Noi, vicini ai malati terminali

L'impegno "sul campo" della Caritas per assistere le persone dichiarate inguaribili. Mano tesa alle famiglie. Appello pubblico e raccolta di fondi

La Caritas Slovacchia ha recentemente lanciato un appello invitando tutte le fasce della società a prestare maggiore attenzione a chi soffre di malattie incurabili. Secondo il segretario generale Radovan Gumulak, intervistato per Sir Europa da Danka Jaceckova, queste persone “vengono emarginate in vari modi”, e si trovano ad affrontare gravi problemi nella fase finale della loro esistenza.

Quando si parla dei problemi di chi soffre di malattie incurabili in Slovacchia, la Caritas sottolinea l’ingiustizia nel finanziamento delle case di cura. Che cosa in particolare complica la loro vita e quali sono le vostre proposte per migliorare la situazione?
“Le compagnie di assicurazione sanitaria rimborsano soltanto il 60% circa dei costi di soggiorno nelle case di cura, il resto deve essere coperto dai pazienti stessi o dalle loro famiglie. Per essere in grado di accogliere anche coloro che non possono permettersi una casa di cura, ogni anno organizziamo una raccolta pubblica per aiutare i più bisognosi. Consideriamo ingiusto l’attuale sistema di finanziamento, perché inserisce le case di cura nella categoria del ‘lusso’ che molti semplicemente non sono in grado di pagare, benché la collocazione in una casa di cura rappresenti spesso l’unica soluzione per loro. Si tratta fondamentalmente delle sole istituzioni che possono fare in modo che non patiscano un dolore insopportabile e che la loro dignità umana sia rispettata nonostante la malattia incurabile. Sarebbe bene che le compagnie di assicurazione sanitaria iniziassero a rimborsare i costi reali investiti nelle case di cura in Slovacchia. Questo è quanto cerchiamo di spiegare alle autorità competenti”.

La Caritas Slovacchia è il più grande fornitore di assistenza sanitaria ai malati nel Paese. Come funziona dal punto di vista dei numeri?
“Aiutiamo i malati incurabili nelle nostre tre case di cura residenziali e in altre 12 case di cura mobili. In questo modo, siamo stati in grado di fornire i nostri servizi a oltre 450 degenti. Purtroppo, molti di loro non sono più tra noi. Aiutiamo anche i malati incurabili direttamente a casa loro attraverso 22 agenzie di assistenza infermieristica domiciliare”.

Quali sono i risultati della recente raccolta per le case di cura della Caritas Slovacchia che si è conclusa alla fine di gennaio?
“Durante quei tre mesi, le persone hanno generosamente contribuito con più di 13.500 euro. Distribuiremo questo denaro tra le nostre case di cura e i centri di assistenza infermieristica domiciliare. Informazioni dettagliate saranno disponibili sul nostro sito web: www.charita.sk“.

La Caritas è un’istituzione fondata e gestita dalla Chiesa cattolica. C’è da immaginare che Papa Francesco, con l’attenzione e la cura che dedica senza sosta alle persone in difficoltà, rappresenti un grande conforto per superare gli ostacoli nel vostro servizio e una fonte di forza spirituale…
“Il Santo Padre è una fonte d’ispirazione immensa per noi, poiché sottolinea sempre che non dobbiamo dimenticare i sofferenti, i malati, e le vittime della tratta di esseri umani. Lavoriamo in una prospettiva a lungo termine con tutti questi gruppi ed è naturale che cerchiamo incoraggiamento e ispirazione nelle sue parole. Egli ci ricorda che tutti noi abbiamo una vocazione a prestare attenzione alla povertà dei nostri fratelli e delle nostre sorelle, a entrare in contatto con essa e intraprendere iniziative concrete per alleviarla. Si tratta di un invito a diffondere il messaggio d’amore di Dio misericordioso, nostro Padre, che è sempre pronto ad abbracciare ognuno in Gesù Cristo, soprattutto tutte le persone che vivono in una situazione di povertà materiale, morale e spirituale. Personalmente, mi è piaciuto molto quando ha detto che la carità è una carezza offerta dalla Chiesa alle persone bisognose”.

Quando parliamo di cura dei malati che non hanno prospettive di guarigione fisica, non possiamo omettere la questione dell’eutanasia, che è già legale in alcuni Paesi, e ci sono pressioni costanti per diffondere la sua legalizzazione in altri Stati, in base all’argomentazione comune che l’eutanasia “consentirebbe alle persone di porre fine alla loro vita con dignità”. La Slovacchia è colpita da questa minaccia?
“In primo luogo, la dignità di una persona e il suo valore non dipendono dalla qualità della sua vita. Sono assolutamente d’accordo con le parole del Santo Padre quando dice che l’eutanasia è un peccato contro Dio e una falsa compassione. Ci sono stati alcuni tentativi di portare questo tema in discussione anche in Slovacchia da parte di alcuni partiti politici liberali. La verità è che una simile azione non può essere giustificata da alcuna motivazione etica. Nelle circostanze attuali, non credo che l’eutanasia potrebbe essere esplicitamente legalizzata nel nostro Paese, almeno per i prossimi dieci anni. Tuttavia, quella che ci troviamo ad affrontare è già la cosiddetta eutanasia ‘indiretta’, che viene messa in atto trascurando ed emarginando gli anziani in molte aree. Costoro diventano un gruppo socialmente emarginato, minacciato dalla povertà e non realmente necessario per gli altri. Praticamente questo si riflette nella mancanza di assistenza infermieristica domiciliare, di servizi sociali e medico-sanitari. Spetta alle persone che lavorano nel settore dell’assistenza sanitaria, soprattutto a coloro che si dichiarano cristiani, contribuire a migliorare la situazione attraverso la loro competenza, il loro coinvolgimento e un approccio profondamente umano ispirato alla solidarietà”.

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