Grecia-Ue: la solidarietà” “non è a senso unico

L'Europa deve andare incontro al popolo ellenico. Ma da Atene occorre un impegno responsabile per attuare riforme incisive

La Grecia soffre. O, più precisamente, una parte ampia della popolazione greca soffre per le conseguenze di una rigorosa politica di riforme e austerità avviate dal governo Samaras, che nel frattempo è caduto, in accordo con i donatori del Paese altamente indebitato – sono soprattutto partner europei – nella speranza di convincere ancora della propria affidabilità creditizia. Il nuovo governo, guidato da Alexis Tsipras, eletto a fine gennaio, dopo una campagna in cui i futuri vincitori (il partito Syriza) hanno promesso meraviglie agli elettori, ora si dà da fare per ottenere sostegno e aiuto nella riduzione del debito e nella ricerca di liquidità supplementare e contemporaneamente per essere esentato dall’obbligo di attuare le riforme richieste dagli istituti di credito.
La disponibilità ad aiutare c’era, e rimane. Tuttavia, i nuovi leader della Grecia hanno mostrato fin dall’inizio scarsa comprensione per la posizione dei loro partner che insistono sul fatto che il nuovo governo, anche dopo il successo elettorale, onori gli impegni assunti dai predecessori. Invece, Tsipras e i suoi ministri si sono rivolti con arroganza e provocazioni talvolta offensive contro i loro partner (l’ultima occasione di scontro è con Berlino sul pagamento dei risarcimenti di guerra), su cui scaricano la colpa per una situazione generata dalla stessa politica greca. È questa mancanza di comprensione della propria responsabilità che solleva dubbi sul fatto che il governo Tsipras sia disposto a svolgere il compito che gli è stato affidato con la vittoria elettorale.
Il programma di risanamento che richiede alla Grecia notevoli sacrifici e limitazioni non è frutto di arbitrarietà, ma è la conseguenza di errori di cui sono responsabili gli stessi greci. Non è per colpa dei creditori o dell’Unione europea, che la Grecia e molti greci si trovano ora in difficoltà, ma per un sistema autoprodotto e a lungo praticato di clientelismo, corruzione, evasione fiscale, indebitamento eccessivo e frode, anche nei confronti di quei partner europei a cui ora si chiede solidarietà, comprensione e aiuto. Grazie a questo sistema nel passato la maggior parte dei greci ha vissuto bene, anche molti di coloro che ora soffrono per le conseguenze di una situazione la cui responsabilità viene attribuita all’Europa.
Ma a prescindere dal comportamento inadeguato e controproducente del nuovo governo greco, si pone la questione se i vicini di casa della Grecia, considerando l’oggettiva difficoltà in cui si trovano soprattutto le fasce più deboli della popolazione ellenica, non siano vincolati a intervenire generosamente per aiutare la popolazione in virtù dell’amore al prossimo. L’amore è un comandamento cristiano fondamentale, rivolto a ciascuno come individuo e come essere sociale. L’amore si basa su un sentimento personale ed è una virtù difficile da pensare e praticare nella dimensione politica e nelle relazioni internazionali, i cui attori sono Stati o in ogni caso entità collettive. Qui si tratta piuttosto di solidarietà, traduzione nella sfera politica del concetto di amore. E si tratta di bene comune, a cui si rivolge una politica pensata a partire dallo spirito di solidarietà. Mentre l’amore è pienamente altruistico, la solidarietà non è una strada a senso unico. Chi chiede o riceve solidarietà, deve anche essere responsabile nonché solidale rispetto a colui che dà: vale a dire che ne deve rispettare le motivazioni, i diritti e anche le esigenze.
Il problema per quanto riguarda la solidarietà internazionale sta soprattutto nel fatto che una tale politica deve essere formulata e attuata in ambiti controversi in cui si confrontano idee diverse, spesso contrastanti, sul significato della solidarietà. Inoltre, si confrontano anche due diverse comprensioni di bene comune e di quali siano gli obiettivi del bene comune in relazione alle differenti comunità, quella dei donatori e quella dei riceventi: un tale dilemma in una situazione di avanzata, ma purtroppo non ancora raggiunta, integrazione dell’Unione europea o di una federazione europea, sarebbe elevata a livello di bene comune transnazionale.
La Grecia, che tra l’altro ha già goduto della solidarietà europea in grande misura, vale a dire con la cancellazione di un debito di circa 170 miliardi e con generosi prestiti in misura altrettanto significativa, deve anche “guadagnarsi” la solidarietà dei suoi vicini e partner: attraverso la volontà di attuare le riforme necessarie soprattutto nell’interesse dei cittadini greci e nel rispetto delle regole concordate con i partner.
Infine, anche la politica che agisce in modo solidale, lo deve fare secondo il diritto e la giustizia. Può essere corretto e giusto pretendere dai contribuenti nei Paesi donatori solidarietà perché la Grecia si indebiti ulteriormente e il governo possa pagare le sue esorbitanti promesse elettorali? A parte questo: nessuna solidarietà aiuterà i greci se essi non mettono in ordine, in maniera duratura, il loro Paese, la loro amministrazione, il loro sistema fiscale, le loro finanze e la loro economia.

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