Salvare il matrimonio? È possibile

Aumentano separazioni e divorzi. L'allarme dei vescovi. L'esempio di due comunità impegnate nel sostegno e "recupero" delle famiglie in crisi

“Quanto vale il tuo anello?”, si chiedono i membri della Comunità di Sychar, convinti che “ogni matrimonio difficile può essere salvato”. La comunità, sorta a Varsavia una decina di anni fa, aiuta coloro che vivono una crisi coniugale. Molti, nonostante i problemi nelle loro unioni, le sofferenze subite e quelle arrecate, desiderano mantenere fede alla promessa sponsale. Sono ormai una cinquantina in Polonia i centri di preghiera e di sostegno che si richiamano all’incontro di Gesù con la samaritana al pozzo di Giacobbe, nella città detta Sicar, lungo la strada che da Gerusalemme porta a Damasco, e che riassumono il loro carisma nell’affermazione: “La grazia del sacramento del matrimonio può ricomporre l’unione tra uomo e donna, anche la più complicata e compromessa”.

Speranza e perdono. Durante gli incontri i membri di Sychar pregano e parlano della speranza e del perdono, dei mariti che nonostante un’altra unione e altri figli desiderano tornare dalla moglie e delle mogli che pur avendo commesso adulterio auspicano il ricomponimento della vita coniugale. “Il matrimonio è un dono di Dio che offre ai coniugi la forza necessaria per ricostruire il loro legame anche nelle situazioni più difficili”, poiché “nulla è impossibile a Dio”, rammentano i moderatori, laici e religiosi, della Comunità, rilevando la validità delle parole pronunciate al cospetto del Signore. Raccontano dei casi di ravvedimento, da parte del coniuge “perso e ritrovato grazie a una forza più grande di noi”, delle testimonianze di fedeltà e di amore coronate dall’insperata nuova felicità.

Il richiamo dei vescovi. In una recente dichiarazione (emessa ai primi di febbraio) l’episcopato polacco ha denunciato “i tentativi” di scomporre “l’unita funzionale e assiologica del matrimonio, famiglia, maternità e genitorialità”, che portano “alla distruzione dell’ideale del matrimonio e quello della realtà della famiglia”. I presuli condannano le relazioni “non durevoli e prive della responsabilità reciproca” che portano “in definitiva alla solitudine, senso del vuoto e dell’angoscia” ed esprimono la preoccupazione per “il grave indebolimento delle famiglie polacche” confermato dalla drammatica situazione demografica, dal crescente numero di divorzi e delle famiglie monogenitoriali.

Divorzi e separazioni in crescita. Nonostante, secondo le recenti statistiche, il 64% dei matrimoni contratti in Polonia nel 2014 sia stato concordatario, sempre più alto è il numero dei divorzi. Negli ultimi anni su 10mila coppie sposate ogni anno i divorzi sono stati 74, mentre il numero delle separazioni oscilla tra i 2 e i 3mila all’anno. I casi di ricomponimento delle famiglie separate sono esigui e la grande maggioranza delle separazioni termina con il divorzio. Solo il 34% dei genitori divorziati gode del regime di affidamento congiunto. Tale situazione, accompagnata dall’aumento dell’età delle mamme al primo figlio e dal calo delle nascite, porterà la popolazione polacca nel 2050 al di sotto dei 34 milioni (il 12% in meno rispetto al 2013). Nel 2013 in Polonia sono nati quasi 370mila bambini. Si prevede che nel 2050 ne nasceranno circa 250mila.

Il concetto di libertà. “Tutto è in crisi, e quindi anche il matrimonio”, osserva padre Miroslaw Pilsniak, domenicano impegnato nella pastorale delle famiglie e nel movimento “Spotkania Malzenskie” (Incontri coniugali) che considera come fattore principale delle crisi di coppia “la maniera di concepire la libertà personale come unica forma di libertà riconosciuta”. Il religioso rileva che durante gli incontri con persone sposate solo alcune si mostrano “capaci di costruire responsabilmente la loro relazione coniugale”. Molti invece considerano più importante “il diritto individuale alla felicità” e se la realtà si dimostra differente dall’ideale immaginario diventa “una limitazione alla libertà individuale”. “Oggi – aggiunge – quel che conta è ciò che è superficiale e narcisistico mentre i legami tra persone sono considerati una limitazione della propria autonomia”. “Spotkania Malzenskie” è un’altra comunità di circa 500 famiglie che in 25 centri sparsi su tutto il territorio polacco organizza dei “weekend di coppia”. Così come la Comunità Sychar, “Spotkania Malzenskie” si basa sulla collaborazione tra religiosi, sacerdoti e coppie di coniugi che animano gli incontri e gli esercizi spirituali, come sottolinea Pilsniak, “grazie al dono di apertura al dialogo”.

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