“Questa è la nostra casa”

Dopo l'attentato alla sinagoga in Danimarca e la profanazione di tombe in Francia si invocano protezione e una risposta congiunta

Paura, choc, rabbia ma nessuna resa: gli ebrei europei si sentono sotto minaccia ma non demordono. L’Europa è la loro casa e non hanno alcuna intenzione di andare via. Chiedono però alle autorità protezione e un impegno forte di lotta al terrorismo. Le notizie purtroppo sono allarmanti. La Danimarca ha vissuto nello scorso fine settimana un duplice attacco mortale: al convegno sulla libertà di espressione e contro la sinagoga in cui si celebrava un Bar Mitzvah. Mentre in Francia, a un mese dagli attentati di Parigi, circa 300 tombe sono state profanate nel cimitero ebraico di Sarre-Union, nel Basso Reno.

La sinagoga di Copenaghen è accaduto nella notte tra sabato e domenica mentre si celebrava un Bar Mitzvah. Dan Rosenberg Asmussen, presidente della comunità ebraica locale, racconta che circa 80 persone erano riunite in sinagoga. La Comunità ebraica danese “è sotto choc”. Ha perso uno dei suoi uomini migliori: Dan Uzan, 37 anni. “Era un uomo buono e aperto a tutte le religioni. Gentile, tollerante, sempre disponibile”, lo descrive Asmussen. L’attacco alla sinagoga danese avviene a un mese circa da quello che per 4 giorni ha scosso Parigi. L’ennesimo attentato che ha provocato un’ondata di indignazione da parte delle comunità ebraiche europee e non solo. Il primo a prendere la parola è Ronald S. Lauder, presidente del World Jewish Congress: “I governi europei – dice – dovrebbero riconoscere che stiamo affrontando una nuova ondata di anti-semitismo e violenza. È cruciale che l’Europa si attrezzi ad affrontate questa minaccia crescente”.

Pericolo per tutti. Da un sondaggio pubblicato dall’Unione delle comunità ebraiche in Italia risulta che quelli particolarmente sensibili al problema sono gli ebrei in Belgio e in Francia. Vista da Bruxelles, la minaccia antisemita mette in allarme il 79 per cento dei rispondenti, mentre a Parigi si arriva all’86 per cento. Se si considera poi che le risposte sono state raccolte prima dei gravissimi attentati al Museo ebraico di Bruxelles e dei drammatici fatti di Parigi di questo gennaio, è probabile che la percezione si sia ancor più intensificata. Un dato invece è certo: gli ebrei francesi stanno lasciando in massa la Francia. Sarebbe infatti salito a 15mila il numero degli ebrei che hanno lasciato il Paese nel 2014 rispetto ai 3mila nel 2013.

Protezione insufficiente. Forte la denuncia di Moshe Kantor, presidente dell'”European Jewish Congress”. “L’attacco terroristico alla sinagoga in Danimarca – dice – dimostra che le misure difensive per proteggere la popolazione, e la comunità ebraica in particolare, non sono sufficienti. Le autorità devono cambiare paradigma”. “I terroristi islamici stanno prendendo di mira gli ebrei – incalza il rappresentante europeo -, andando nelle loro case, nei loro mercati, nelle sedi delle loro attività e nei loro luoghi di culto. Se non si interviene seriamente, ogni ebreo in Europa è a rischio”. E conclude lanciando una proposta: “Per vincere questa guerra contro il terrorismo e l’antisemitismo, le autorità europee devono stabilire immediatamente una task force pan-europea e risorse di bilancio dedicate a fermare questa minaccia”.

Minacce continue. Ignoti hanno invece profanato in Francia centinaia di tombe a Sarre-Union, nel Basso Reno. Dopo l’accaduto, e direttamente rivolto alla comunità ebraica, il premier francese Manuel Valls ha ripetuto che la Francia esprime “ancora una volta il suo amore, il suo sostegno e la sua solidarietà” e si è detto rammaricato per le parole del premier israeliano, Benjamin Netanyahu che domenica, poco dopo gli attentati di Copenaghen, aveva invitato gli ebrei d’Europa a tornare in Israele. “Il posto degli ebrei francesi – dice il ministro – è la Francia”. Ma gli ebrei non si sentono al sicuro. Haim Korsia,  Gran Rabbino di Francia, chiede alla comunità internazionale di tradurre le sue intenzioni “in atti forti e misure concrete in termini di repressione e di educazione, per lottare, in un fronte unico, contro il terrorismo e coloro che strumentalizzano la religione per uccidere in nome di Dio”. Roger Cukierman, presidente del Crif, non esita a parlare di “guerra che i jihadisti hanno dichiarato contro tutte le democrazie europee”. “Sono ore tremende, di indignazione e di lutto – dice invece dall’Italia Renzo Gattegna, presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane (Ucei) -. Ma i fautori dell’odio e i nemici della libertà di espressione sbagliano se pensano di riuscire nel loro intento perché noi, ebrei d’Europa, non ci arrenderemo. E soprattutto continueremo a vivere le nostre vite e a difendere con forza i valori fondamentali che accomunano i popoli dell’Europa democratica nata sulle ceneri dei più gravi crimini mai compiuti dall’uomo contro l’uomo e fondata sugli ideali di chi lottò per la libertà e contro odio e tirannie. Questa è la nostra forza. Questa sarà la ragione della loro sconfitta”.

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