Europa, nonna invecchiata” “o continente ringiovanito?

Mentre si moltiplicano segnali preoccupanti, tensioni, egoismi, non mancano concreti elementi di speranza. Ne ha parlato il Papa a Strasburgo

Guardando all’Europa di oggi, chi segue le notizie di cronaca non può non chiedersi dove stia andando il continente, quale strada stia percorrendo. Papa Francesco nel suo discorso al Parlamento europeo (25 novembre 2014) diceva che si ha l’impressione di “un’Europa nonna e non più fertile e vivace”. Proprio per questo il Santo Padre voleva portare in quella occasione “un messaggio di speranza e di incoraggiamento”. Qual è il senso di consegnare un tale messaggio a un continente che si pensa essere smarrito? Dove possiamo rintracciare allora segni di speranza e di luce?
L’osservazione che il continente europeo sembra essere stanco e vecchio risulta molto vera e pertinente. Assistiamo a tensioni tra Paesi e governi, siamo spettatori di una diffusa perdita di morale, sia a livello personale che etico e religioso. Accanto a tutto ciò conviviamo con quei problemi che abitualmente riassumiamo sotto l’etichetta di “crisi economica”. In senso generale la situazione europea sembra andare di male in peggio.
Chiediamoci però: è giusto vedere e parlare dell’Europa solo come un insieme? Non è innanzitutto un continente che consiste di una grande varietà di realtà, regioni, culture e Paesi? Non è proprio questa varietà che ha portato alla grandezza storica dell’Europa? Vero, da secoli lo chiamiamo il “vecchio continente”, non per la sua età “anagrafica”, potremmo dire – che è uguale per tutti i continenti e risale alla creazione del mondo -, quanto piuttosto per il suo essere stato fonte di ricchezze culturali, scientifiche e religiose che ha potuto condividere con il mondo intero, anche se troppo spesso questo è avvenuto senza il dovuto rispetto per le civiltà e le culture esistenti. Nonostante gli sbagli commessi, in tanti sensi il nostro è ancora oggi visto come il “continente madre”.
Allora perché sarebbe diverso oggi? Perché l’Europa sarebbe passata dall’essere madre a essere nonna? Continuando la metafora: i suoi figli con gli anni diventano grandi e indipendenti, e questo è giusto e naturale, ma non possiamo dire automaticamente che il continente europeo si è trasformato in un’anziana signora bisognosa. Un continente non può vivere una vecchiaia come la vivono gli uomini. Piuttosto, ha la preziosa possibilità di sperimentare un continuo ringiovanimento con la continua nascita di nuovi figli e figlie. Anche se a prima vista l’Europa può sembrare una “vecchietta”, lo è realmente solo se noi la crediamo così.
Di tutti i continenti del mondo, dunque, quello europeo è il meno adatto per essere considerato come un insieme, come una unità. È piuttosto un agglomerato di tante realtà storiche, reali e attuali, che portano in sé possibilità di crescita e di futuro – e questo si osserva nei tanti segni di bellezza, di gioventù, di speranza disseminati nel continente. Per esempio, in questo tempo in cui si parla tanto della minaccia costituita dai credenti musulmani radicali in Europa, ricordiamo come, al momento delle grandi inondazioni che hanno colpito nei mesi scorsi la Bosnia, la Serbia e la Croazia, si potevano vedere musulmani, cattolici e ortodossi lavorare insieme per liberare i lori paesi dall’acqua, e questo malgrado la situazione difficilissima che si vive in quei Paesi a livello politico, etnico e storico. Inoltre, in questi tempi assistiamo a un disinteresse crescente per la fede in Europa: ma è bene ricordare che appena 25 anni fa l’Albania era davvero un Paese ateo, senza religione, mentre adesso si vedono giovani figli di genitori atei avvicinarsi all’altare, pur dentro una situazione sociale ed economica molto difficile che si vive nel Paese. Ancora un esempio: in questo tempo che vede una perdita del senso della dignità dell’uomo, specialmente riguardo all’inizio e alla fine della vita, è importante riconoscere anche chi testimonia una convinzione contraria, come dimostrato nelle grandi manifestazioni contro la legislazione in materia di famiglia in Francia e altri Paesi europei, ma anche attraverso l’esempio di tante persone e famiglie che vivono nel loro realtà quotidiana un amore per la vita.
In conclusione, possiamo dire che in Europa ci sono minacce vere, ci sono idee e ideologie sbagliate. Sì, dobbiamo favorire relazioni giuste con l’Islam e altre religioni. Sì, viviamo in un tempo dove la religione viene spesso vista come qualcosa di “arretrato” e dove anche i cristiani vengono discriminati. Sì, dobbiamo lottare per promuovere e difendere la dignità della vita umana in ogni momento.v Questo però non significa che l’Europa è invecchiata in modo irreversibile. Vedo un futuro per l’Europa, un futuro che comincia con le persone, considerate come individui amati da Gesù Cristo. Un futuro che comincia già quando si vede l’altro lato della medaglia nelle vicende terrene, i segni di vita, di crescita e di fede a livello locale. Possono essere piccoli segnali in questo momento, ma non è lo stesso Gesù che ci insegna che basta un granello di senape per far nascere un albero nel quale uccelli di ogni tipo possono trovare rifugio? L’Europa, “seminata” e “innaffiata” con la nostra fede in Gesù, può essere quest’albero per tutti.

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