La legge non è uguale per tutti

Malaffare e corruzione tra i problemi principali del Paese. Monito Ue: "Riformare la giustizia". I preoccupati commenti da Sofia

Due sondaggi emblematici sulla situazione in Bulgaria sono stati pubblicati la scorsa settimana. Secondo i dati di Eurobarometro, il 97% dei bulgari considera la corruzione, la criminalità organizzata e le mancanze nel sistema giudiziario tra i problemi principali nel Paese. Solo il 17% si sente sicuro per la propria vita, incolumità e proprietà, dimostra invece il sondaggio di Alpha Research, e ancora meno, l’11% crede che nel caso di un delitto nei propri confronti la polizia troverà i colpevoli. Appena l’8% è convinto che se gli autori del reato saranno arrestati, il tribunale farà il possibile affinché abbiano una pena giusta.

Il monito della Commissione. Questi dati non sono una novità, perché da otto anni la Commissione europea non ha cessato di ripetere che nel sistema giudiziario bulgaro servono riforme concrete e non solo buone intenzioni e organismi che non funzionano. Bruxelles sottolinea inoltre che la corruzione si vince con coraggio, con volontà e con gli sforzi comuni di tutti: politici, magistrati, cittadini. Dal 2007, l’anno in cui Sofia è entrata nell’Ue, è stato introdotto il cosiddetto Meccanismo di cooperazione e verifica, con cui l’Ue aiuta la Bulgaria e la Romania a far funzionare meglio il sistema giudiziario e a progredire nella lotta contro la corruzione e la criminalità organizzata. Il 28 gennaio scorso la Commissione europea ha pubblicato il quattordicesimo rapporto in funzione del Meccanismo. Il documento rileva che “la Bulgaria non dimostra risultati nella lotta contro la corruzione e la criminalità organizzata, i testimoni in processi chiave non sono protetti (alcuni sono stati uccisi e altri minacciati) mentre il Consiglio superiore della magistratura non è riuscito a sciogliere i dubbi di aver subito delle pressioni nel nominare i magistrati di alto livello”.

Lontano dagli standard europei. “Il nostro Paese continua a rimanere molto indietro rispetto agli standard europei nell’ambito della giustizia, della supremazia della legge, la difesa dei diritti delle persone e l’instaurazione di un governo libero dalla corruzione”, è stato il commento del ministro della Giustizia Christo Ivanov. Il giovane politico, proveniente da un’associazione non governativa che si occupa della riforma nel sistema giudiziario, sembra uno dei pochi che a Sofia tengono veramente a dimostrare che la legge può essere uguale per tutti. In effetti, la sua strategia di riforma giudiziaria, recentemente approvata all’unanimità dal Parlamento, è l’unico fatto positivo menzionato nel rapporto.

Le reazioni. “È giunto il momento di agire”, ha dichiarato invece il vice presidente vicario della Commissione Ue, Frans Timmermans, convinto che “le riforme, indicate nel rapporto, aiuteranno a riguadagnare la fiducia dei cittadini e di quelli che vorrebbero investire. Perché i bulgari vogliono vedere dei cambiamenti”. Dello stesso parere è il rappresentante bulgaro nella Commissione Juncker, Kristalina Georgieva, vicepresidente incaricata del bilancio e delle risorse umane: “Sia Bruxelles sia tutta la società bulgara si aspettano di vedere dei risultati concreti”, ovvero “un sistema giudiziario efficiente e indipendente e una lotta alla corruzione di successo”.

Ostacolo per Schengen. “Proprio la mancanza di progressi nel Meccanismo è la ragione per cui la Bulgaria non riesce a diventare parte del sistema Schengen”, afferma Adelina Marini dal portale “euinside.com. A suo avviso, “dai rapporti della Commissione europea emerge che a Sofia manca la supremazia della legge perché i decreti legislativi cambiano troppo spesso a servizio di uno o altro partito politico o gruppo finanziario”. “Per anni abbiamo aspettato come se l’Ue potesse fare le riforme in Bulgaria mentre la verità è che da Bruxelles possiamo aspettarci solo sostegno, con idee e con soldi”, scrive il settimanale bulgaro Kapital e aggiunge: “Nessun rapporto e nessun meccanismo possono sostituire gli sforzi riformisti in Bulgaria. Nessun altro può fare il nostro lavoro”.

Ora tocca a Sofia. Nel sondaggio di Eurobarometro il 78% dei bulgari crede che il Meccanismo di cooperazione e verifica debba continuare. In confronto, la fiducia nel governo è il 33% e nel Parlamento solo l’11%. La credibilità delle istituzioni continua a scendere mentre il pessimismo economico aumenta. “Il governo di larga coalizione guidato dal premier Borissov – dichiara Boryana Dimitrova, da Alpha Research – oltre all’insicurezza economica e finanziaria dei bulgari deve affrontare le riforme per cui si è impegnato e senza le quali questa insicurezza potrà solo crescere”. Un compito difficile ma indispensabile, atteso dai cittadini bulgari prima ancora che dalla Commissione europea.

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