Il rebus del clima” “e il nostro stile di vita

I cambiamenti climatici pongono seri interrogativi al futuro dell'umanità. Intanto si prepara la Cop21 di Parigi. Il contributo della Comece" "

La questione dei cambiamenti climatici è raramente esclusa dai titoli dei giornali. La Cop21 a Parigi del prossimo dicembre sta monopolizzando le menti nel 2015, ma forse ciò che mantiene la materia in continua ebollizione è la sensazione viscerale molto diffusa che alcune misure urgenti siano necessarie, mentre pochi sono disposti a intraprendere azioni concrete in prima persona.
Ci sono alcuni di noi che ogni anno prendono molto sul serio la Quaresima il Mercoledì delle Ceneri ma, anche quando riusciamo a portare avanti una dose di quaranta giorni di sostenuta autopunizione spiritualmente motivata, pochi di noi rinunciano ad allentare di nuovo la cintura la Domenica di Pasqua e ad estendere la disciplina rilassata del tempo pasquale durante le 46 settimane successive, fino a quando veniamo risvegliati dallo squillo di tromba della Quaresima successiva. Il nostro atteggiamento nei confronti della problematica del cambiamento climatico è incredibilmente simile.
Sono trascorsi quasi dieci anni da quando Al Gore è riuscito a scuoterci e metterci in allarme con il suo drammatico documentario, “An Inconvenient Truth” (Una verità scomoda), mentre più o meno simultaneamente Lord Nicholas Stern, nel linguaggio freddo della scienza analitica, calcolava l’impatto dei cambiamenti climatici senza freni sull’economia mondiale, benché altri esperti abbiano liquidato il suo rapporto definendolo “profondamente viziato”. Anche la Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea) ha pubblicato nel 2008 un documento di riflessione in cui il cambiamento dello stile di vita veniva suggerito come chiave di lettura per affrontare il rebus del cambiamento climatico. Siamo consapevoli che, nonostante le prove scientifiche, annaspiamo nel buio.
Come Nerone, che giocherellava mentre Roma bruciava, la maggior parte dei politici tengono premuto il pulsante “continuare-come-prima”. Non c’è dubbio che i tentativi tanto declamati di raggiungere a Copenaghen e a Lima un accordo sul contenimento dell’inquinamento atmosferico hanno prodotto molto meno risultati di quanto promesso, motivo per cui la posta in gioco per Parigi e per la Cop21 risulta ancora più elevata.
È arrivato il momento di effettuare un “ritorno alla realtà” con l’uomo sull’autobus di Clapham! Una passeggiata di primavera nelle Ardenne sotto un cielo di un azzurro terso, attraversato dalle scie di innumerevoli aeroplani, a metà marzo indicava che le previsioni secondo cui i viaggi aerei aumenteranno del 100% entro il 2030 non è vuota retorica. Pochi giorni dopo la mia passeggiata nelle zone paludose del Belgio, Sua Maestà la Regina Elisabetta II ha varato la nave da crociera Brittania, una sontuosa grande nave nuova di zecca che può trasportare fino a 3.600 passeggeri e 1.350 membri dell’equipaggio. La ricerca ha dimostrato che, per quanto inquinino gli aerei, le navi da crociera e le navi container fanno ancora più male al pianeta Terra. Questo lo sappiamo tutti, il nostro cervello ci dice che è davvero così, ma noi continuiamo a essere clienti abituali di Cunard, cliccando sul sito di Ryanair.
La temperanza è una delle quattro virtù cardinali, e la Quaresima, il Ramadan e lo Yom Kippur insegnano nelle religioni abramitiche quanto bene faccia per una gestione sana del corpo e dello spirito umano. La temperanza come regola generale del modo in cui trattiamo il nostro pianeta potrebbe essere inserita nel dibattito sulla Cop21, e non si rischia di sbagliare nel prevedere che, quando Papa Francesco affronterà il tema della salvaguardia del creato nella sua tanto attesa enciclica, si toglierà lo zucchetto consegnandolo a Tommaso d’Aquino e parlerà nella lingua che tutti noi comprendiamo, ricordandoci una verità su noi stessi e sul nostro rapporto con il pianeta Terra che tutti riconosciamo intrinsecamente, e ispirandoci a tenere ben dritta la spina dorsale morale con la quale siamo tutti nati, per fare qualcosa al riguardo.
Ci sono iniziative semplici: prendere l’autobus, girare in bicicletta, indossare quel vecchio maglione per un’altra stagione, guardare le e-mail sullo schermo invece che stamparle… Ci sono così tante piccole cose che tutti quanti noi possiamo fare per rimediare a quello che sappiamo che è andato storto. Ci sono anche alcune decisioni più difficili, raccomandate dalla Comece sette anni fa e descritte in dettaglio nel documento (www.comece.eu), il cui forte messaggio non è stato diluito dal tempo.
Una raccomandazione che vale la pena segnalare mentre la Quaresima 2015 svanisce nella nebbia: rifocalizzarci sui valori spirituali come fonte di felicità, voltare le spalle all’esibizionismo consumistico. La sfida per tutti noi consiste nell’abbandonare le cattive abitudini che hanno alimentato il problema (estendere la lezione della Quaresima oltre la Settimana Santa) e sviluppare buone abitudini che ci aiuteranno a risolverlo.

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