Una nuova Silicon Valley?

La rivoluzione tecnologica sfiora Serbia, Bulgaria e altri Paesi della regione. Iniziative originali e fondi Ue potrebbero generare delle sorprese

Le nuove generazioni di ricercatori e imprenditori cresciuti nella regione dei Balcani guideranno la rivoluzione tecnologica di domani in Europa. È quanto sostiene Boryana Dzhambazova, giornalista freelance che vive a Sofia (Bulgaria), la quale ha seguito da vicino alcuni professionisti tra i 20 e i 40 anni, cresciuti in questo lembo di terra a lungo martoriato da povertà e guerre civili e che per anni hanno guardato con ammirazione all’Europa e all’America. Ora rivendicano il loro momento storico per agire e farsi conoscere. Come? Trasformando questa regione nella nuova Silicon Valley, come ha raccontato la giornalista su “Balkan Insight”. Una ricerca, dunque, che ha portato alla luce un elemento inedito nel panorama economico, imprenditoriale e per certi aspetti giovanile dei Balcani.

Al via le start-up. In passato le grandi aziende europee hanno esternalizzato lavori high-tech verso l’Europa dell’Est perché il lavoro veniva svolto a costi più bassi da programmatori qualificati che durante il periodo comunista si erano specializzati nei settori come la matematica e l’ingegneria. Da qui è partito un tam-tam di studi, ricerche, eventi che hanno effettivamente messo in contatto gli investitori con sviluppatori, ricercatori e scienziati, tutti originari dell’Europa dell’Est. È, per esempio, quello che è successo a Ivan Vesiæ, ingegnere informatico, e a Mirza Sejdinoviæ, veterinario, entrambi originari di Niš, nel sud della Serbia. I due conosciutisi per aiutare il gatto di Ivan, hanno iniziato a lavorare su un software per gestire l’ambulatorio veterinario di Mirza. Da un’idea nata quasi per caso a una start-up di successo,¸VetCloud, il passo è stato breve, “ma fondamentale è stato il coinvolgimento di un terzo partner, Milan Djordjeviæ di Sofia, che fa parte del Gruppo Eleven, un fondo che offre formazione e un programma di assistenza, in cambio di quote societarie nelle aziende che sostiene”, spiega la giornalista bulgara al termine della sua ricerca. Il gruppo di VetCloud ha quindi ricevuto 200mila euro di finanziamento e grazie a un periodo di formazione di tre mesi in Bulgaria ha imparato a gestire un’azienda high-tech. Ora, il loro software è stato ufficialmente lanciato a Londra, dopo essere stato lungamente testato nei Balcani e nel Regno Unito.

Cosa fare con i fondi. E questo è solo uno dei tanti esempi emersi dalla inchiesta di Boryana Dzhambazova, che ha sottolineato come ora anche i Paesi della regione dei Balcani hanno iniziato a finanziare a loro volta, attraverso i fondi dell’Unione europea, queste realtà. La Serbia, ad esempio, ha attuato 53 finanziamenti, per un totale di 6 milioni di euro. Un’altra interessante realtà è “Sofia Tech Park Jsc” (www.sofiatech.bg), che ha come obiettivo quello di favorire lo sviluppo della ricerca e dell’innovazione tecnologica in Bulgaria. Si tratta di una realtà, sostenuta da fondi europei, istituzioni pubbliche e private, che si propone come un ambiente nel quale costruire e implementare programmi educativi e fornire un sostegno alla commercializzazione di nuove tecnologie, prodotti e servizi.  

“Yes, we can”. Per molti imprenditori, finanziatori e innovatori questo non basta però a creare un terreno favorevole per far nascere, sviluppare ed espandere a livello globale le start-up tecnologiche che nascono nei Balcani perchè mancano le agevolazioni fiscali garantite per esempio nel Regno Unito. Un network di finanziatori solido e attivo, il boom di acceleratori e incubatori e l’approvazione di provvedimenti governativi per il sostegno alle nuove imprese, sono alcune tra le caratteristiche per le quali Londra è l’unico hub europeo che possa essere paragonato alla Silicon Valley o a New York e che ne fa “la capitale digitale dell’Europa”, come ha dichiarato al magazine “Wired” il sindaco della città, Boris Johnson. Il merito è, secondo Johnson, di una singolare combinazione tra corsi universitari frequentati da studenti internazionali, una comunità frizzante d’investitori, collegamenti per il trasporto internazionale e un numero diffuso di acceleratori e incubatori. Mentre l’istruzione e la formazione è quello che più preoccupa la regione dei Balcani, soprattutto se accompagnata, come in questo caso, da una mancanza di cooperazione tra sistema universitario, start-up e investitori. Il sogno della Silicon Valley forse è ancora lontano, ma sono sempre di più i giovani dell’Europa dell’Est pronti a investire su se stessi e sul loro territorio, al motto “Yes, we can!”.

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