affermato che "se da un lato occorre una grande vigilanza, specie in questo delicato momento, è necessario che non venga meno lo spirito di accoglienza che da sempre contraddistingue la Sardegna, regione al centro del Mediterraneo e crocevia dei popoli. Occorre certamente respingere ogni forma di fanatismo e fondamentalismo, senza trascurare il dialogo e la conoscenza reciproca, con i quali è possibile una pacifica convivenza".

(*) “Il Portico” – Cagliari

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