“Il Paese deve ritrovare unità”

Parla Jérôme Vignon, presidente delle Settimane sociali. Bocciati Hollande e Le Pen. "I cattolici hanno votato per la destra"

La Francia volta pagina, gira le spalle all’attuale squadra di governo e sceglie di tornare al suo recente passato, virando verso destra. Si potrebbero fotografare così i risultati delle elezioni dipartimentali che hanno decretato domenica 29 marzo un vero e proprio trionfo del partito di Nicolas Sarkozy, l’Ump. Il presidente della Repubblica François Hollande e il premier Manuel Valls hanno ammesso la sconfitta, mentre il Fn di Marine Le Pen riesce a rimanere a galla e con i riflettori puntati addosso, sebbene non abbia ottenuto la guida di alcun dipartimento. Nella lista dei “vincitori” compare e fa da padrone l’astensionismo, segno di una latente stanchezza e sfiducia dei francesi verso la classe politica in genere. Jérôme Vignon, presidente delle Settimane sociali di Francia, analizza – intervistato da Chiara Biagioni – i risultati del voto.

Presidente Vignon, come legge i risultati?
“Non ci sono dubbi: decretano in maniera netta la vittoria dell’Ump-Udi. Credo che molto abbia giocato la presa di coscienza del pericolo che rappresenta un partito estremista e razzista come quello del Front National di Marine Le Pen. È l’aspetto positivo di questo risultato”.

Sta dicendo che il voto a destra ha limitato la deriva della Francia per l’estremismo di Marine Le Pen?
“Si deve prendere atto della presa politica e culturale che il Fn ha su un gran numero di cittadini francesi. È un movimento politico nazionalista che dà voce a chi si sente insicuro o vive nella precarietà. Una realtà che sta guadagnando passo dopo passo lo spazio politico francese. Si tratta, a mio avviso, di un fenomeno che non può essere screditato, ma va conosciuto a fondo per le ragioni che evidentemente fanno presa sui cittadini. Penso, per esempio, alla classe media povera che non trova altri mezzi per esprimersi e dare voce alle sue frustrazioni. E il Front National è un partito che ha saputo riprendere i temi della strada. Questo fenomeno richiede una revisione di cultura politica”.

In che senso?
“Credo che si stia avvenendo in Francia una messa in causa di un certo modo di fare politica che non è accettabile in un sistema democratico. Si sta prendendo coscienza di una certa ‘professionalizzazione’ dell’entrata in politica che parte da molto giovani, si rimane per tutta la vita, si fa carriera… È un percorso che esclude i cittadini dalla partecipazione alla vita civile e politica, creando una frattura sociale e culturale tra la gente che si sente esclusa e chi lavora al futuro del Paese, senza però che sappia dire qualcosa di sensato e comprendere cosa succede davvero nel mondo reale. Ciò richiede una riforma costituzionale in senso democratico che metta mano, per esempio, all’accesso alla politica e alla durata dei mandati”.

La sinistra ha perso per questo motivo?
“Ha perso innanzitutto per la sua divisione interna e per non aver fatto ancora chiarezza sull’opzione socio-economica in grado di orientare il nostro Paese nel futuro. C’è una sorta di rifiuto di guardare in faccia la questione della socialdemocrazia che comprende l’apertura al mondo, l’appartenenza all’Europa, la questione del rigore e delle ripresa. Chiarezza, in altri termini, su ciò che intendono essere e su ciò che intendono fare come buona politica economica, tenendo conto della situazione nella quale la Francia si trova”.

I cattolici, per chi hanno votato?
“I cattolici praticanti, che sono una minoranza, credo che abbiano votato a destra. Perché? Perché la sinistra ha sposato tesi libertarie e optato per una visione universalistica e individualista della politica che non è in armonia con l’identità e i valori religiosi. Tutto questo ha provocato un disagio nei cattolici praticanti che inevitabilmente li ha spinti verso la destra”.

La Francia, le elezioni, la minaccia terroristica. Qual è la sfida francese?
“Cercare di ritrovarsi. Di ritrovare una sua unità che comprenda e accolga l’universalità. Noi aspiriamo a essere quella fraternità che è parte della nostra storia, aprendoci alla ricchezza nuova delle nostre diversità di oggi. Ed è questa la grande sfida che i cattolici di Francia sono chiamati a vivere. Ed è alla sfida della fraternità che le nostre associazioni e movimenti dedicheranno la prossima settimana sociale nel 2016”.

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